La buona notizia è che la nuova sede dell’Università della Valle d’Aosta “respira” ancora. La meno buona è che, almeno in alcune aree, l’ombrello continua a servire.
Se infatti le infiltrazioni ai piani -1 e -2 sono state risolte dopo specifiche indagini e l’intervento dell’impresa realizzatrice, permangono invece i problemi legati alla cosiddetta “facciata ovest”. Non solo: le recenti piogge hanno fatto emergere ulteriori criticità, come riferito ieri in Consiglio Valle dall’Assessore alle Opere pubbliche Davide Sapinet, rispondendo a un’interrogazione di Andrea Manfrin (Lega VdA).
“Univda ha segnalato che le copiose piogge hanno evidenziato alcune aree che necessitano di intervento, non collegate alla facciata ma ad alcuni locali tecnici, per le quali l’Università sta predisponendo la documentazione da trasmettere alla ditta costruttrice”, ha spiegato Sapinet.
Più complessa la situazione relativa alle infiltrazioni connesse direttamente o indirettamente alla facciata ovest, come riferito da Siv. I primi fenomeni risalgono al secondo semestre 2024, quando si sono registrate infiltrazioni accompagnate dalla fessurazione o rottura di alcune lastre di rivestimento degli elementi “a cassone”, realizzate in materiale betacryl/corian.

La società costruttrice ha precisato che tali criticità non erano emerse né in fase realizzativa né durante le prove di certificazione effettuate da soggetti indipendenti, sia sul modello sia in sito.
Nei mesi scorsi l’impresa ha installato un sistema di monitoraggio continuo degli spostamenti della facciata e delle centine metalliche di sostegno, oltre alla rilevazione delle temperature delle lastre. I risultati, trasmessi a novembre 2025, indicano che gli spostamenti strutturali sono lievi e non compatibili con i fenomeni riscontrati. Le lastre, invece, registrano movimenti legati alla dilatazione termica, ma – secondo le verifiche tecniche – tali variazioni non sarebbero sufficienti a provocare le rotture osservate. Ulteriori approfondimenti sono ora in corso con il produttore del materiale per valutare eventuali cause legate al ciclo produttivo o a caratteristiche chimico-fisiche delle lastre.
Alla luce della situazione, la stazione appaltante ha notificato all’impresa la sospensione dei termini del collaudo definitivo, che sarebbe dovuto scattare a fine gennaio 2026, due anni dopo il collaudo provvisorio.

Secondo quanto riferito da UniVdA, allo stato attuale le infiltrazioni non comprometterebbero la sicurezza di studenti e personale né il regolare svolgimento delle attività didattiche. Anzi, la nuova sede avrebbe migliorato sensibilmente la qualità della vita accademica, con un aumento del 30% della partecipazione a iniziative non didattiche e una crescita delle immatricolazioni, in controtendenza rispetto al quadro nazionale segnato dal calo demografico.
Parole accolte con ironia dal capogruppo della Lega VdA Andrea Manfrin: “Se Univda dice così ne prendiamo atto. Ma visto che va tutto bene, potremmo anche congelare l’aula – dove in un video si vede piovere copiosamente – e fare curling per attirare nuovi studenti. La struttura sarà accogliente e avrà aumentato le iscrizioni, ma resta il fatto che piove dal soffitto”.

Una risposta
perché non tirare in ballo anche progettisti e DL ? se non si è in grado non si possono dirigere certe opere solo perché amici di chi le appalta