L’effetto Barbero è tornato ad animare la platea valdostana: passione, carisma e capacità comunicativa sono ciò che permettono allo storico piemontese di tenere alta l’attenzione del grande pubblico. Suscitare interesse durante una lezione di storia non è infatti scontato, eppure Alessandro Barbero riesce a conquistare l’attenzione e a godere di grande stima e affetto.
“Elementi costitutivi dell’identità valdostana nel Medioevo” è il titolo dell’intervento del professore che, con la sua capacità di rendere la storia appassionante e accessibile, ha animato la prima sessione del “Colloque international Vallée d’Aoste entre histoire et représentations”, evento organizzato in occasione delle Journées de la Francophonie all’Università della Valle d’Aosta.
Questa mattina, mercoledì 25 marzo, l’entusiasmo che contraddistingue il divulgatore ha accompagnato i lavori in un’aula magna gremita e attenta, riunita per seguire il discorso di apertura della conferenza, coordinata da Laurent Ripart, e i successivi interventi di Joseph Rivolin (Académie Saint-Anselme d’Aoste), Davy Marguerettaz (Università di Cagliari), Simona Merlo (Università Roma Tre), Anne-Sophie Nardelli (Université Savoie Mont Blanc) e Marco Cuaz (Università della Valle d’Aosta).

Con precisione espositiva e chiarezza argomentativa, Barbero ha illustrato il profilo peculiare della Valle d’Aosta, crocevia di lingue, culture e identità fin da tempi antichi. «Non bisogna mitizzare l’identità e l’autonomia valdostana, però già nel Basso Medioevo si definiscono confini precisi e immutabili e caratteristiche che rendono particolare il territorio valdostano». Così ha esordito lo storico nel suo intervento dedicato alla specificità della regione montana. Uno spazio di confronto e riflessione si è aperto attorno a tre approfondimenti tematici: il quadro geografico e giuridico della Valle in epoca medievale, i confini incerti verso l’Italia e la consuetudine come fonte del diritto valdostano.
La denominazione geografica: una scelta accurata che travalica i confini del tempo
La connotazione geografica della Valle d’Aosta è già riconosciuta in epoca carolingia, quando per la prima volta viene usata la denominazione “valle” per indicare il territorio valdostano. Una scelta che travalica i confini del tempo, definendo una circoscrizione autonoma, non nel senso odierno del termine, ma nel significato di peculiare. In questo primo approfondimento tematico, Barbero ha illustrato in modo chiaro il collegamento tra il quadro geografico della valle e l’assetto giuridico che lo contraddistingue: «Il conte di Savoia veniva poco in Valle d’Aosta, eppure il suo passaggio dal Piccolo San Bernardo era un evento politico e giuridico rilevante». È così, infatti, che inizialmente si riscuotevano i sussidi presso la popolazione locale, in un territorio che presto diventa un comitatus, cioè una circoscrizione amministrativa.

Un Paese a sé stante, tra confini certi e incerti
«Un’identità valdostana, non nel senso del carattere degli abitanti di questo paese, ma l’identità di un territorio che ha confini molto precisi, dentro cui vigono certe regole e si parla una lingua diversa rispetto a quella che si parla fuori». Sono proprio i confini il secondo approfondimento tematico affrontato dal professore. «Una delle maledizioni del nostro lavoro di medievisti è proprio identificare l’area che vogliamo studiare: dove comincia, dove finisce, non è affatto ovvio. Invece la Valle d’Aosta, come emerge dai documenti medievali, coincide con un territorio dai confini in parte molto chiari, Piccolo e Grande San Bernardo, e in parte meno chiari». Così lo storico ha evidenziato l’incertezza dei confini verso l’Italia, la cosiddetta “terra lombarda”, una frontiera linguistica da sempre rimarcata dalla comunità montana. Con tono ironico, Barbero ha aggiunto: «Si riconoscevano non appena aprivano la bocca». Tuttavia, molto in fretta, si consolida l’idea che il Paese sia un territorio a sé stante: da Pont-Saint-Martin fino al Gran San Bernardo e al Piccolo San Bernardo.
L’antica genesi dell’essere valdostano
La terza e ultima parte dell’intervento è stata dedicata alla consuetudine: una forma di diritto, anche in questo caso specificamente valdostano, che contribuisce a definire ulteriormente le peculiarità del territorio montano. Un’insieme di regole feudali che coinvolgono la vita dell’intera comunità, regolando i poteri e le richieste dei signori verso i loro uomini, i diritti familiari e femminili e i diritti feudali. Come ha affermato ironicamente Barbero, «la Charta Augustana batte gli atti notarili». Ecco dunque che si delinea fin da tempi lontani la specificità della Valle d’Aosta: «Nessuno dei residenti in Valle d’Aosta ignorava di essere valdostano, perché chi abitava in quel territorio viveva secondo regole diverse da chi stava fuori».
La risposta del pubblico è stata molto positiva, con il “solito” sold out che ancora una volta testimonia il grande apprezzamento dei valdostani per lo storico. La capacità di offrire una narrazione diversa da quella proposta solitamente nei libri di storia, pur analizzando le fonti con grande precisione e stimolando riflessioni critiche nel pubblico, è ciò che ha attirato – oggi come in tante altre occasioni con il professor Barbero – una platea numerosa e attenta.
L’iniziativa è stata organizzata dal Dipartimento di Lingue, Letterature e Civiltà straniere e regionali dell’Université Savoie Mont Blanc, in collaborazione con l’Università della Valle d’Aosta e la Regione Autonoma Valle d’Aosta, e si inserisce anche nel quadro delle attività promosse per l’80° anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia.
di Beatrice Somaglia
