Si chiama Caboto come l’esploratore veneziano del XV secolo che salpò dall’Europa per mappare terre sconosciute. Un nome che non rappresenta una scelta casuale. “Come Giovanni Caboto esplorava territori nuovi, noi esploriamo e mappiamo ambienti difficili o pericolosi da raggiungere, usando robot e intelligenza artificiale”, spiega Francesco Solinas cofondatore della startup Caboto SRL insieme a Simone Iannucci.
Oggi Caboto ha scelto la Valle d’Aosta come base operativa, insediandosi alla Pépinière d’Entreprises di Pont-Saint-Martin. Una decisione legata sia all’ecosistema di incubazione, sia alle caratteristiche del territorio. “La Valle è un contesto montano complesso, con ponti, viadotti, reti stradali in quota e impianti energetici difficilmente accessibili. Sono esattamente i luoghi in cui le nostre soluzioni possono fare la differenza”.
La presenza in regione ha anche una ricaduta concreta sul piano occupazionale. L’azienda conta oggi cinque persone a tempo pieno e prevede di crescere nei prossimi mesi con nuove figure tecniche e commerciali. “Assumiamo profili altamente specializzati in robotica e intelligenza artificiale e crediamo che la nostra presenza possa contribuire a portare e trattenere talento sul territorio”. Non solo trattenere ma anche attrarre grazie alla collaborazione con università piemontesi che permette loro di ospitare tirocinanti e tesisti creando così un collegamento diretto tra mondo accademico ed impresa.
Di cosa si occupa in concreto Caboto?
L’azienda sviluppa sistemi automatizzati per l’ispezione e il monitoraggio di infrastrutture critiche come ponti, impianti industriali, reti urbane, centrali energetiche. “In pratica – spiega Francesco – i nostri moduli sensoriali vengono montati su robot quadrupedi, rover o installazioni fisse, e raccolgono dati georeferenziati in tre dimensioni in tempo reale usando tecnologie come il LiDAR e la termografia”.
L’azienda sviluppa internamente i principali componenti dei propri sistemi, dalla progettazione alla costruzione dei moduli sensoriali che raccolgono e analizzano i dati e li integrano con software di navigazione autonoma e intelligenza artificiale.
Oggi molte di queste verifiche vengono svolte manualmente, con tecnici che operano in altezza o in ambienti potenzialmente rischiosi. “È un processo costoso, lento e spesso pericoloso per le persone che vi lavorano“. Il loro sistema utilizza robot quadrupedi o veicoli autonomi dotati di sensori avanzati capaci di raccogliere dati tridimensionali in tempo reale. Le informazioni vengono poi elaborate direttamente sul posto grazie all’intelligenza artificiale e senza dover inviare i dati a server esterni, permettendo così analisi rapide e immediate.
“Il robot esegue missioni ripetibili e raccoglie dati con grande precisione. Questo permette ispezioni più frequenti, più accurate e soprattutto più sicure senza mettere a rischio la sicurezza delle persone”.
I robot devono navigare autonomamente in ambienti reali, interpretare dati sensoriali complessi e prendere decisioni in tempo reale operando in condizioni che non sono mai perfettamente prevedibili e devono adattarsi anche alle condizioni atmosferiche come pioggia, neve, nebbia, buio e terreni accidentati. Aspetto particolarmente interessante di Caboto è il training dei loro robot che viene fatto in simulazione prima di mandare un robot su un sito reale. “Possiamo addestrare i suoi algoritmi di navigazione e percezione in ambienti virtuali che replicano fedelmente le condizioni fisiche del luogo, in questo modo il robot arriva sul sito già “preparato”, avendo già affrontato centinaia di scenari simulati riducendo drasticamente i rischi e i tempi di messa in opera anche in luoghi mai esplorati prima e in condizioni estreme.” Si tratta di un vantaggio cruciale in contesti montani o industriali dove le condizioni operative sono sempre imprevedibili.
Uno degli elementi centrali del progetto è l’uso dell’AI, ma non quella di cui siamo abituati a sentire parlare quotidianamente. “Parliamo di Physical AI, un’intelligenza artificiale che non si limita ad analizzare dati su uno schermo, ma che percepisce e interpreta il mondo fisico”. I sistemi sono in grado di individuare anomalie strutturali o variazioni anomale prima che diventino problemi seri, contribuendo a una manutenzione più preventiva che emergenziale quando il problema si presenta. “ Sui nostri moduli possiamo integrare LiDAR 3D (tecnologia di rilevamento laser), termocamere, camere ad alta risoluzione, microfoni per l’analisi acustica e combinare questi dati in un’unica acquisizione georeferenziata”.
I dati raccolti vengono organizzati in una sorta di replica digitale dell’infrastruttura, aggiornata nel tempo, che consente di confrontare le condizioni attuali con quelle precedenti e monitorare l’evoluzione nel tempo in modo da crearne uno storico.
Particolare attenzione nell’utilizzo dei loro sistemi viene riservata anche alla privacy, soprattutto nei progetti urbani. “Nel monitoraggio cittadino possiamo utilizzare esclusivamente sensori che non acquisiscono immagini o dati biometrici. Questo ci permette di essere pienamente conformi alle normative europee e lo stiamo testando a Torino dove raccogliamo dati sui flussi di traffico e pedonali per aiutare le città a gestire meglio mobilità e infrastrutture”.
Lo sguardo è già rivolto al futuro. “Vogliamo evolvere verso un modello in cui il cliente non acquista il robot, ma il servizio di monitoraggio con ispezioni periodiche, segnalazione di anomalie e aggiornamento continuo dei dati”. Nei prossimi cinque anni l’obiettivo è consolidare la presenza in Italia e crescere anche sui mercati europei, sviluppando una flotta di robot operativi su più siti e trasformando la tecnologia in un servizio stabile e continuativo.
Il progetto di Pont-Saint-Martin
A Pont-Saint-Martin Caboto sta lavorando ad un sistema di consegna autonoma di materiale sanitario pensato per le aree montane e rurali, dove la distribuzione dei servizi può essere più complessa. Proprio le caratteristiche del territorio valdostano permettono di testare queste tecnologie in condizioni reali. Parallelamente l’azienda continua a sviluppare nuovi sensori e piattaforme robotiche proprie, con l’obiettivo di rendere i sistemi sempre più robusti e pronti per un utilizzo su larga scala, sia in ambito industriale sia nei contesti urbani.
Dall’esplorazione geografica del passato a quella tecnologica del presente, Caboto punta a rendere infrastrutture e territori più sicuri, partendo proprio dalla Valle d’Aosta.




