“366 Albe”, una mostra e un progetto per ricordare Michel Belli e parlare di salute mentale

Si è aperta sabato 14 marzo alle 17, a Plus Café, l’inaugurazione di “366 Albe: cosa resta negli occhi”, il progetto dedicato a Michel Belli, il giovane scomparso prematuramente nel 2024.
Società

Non solo una mostra fotografica, ma un momento di comunità e vicinanza. Così si è aperta sabato 14 marzo alle 17, a Plus Café, l’inaugurazione di “366 Albe: cosa resta negli occhi”, il progetto dedicato a Michel Belli, il giovane scomparso prematuramente nel 2024. Una serata molto partecipata, accompagnata dalla musica di Ruben Voyat. Un’occasione per parlare di salute mentale e di una sofferenza che troppo spesso resta invisibile.

L’iniziativa nasce dalla volontà della famiglia e degli amici di Michel di trasformare il dolore in memoria condivisa, riflessione e speranza. A introdurre l’appuntamento è stata Fabiola Megna, direttrice di Plus, che ha presentato il progetto ospitato negli spazi del locale, sottolineando come la fotografia sia in grado di dare voce ai pensieri e agli sguardi dei giovani, diventando uno strumento capace di raccontare storie e creare condivisione.

Una mostra per ricordare Michel Belli
Una mostra per ricordare Michel Belli

Rosario Lepore, presidente del Circolo fotografico Incontroluce e capofila del progetto, ha poi illustrato i dettagli. L’iniziativa, realizzata con il Mandorlo Fiorito, la cooperativa Noi e gli Altri e il supporto di Plus, è sostenuta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta, dal CSV Valle d’Aosta e dalla Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta, e rientra nel Progetto regionale di prevenzione del suicidio.

L’inaugurazione della mostra è stata l’occasione per presentare “La parte che non vedevate“, il progetto più ampio di cui “366 Albe” è parte. L’obiettivo è sensibilizzare giovani e adulti su un tema ancora difficile da affrontare, utilizzando la fotografia come veicolo di espressione e consapevolezza.

La mostra rimarrà a Plus fino al 5 aprile. Successivamente diventerà itinerante e raggiungerà numerose località della Valle d’Aosta.

Una mostra per ricordare Michel Belli
Una mostra per ricordare Michel Belli

Il concorso fotografico “Dal buio alla luce”

In parallelo alla mostra, all’interno dello stesso progetto “La parte che non vedevate”, prenderà il via il concorso fotografico “Dal buio alla luce”. Presentato da Rosario Lepore come uno degli strumenti per coinvolgere il territorio, in particolare i più giovani, il concorso invita a “raccontare attraverso la fotografia un passaggio da un momento di difficoltà a uno spiraglio di speranza. Il buio può rappresentare solitudine, confusione e tristezza. La luce invece un gesto d’aiuto, una parola gentile, un’amicizia, una passione che riaccende energia”.

Il regolamento sarà definito nel corso della settimana, ma in linea di massima sarà possibile inviare le fotografie fino a metà agosto. Nei prossimi mesi sono inoltre previsti laboratori rivolti ad adolescenti e giovani adulti alla Cittadella di Plus, pensati sia per introdurre il tema del disagio psicologico e della salute mentale, sia per portare avanti il percorso di sensibilizzazione.

Una mostra per ricordare Michel Belli
Una mostra per ricordare Michel Belli

Il ruolo del Mandorlo Fiorito

Significativo l’intervento di Paola Longo Cantisano, referente del Mandorlo Fiorito, realtà che si occupa di prevenzione del suicidio all’interno dei Volontari del Soccorso Grand Paradis. Per l’associazione, questa iniziativa rappresenta un’occasione importante per portare avanti i due obiettivi che il gruppo si è dato fin dalla nascita: essere un punto di riferimento per familiari e amici di chi ha vissuto un lutto per suicidio e lavorare sulla prevenzione, soprattutto tra gli adolescenti e i giovani adulti.

“Accogliere la proposta della famiglia e degli amici di Michel – ha spiegato – significa aiutare il superamento del lutto traumatico dando valore al ricordo, trasformandolo da sentimento personale a partecipazione della collettività attraverso la condivisione. Attraverso le foto, i pensieri, gli scritti che Michel ha lasciato ai suoi cari, ritroviamo il suo sguardo, le cose che amava, la luce, i colori dell’alba, i paesaggi, gli spazi aperti e solitari, i silenzi”.

Paola Longo Cantisano ha poi sottolineato l’importanza della prevenzione, per affrontare il problema e abbattere lo stigma. “Fare rete, come in questo progetto, significa portare esperienza, entusiasmo e creatività di più soggetti, ognuno con le proprie specificità, con lo scopo di contribuire al benessere psicologico delle persone e soprattutto di adolescenti e giovani adulti, per allontanare e prevenire situazioni di solitudine o di disperazione che possono portare a gesti di rinuncia alla vita”. In questo percorso, la fotografia assume un ruolo centrale: “diventa strumento di espressione della propria interiorità, come un pennello per il pittore, lo strumento per il musicista o la penna per lo scrittore. Un mezzo per esprimere emozioni e sentimenti, scoprirli dentro di sé per portarli alla luce, ma soprattutto con il desiderio di volerli condividere, perché è nella condivisione che si realizza il primo passo per il superamento della propria sofferenza interiore e si allontana il senso di smarrimento e solitudine”.

Da qui anche il messaggio che il progetto vuole trasmettere “Quello di riprendere a sperare, ricominciando da piccole cose, dall’essenziale. Possiamo dare voce alla nostra creatività, possiamo darci il tempo necessario per ricominciare a guardare il mondo con uno sguardo nuovo e riprendere gusto per la vita; soprattutto, possiamo darci il tempo per chiedere aiuto”.

Una mostra per ricordare Michel Belli
Una mostra per ricordare Michel Belli

Le testimonianze

Nella parte finale dell’inaugurazione hanno trovato spazio le testimonianze più personali. Chiara, amica di Michel, ha ricordato come il suo sguardo sul mondo continui ancora oggi a vivere nelle fotografie esposte e nei ricordi di chi lo ha conosciuto: “È anche per questo che oggi siamo qui, perché in qualche modo il tempo che Michel ha speso nel guardare il mondo, nel viverlo, nel condividerlo con gli altri, continua ad esistere. Continua in queste fotografie e nei ricordi che ognuno porta con sé. E forse, guardando queste immagini, possiamo provare a fare quello che a lui faceva più bene: fermarci un attimo e osservare davvero, dare valore a ciò che abbiamo davanti”.

Molto toccante anche l’intervento di Alessandra, sorella di Michel, che ha spiegato come la mostra non voglia essere soltanto il racconto di una fine, ma uno spazio di incontro e ascolto. “Questa mostra nasce anche da lì, dalla volontà di non far finta che certi temi non esistano, di non lasciare che tutto resti chiuso ed invisibile. Siamo qui per riconoscere che la sofferenza mentale fa parte della realtà e parlarne è un modo per prendercene cura. Perché si può essere pieni di vita, di amici, di passioni, ma allo stesso tempo lottare dentro. E quella lotta non sempre si vede”.

Ha poi ricordato come il silenzio che spesso circonda il suicidio non aiuti a comprendere un fenomeno che esiste anche in realtà piccole come quella valdostana. La mostra, in questo senso, non vuole offrire risposte semplici né spiegare tutto, ma creare uno spazio in cui anche le emozioni più difficili possano trovare posto, senza essere nascoste.

Rivolgendosi direttamente al pubblico, ha aggiunto: “Chiedere aiuto è possibile, non dovete affrontarlo da soli, anche quando sembra che nessuno possa capire, anche quando parlarne fa paura. Chiedere aiuto non è un fallimento. Ci sono persone preparate ad ascoltare, ci sono forme di espressione che aiutano a dare forma a ciò che pesa. Michel trovava nella fotografia il suo modo di esprimersi”.

L’augurio è che gli scatti di Michel, ora in mostra insieme ai suoi pensieri, possano far sentire qualcuno compreso. Non per restare nel dolore, ma per sentirsi meno isolati dentro di esso. “Michel amava le albe e i tramonti, momenti in cui la luce cambia lentamente. Il titolo della mostra 366 Albe nasce da questo amore per la luce. Ogni alba rappresenta un giorno vissuto e il 366esimo giorno diventa un simbolo di continuità. La vita che prosegue anche dopo ciò che sembra una fine”.

Una mostra per ricordare Michel Belli
Una mostra per ricordare Michel Belli

Se hai bisogno di aiuto

In caso di bisogno, sul territorio e a livello nazionale sono disponibili diversi punti di riferimento per ascolto, supporto e presa in carico.

Sul territorio valdostano

  • CSM – Centro di Salute Mentale (Aosta, Via Guido Rey 1)
    Accesso diretto dal lunedì al venerdì, dalle ore 9:00 alle ore 16:00
  • Psicologia USL – Aosta
    Accesso tramite prenotazione al CUP con impegnativa del medico di base

Numeri e chat di ascolto

  • Il Mandorlo Fiorito: 351 3333195

anche su WhatsApp o tramite email mandorlofioritovda@gmail.com

  • Samaritans: 06 77208977
  • Telefono Amico Italia: 02 23272327

su WhatsApp al 324 011 7252

  • DeLeoFund Onlus: 800 168 678
  • 7 Cups of Tea: chat gratuita 24 ore su 24, 7 giorni su 7

In caso di emergenza immediata

  • 112

 

di Zoe Usai

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