Caratterizzata da un tasso di benessere complessivamente positivo, non per questo la Valle D’Aosta è estranea al problema della povertà. Quest’ultima si presenta sul territorio nelle sue molteplici sfaccettature, talvolta non conosciute e identificate come tali, rendendo difficile intervenire con strategie adeguate.
Per ‘far luce’ sul fenomeno della povertà in tutte le sue declinazioni, il gruppo consiliare Alleanza Verdi e Sinistra, costituito da Chiara Minelli, Eugenio Torrione e Andrea Campotaro, ha invitato tecnici e operatori che ogni giorno affrontano queste problematiche sul territorio a un dialogo sul tema con cittadini e istituzioni.

Il risentimento crescente dei ‘penultimi’
Se rispetto alla media nazionale il reddito medio pro capite è maggiore e la povertà propriamente detta è inferiore, non per questo non ci sono dati preoccupanti sul territorio valdostano. Secondo Massimo Zanetti, professore associato di Sociologia generale all’UniVdA, a far riflettere è soprattutto l’indice del benessere equo e sostenibile (BES), che arricchisce il dato economico indagando la perccezione soggettiva.
“Il 30% delle famiglie dichiara che la propria situazione è deteriorata dal punto di vista economico: questa fascia, che comprende un terzo della popolazione, a differenza di quella in povertà assoluta non è oggetto di politiche di sostegno specifiche. Queste persone finiscono così per nutrire risentimento sociale nei confronti di chi sta peggio di loro ma gode di sostegni maggiori”.

A confermare il quadro è Anna Jacquemet, già presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali. “Spesso la nostra professione è accusata di sostenere certe categorie, ad esempio quella degli stranieri. È vero che a noi arrivano soprattutto persone in povertà assoluta, che si rivolgono ai nostri servizi perché hanno già provato a trovare soluzioni ma non ce l’hanno fatta da sole”.
Per sostenere anche le persone a rischio di povertà servono “interventi di tipo strutturale e non puntiformi: il contributo economico una tantum non risolve i problemi delle famiglie in difficoltà”.

Povertà abitativa: la casa, da diritto a privilegio
Passando a indagare la prima declinazione del fenomeno, è intervenuto per parlare di povertà abitativa Salvatore Barilaro del Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari), che ha delineato una situazione regionale in cui la casa, anziché un diritto, sta diventando sempre più un privilegio.
Alla base della crisi abitativa vi è “la costante sottrazione di alloggi alla funzione residenziale stabile, favorendo l’offerta di locazioni brevi a fini turistici rispetto a quella di affitti sul lungo termine”. Questa distorsione del mercato immobiliare, che “risponde alla massimizzazione del profitto individuale e ignora gli effetti collettivi”, determina un aumento crescente di domande per ottenere un sostegno alla locazione. E pone interrogativi sul tipo di Regione da immaginare per il futuro, se essa debba essere “un luogo dove si viene solo in vacanza per qualche giorno, o dove si vuole abitare, vivere e lavorare”.
Povertà alimentare: il 30% degli assistiti è di età inferiore ai 15 anni
Secondo Marinella Ciarlo del Banco Alimentare, la povertà alimentare non deve essere indagata solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo: “Una dieta sana può costare almeno il 60% in più di una con alimenti processati, ma dal 2018 al 2023 la dieta raccomandata ha un costo aumentato del 24%”.
In Valle d’Aosta nel 2025 il Banco Alimentare ha assistito circa 2500 persone, di cui solo il 14% è costituito da stranieri, mentre aumentano gli italiani. Il dato preoccupante è qui costituito dall’età degli assistiti, che nella nostra regione sono per il 30% di età inferiore ai 15 anni. “La carenza di cibo in questa fase di crescita, oltre a compromettere lo sviluppo, provoca anche ripercussioni sociali e relazionali”, avverte Ciarlo.

Povertà contrattuale: aumentano sempre di più i working poor
“La povertà contrattuale è la condizione di quei lavoratori che, pur essendo occupati con contratti regolari, percepiscono salari insufficienti ad assicurare una vita dignitosa”, ha spiegato Gabriele Matterana della Filcams-Cgil. In Valle d’Aosta, gli indicatori mostrano una disoccupazione contenuta, ma i dati non sembrano restituire pienamente la qualità dell’occupazione, come dimostra l’aumento dei cosiddetti working poor o lavoratori poveri.
I rinnovi contrattuali recentemente ottenuti non hanno compensato, secondo Matterana, la riduzione del potere d’acquisto causata dal triennio d’inflazione. Continuano a preoccupare, inoltre, l’esternalizzazione dei servizi pubblici, così come la stagionalizzazione di ampi settori dell’economia valdostana, spesso non in grado di garantire continuità occupazionale.
“L’esposizione alla povertà lascia tracce profonde nelle persone che l’hanno vissuta. Molti convivono con sensi di colpa per un presunto fallimento non imputabile a responsabilità personali, ma a un mercato del lavoro che li svantaggia. Il lavoro deve tornare a essere elemento di sicurezza, dignità e coesione sociale”.
Povertà educativa: l’ascensore sociale interrotto e la “povertà di senso” dei giovani
A portare il punto di vista del Convitto regionale Chabod e del Centro Regionale per l’Istruzione degli Adulti è stata Anna Paoletti. Entrambi gli enti hanno conosciuto un aumento delle richieste di accesso, che, oltre a rispondere alle esigenze del territorio, pone qualche interrogativo: “Il CRIA si occupa di istruzione per gli adulti, ma aumentano i giovani che si rivolgono al servizio per iscriversi ai percorsi professionali serali. Questo invita a chiedersi perché così tanti giovani si siano allontanati dal percorso scolastico ordinario”.
A preoccupare non è solo l’interruzione dell’ascensore sociale, che un tempo garantiva il miglioramento delle condizioni socioeconomiche da una generazione all’altra, ma anche la difficoltà delle famiglie nell’adempiere al ruolo educativo e nel trasmettere una prospettiva del futuro ai propri figli. Aumentano così non solo la povertà relazionale e la fragilità psicologica e psichiatrica in età adolescenziale, ma soprattutto la povertà di senso: “Sono sempre meno gli orizzonti di senso che gli adulti riescono a fornire ai giovani di oggi, proprio nel periodo in cui più necessitano di stimoli e di risposte adeguate”.

Povertà sanitaria: “Una realtà spesso ‘invisibile’ nei territori ricchi”
Il 7-10% delle famiglie italiane si trova oggi in una situazione di povertà sanitaria, faticando ad accedere a cure mediche, farmaci o prestazioni sanitarie non coperte totalmente dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Secondo Sergio Crotta, portavoce dell’Associazione Diritto alla Salute, fondata ad Aosta nel 2024 per assicurare visite mediche specialistiche gratuite ai cittadini indigenti, nella nostra Regione “le disuguaglianze interne non spariscono e le aree periferiche soffrono di un accesso geografico complicato alle cure. Nei territori ricchi, la povertà sanitaria è spesso ‘invisibile’”.
La medicina specialistica è la prima a essere oggetto di rinunce per gli indigenti, ma questo finisce per amplificare il carico delle malattie croniche. La povertà sanitaria genera così una situazione in cui la medicina “non è assente, ma arriva troppo tardi”.
Povertà energetica: la Valle d’Aosta all’undicesimo posto in Italia
Forte spesa per l’energia domestica a fronte di bassi livelli di reddito, a cui si aggiunge spesso una scarsa efficienza di edifici e apparecchi elettronici. È in questa forma che si manifesta la povertà energetica. Una realtà che, secondo Bruno Albertinelli di Federconsumatori, in Valle d’Aosta colpisce circa 10 000 valdostani e il 6,8% delle famiglie.
Tra il 2023 e il 2024, 3.900 famiglie valdostane hanno beneficiato del bonus per l’energia elettrica e 1.212 del bonus per il gas. Agli aiuti economici, secondo Albertinelli, occorrerebbe affiancare l’analisi della classe energetica degli edifici e formazioni gratuite sulla lettura delle bollette e sulle strategie per ridurre i consumi domestici.

Povertà ereditaria e crescita delle disuguaglianze
A concludere la tavola rotonda è stato Andrea Gatto, che, condividendo i dati della Caritas della Valle d’Aosta, ha posto l’accento sulla giustizia sociale come ulteriore quadro di interpretazione del fenomeno. “Quando la disuguaglianza è troppo ampia, da volano di crescita per l’economia diventa un ostacolo che rischia di sprecare opportunità, talenti e persone. La povertà oggi è spesso ereditaria: si parla di sticky ground o ‘pavimenti appiccicosi’ per spiegare come la situazione economica sia spesso ereditata dalla generazione precedente”. L’ultima declinazione della povertà, in definitiva, è “la povertà di speranza, che rischia di far vivere i giovani di oggi in una situazione di arrendevolezza e disillusione”.
