Egidio Marchese guida il wheelchair curling azzurro verso il sogno di Milano-Cortina 2026

Ai Giochi Paralimpici invernali torna il wheelchair curling. La squadra azzurra, guidata dallo skip valdostano Egidio Marchese, unisce esperienza e nuovi volti. Dopo anni di ricostruzione e una preparazione complessa e senza pista in Valle d’Aosta, l’obiettivo resta uno: giocarsi il sogno medaglia davanti al pubblico di casa.
Egidio Marchese wheelchair curling
Sport

Milano-Cortina 2026 è sempre più vicina. Dal 6 al 15 marzo 2026 l’Italia sarà ai Giochi Paralimpici Invernali con una delegazione da record: 40 atleti (35 uomini e 5 donne), 11 esordienti, più 3 atleti guida, impegnati in sei discipline. Tra queste c’è anche il wheelchair curling, che torna ai Giochi dopo 16 anni dall’ultima apparizione a Vancouver 2010. Proprio questa mattina la squadra azzurra è partita alla volta di Milano-Cortina per iniziare l’avventura paralimpica.

Per il wheelchair curling, la squadra azzurra convocata, per la squadra mista avremo Fabrizio Bich, Egidio Marchese, Angela Menardi, Matteo Ronzani e Giuliana Turra e per il doppio misto con Orietta Bertò e Paolo Ioriatti. Il torneo rappresenta una delle prime discipline a scendere sul ghiaccio a Cortina: il mixed doubles debutterà il 4 marzo contro la Corea, due giorni prima della cerimonia di apertura a Verona, e la squadra mista scenderà sul ghiaccio per la prima partita il 7 marzo contro il Canada.

Capitano della squadra mista è il valdostano Egidio Marchese, veterano e simbolo del movimento azzurro. Classe 1968, già protagonista ai Giochi di Torino 2006 e Vancouver 2010, torna alla Paralimpiade in casa con un ruolo centrale: è lo skip, il riferimento tecnico e strategico della formazione. Nel 2026 arriva ai Giochi anche forte del titolo italiano conquistato alla guida della Disval Aosta, campione d’Italia in carica nel wheelchair curling.

Marchese spiega: “Sono lo skip, quello che imposta la partita e definisce la strategia. Ho anche la responsabilità dell’ultimo tiro, che spesso è decisivo nel bene o nel male. È una grande responsabilità, ma non mi pesa: ho esperienza e affronto quel momento con serenità”.

Nel wheelchair curling, dove non esistono sweeper e la traiettoria non può essere corretta durante la corsa, la qualità del rilascio e la lettura della partita diventano decisive. “È uno sport dove l’aspetto mentale è fondamentale. La concentrazione può determinare l’esito della partita”. Proprio per questo, nello staff azzurro c’è anche il supporto del mental coach.

Il ritorno nel 2026 arriva dopo un lungo percorso: dopo Vancouver 2010 l’Italia non è riuscita a qualificarsi per Sochi 2014, PyeongChang 2018 e Pechino 2022. Oggi la Nazionale riparte con un mix di esperienza e nuove energie, puntando a sorprendere potenze storiche come Cina e Canada.

Gli altri componenti della squadra valdostani sono Fabrizio Bich, uno degli esordienti ai Giochi e che rappresenta la crescita tecnica del gruppo negli ultimi anni. Sempre tesserati Disval, in squadra ci sarà Angela Menardi, un’altra colonna della Nazionale che conosce perfettamente il ghiaccio di casa, essendo originaria di Cortina. Poi anche Giuliana Turra, una new entry chiamata ad aggiungere energia e intensità alla prestazione azzurra e infine anche Matteo Ronzani porta freschezza tattica e tanta determinazione.

Tutti seguiti dal commissario tecnico Roberto Maino e dall’allenatore supplente Mauro Maino, entrambi di Courmayeur.

 

Per gli atleti, la preparazione non è stata semplice, soprattutto per gli atleti valdostani. A fare il punto è proprio il ct Roberto Maino: “Le piste più vicine per noi sono a Pinerolo. Una parte del lavoro viene fatta a secco, in palestra ad Aosta, soprattutto per la strategia e la preparazione fisica. Per il ghiaccio, invece, abbiamo dovuto spostarci. Pinerolo, ma anche Trentino, Friuli e Veneto. I ritiri con la Nazionale si sono svolti fuori regione e i tornei li abbiamo giocati un po’ in tutta Europa e nel mondo”.

In Valle d’Aosta, infatti, non esiste più una pista dedicata al curling. Quella di Courmayeur è stata chiusa nel 2020. “È un peccato. Prima delle Olimpiadi e Paralimpiadi sarebbe stato fondamentale avere una pista attiva. Sulla spinta mediatica dell’evento ci sarebbero stati più praticanti. Anche altre nazioni cercavano piste per ritiri preolimpici: avremmo potuto ospitare squadre straniere. È stata un’occasione persa per la Valle d’Aosta, anche dal punto di vista turistico”.

Il tecnico spiega anche la complessità della disciplina: il ghiaccio per il curling richiede temperatura, planarità e lavorazioni completamente diverse rispetto a quello per hockey o pattinaggio: “Non sono attività compatibili. Il ghiaccio deve essere preparato in un certo modo”.

Sul piano federale, il percorso è stato articolato. Dopo il 2010, il wheelchair curling è passato alla Federazione Italiana Sport del Ghiaccio con risorse inizialmente limitate. Solo dal 2019, in vista di Milano-Cortina, è stato rilanciato un vero progetto tecnico nazionale. “In quattro anni abbiamo disputato 12 campionati del mondo tra categoria A, B e mixed doubles. L’attività è stata intensa”.

Il livello internazionale resta altissimo. “Canada e Cina sono i riferimenti. In molti paesi gli atleti sono professionisti a tutti gli effetti. Noi dobbiamo conciliare sport, lavoro e vita privata”.

La squadra italiana unisce esperienza e novità. Accanto a Marchese e Menardi, alla terza Paralimpiade, ci sono gli esordienti Fabrizio Bich, Matteo Ronzani e Giuliana Turra. Un gruppo compatto, che punta a giocarsi le proprie carte.

A Milano Cortina 2026, nel torneo a squadre, il regolamento impone un roster misto con almeno un uomo e una donna. Le partite si disputano su otto end. L’obiettivo è sempre lo stesso: portare le stone in granito, del peso di circa 20 chili, il più vicino possibile al centro della house. Il lancio avviene dalla carrozzina con l’extender, un braccio telescopico, e dopo il rilascio non è possibile intervenire sulla traiettoria.

Per Egidio Marchese, però, al di là della tecnica, resta la sostanza: “La medaglia è un sogno. Essere ai Giochi è già qualcosa di enorme, ma svegliarsi con qualcosa al collo ripagherebbe sacrifici e chilometri”.

Giocare in casa può fare la differenza. Ora il ghiaccio di Cortina dirà se il lungo lavoro di questi anni sarà sufficiente per riportare l’Italia del wheelchair curling tra le grandi.

Il calendario completo del wheelchair curling

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