Nel carcere di Brissogne parte lo screening per l’epatite C

L’epatite C è una malattia del fegato provocata dal virus HCV, trasmesso mediante contatto con sangue infetto.
La sede dell'azienda Usl
Sanità

Nell’ambito del programma di prevenzione e tutela della salute promosso dall’Usl, è stato avviato uno screening per l’epatite C rivolto ai detenuti della Casa Circondariale di Brissogne.

“Lo screening per l’epatite C fa parte di una serie di azioni mirate all’introduzione di standard di cura adeguati anche in un contesto complesso come quello carcerario”. racconta il dottor Antonio Trogu, nuovo Direttore Sanitario della Casa Circondariale di Brissogne da ottobre 2025:

L’epatite C è una malattia del fegato provocata dal virus HCV, trasmesso mediante contatto con sangue infetto. L’infezione spesso decorre senza sintomi per anni, ma con il passare del tempo può causare un danno progressivo al fegato con conseguenze gravi e permanenti, come la cirrosi epatica e il carcinoma epatico. Proprio perché nella maggior parte dei casi non dà segni evidenti, molte persone — circa l’80% — non sanno di aver contratto il virus fino alla comparsa dei primi sintomi. Tuttavia, una persona infetta può trasmetterlo ad altri anche in assenza di sintomi e durante tutto il periodo della malattia: per questo la diagnosi precoce attraverso il test è fondamentale, anche considerando che non esiste un vaccino efficace. Se diagnosticata precocemente, le possibilità di guarigione sono molto elevate.

Il rischio di contagio può essere associato ad alcune pratiche tra cui tatuaggi, piercing o altre procedure estetiche invasive eseguite con strumenti non adeguatamente sterilizzati; uso di droghe per via endovenosa con condivisione di strumenti per l’iniezione; condivisione di oggetti personali taglienti o pungenti potenzialmente contaminati da sangue (come rasoi, forbici, spazzolini da denti o taglia-unghie); rapporti sessuali non protetti.

“Diagnosticare e curare persone che sono di fatto ai margini dei percorsi sanitari – sottolinea il Dott. Mauro Occhi, Direttore Sanitario dell’AUSL – consente di bloccare la trasmissione virale e contribuire al target dell’eliminazione dell’infezione in Valle d’Aosta”.

“Il contesto penitenziario – aggiunge la dott.ssa Silvia Magnani, Direttrice della Struttura Complessa Malattie Infettive – consente di effettuare uno screening a tappeto e la successiva eradicazione dell’infezione, raggiungendo in tal modo il risultato di una completa eliminazione del virus”.

In passato uno screening era stato effettuato fra i detenuti affetti da tossicodipendenza, come spiega Gerardo Di Carlo, Direttore del SerD e psichiatra in servizio presso la Casa Circondariale di Brissogne.

 

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