La fame non si è placata con il bronzo in staffetta. L’Italia con Federico Pellegrino fa due su due, centra la seconda medaglia a squadre di queste Olimpiadi di Milano-Cortina e (si) commuove. Nella team sprint a tecnica libera arriva un altro bronzo per il valdostano in coppia con Elia Barp. Una medaglia azzurra fatta di sacrifici, ma soprattutto di uno stato di forma smagliante, materiali al limite della perfezione ed un’intelligenza tattica come pochi da parte di entrambi gli interpreti.
Barp da scudiero diventa condottiero, gettando il cuore oltre l’ostacolo per rimanere agganciato agli avversari più temibili e apparecchiare la tavola a Pellegrino, che dopo una fase di studio da capitano navigato quale è mette a segno il suo ennesimo capolavoro: è la sua quarta medaglia a cinque cerchi, ma le due di quest’anno hanno un sapore particolare perché sono il culmine degli obiettivi prefissati per questo quadriennio olimpico. La Norvegia con Hedegart-Klaebo (18’28’98) ha dovuto sfoderare le armi migliori poi, complici gli intoppi per la Francia e le difficoltà della Svezia, gli Stati Uniti di Ogden-Schumacher (18’30″35) hanno confermato lo stato di grazia di questo periodo andando a prendersi un argento meritato. L’Italia ha chiuso in 18’32″29.
“Le cose che possono andare storte in una staffetta a quattro sono di più, ma questo format di gara su una neve difficile come questa nascondeva insidie in ogni curva”, dice Pellegrino alla FISI. “Elia ed io siamo bravi a muoverci in gruppo, ma l’imprevisto può succedere: il piano A nella nostra mente era la staffetta, ora che abbiamo realizzato anche il piano B penso che possiamo essere soddisfatti. Personalmente è una soddisfazione enorme per me essere sul podio anche oggi: da un lato perché l’Italia non aveva ancora vinto una medaglia olimpica in questa gara, poi da un punto di vista personale perché proprio qui in Val di Fiemme, nei Mondiali del 2013, ho avuto modo di inseguire la prima medaglia nella Team Sprint, non era andata ma da lì è iniziato il percorso che ha portato qui. Se devo essere sincero, nel finale della staffetta ho avuto modo di emozionarmi e di lasciar cadere qualche lacrima, oggi meno. Nella salita finale ho accusato la stanchezza e tutti i pensieri erano rivolti a tenere a distanza la Svizzera. Di certo oggi come in tutti gli altri giorni, il pubblico ci ha dato una marcia in più”.
Così Elia Barp: “Abbiamo sempre pensato di potercela fare, eravamo tra i più forti ed i più adatti a questa gara. Per me è stata la migliore giornata sugli sci, riuscivo a fare quello che volevo e sono riuscito a dare sempre il cambio a Pellegrino in modo tranquillo, lontano dai contatti. Avere un punto di riferimento come Federico è stato fondamentale in questi anni: era un idolo, è diventato un compagno di camera e di stanza. Credo che in questi giorni abbiamo dimostrato di esserci, in staffetta anche con Davide Graz e Martino Carollo: siamo giovani ed il futuro è ancora da scrivere, ma di certo abbiamo capito di potercela fare. Nel frattempo abbiamo queste due medaglie da godere e credo che meglio di così non potesse andare”.
“Un’altra giornata di festa per lo sport valdostano”, commenta il Governo regionale. “Ci complimentiamo con Federico per questo bellissimo risultato, che si aggiunge al suo già ricco palmarès. E’ una ennesima conferma del suo talento, della sua determinazione e del suo impegno per la squadra azzurra, un successo non solo tecnico ma anche di grande valore umano”

La gara
Dopo il terzo posto azzurro in qualifica, Barp al lancio resta nel treno di testa e dà il cambio per primo a Pellegrino senza aver speso molto. Il gruppo resta molto compatto – anche troppo – e Chicco trova un po’ di traffico al momento di ripassare il testimone al compagno di squadra, e qui arriva uno dei primi colpi di scena, con il francese Desloges, sorpresa di questi Giochi, che rompe un bastoncino e si ritrova in coda. Ma la fase è ancora molto interlocutoria ed i distacchi sono ridotti, con Barp bravo ad uscire dall’ingorgo iniziale e cambiare al terzo posto. Pellegrino ha la gamba dei giorni migliori e si mette sulle code di Klaebo per trovare la posizione ideale per il cambio decisivo. È Ogden a tentare il primo strappo, affiancato da Hedegart, poi alle loro spalle Italia, Svezia e Svizzera si giocano tutto. Pellegrino resta nel gruppo, poi trova lo spunto giusto per portarsi al terzo posto e sognare addirittura l’inseguimento agli Usa, con Klaebo che resta imprendibile, ed il capolavoro di bronzo diventa realtà.
