Prende forma “ELAN – École Transfrontalière de la LANgue francoprovençale“, progetto che punta a costruire un metodo strutturato e condiviso per l’insegnamento del francoprovenzale ai più giovani, anche oltre i confini regionali. L’obiettivo è quello di rafforzare la trasmissione di una lingua minoritaria che rischia di scomparire.
Inserito nel programma Interreg Alcotra 2021-2027, ELAN coinvolge Savoia, Alta Savoia e Valle d’Aosta e vede come capofila l’Association des Fondateurs et Protecteurs de l’Institut Catholique de Lyon, in partenariato con il Centre d’études francoprovençale Réné Willien e insieme all’Institut Pierre Gardette.
Il cuore del lavoro, presentato alla Biblioteca Regionale venerdì 17 aprile, è la costruzione di moduli didattici strutturati, secondo il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, per creare un metodo di insegnamento condiviso. “Il progetto prevede una parte introduttiva e la creazione di due moduli di insegnamento, pensati per ragazzi tra gli 11 e i 15 anni e calibrati sui livelli A1 e A2, dedicati alla comprensione e alla produzione scritta e orale” ha spiegato Fabio Armand, linguista esperto in francoprovenzale.
I materiali dovrebbero essere pronti tra settembre e ottobre 2026, quando prenderà il via la sperimentazione dei primi due moduli in quattro scuole tra Savoia, Alta Savoia e Valle d’Aosta. “Le scuole francesi sono già state individuate, mentre per la scelta di quelle valdostane lavoreremo insieme alla Sovraintendenza agli studi”, ha spiegato Christiane Dunoyer, direttrice del Centre d’études francoprovençale René Willien. La fase pilota del progetto si concluderà nell’agosto 2027 e sarà seguita da un Colloque International a Lione. Parallelamente sono previste attività di formazione rivolte a insegnanti, educatori e operatori culturali, per diffondere competenze e strumenti didattici.
I moduli comprenderanno attività su lessico, grammatica, comprensione orale e scritta, ma anche contenuti legati alla cultura. L’idea, hanno spiegato i promotori, non è tanto quella di creare da zero materiali che in parte già esistono, quanto piuttosto di costruire un metodo comune. “Le risorse didattiche esistenti sono disperse, limitate ad usi locali e poco adatte ad un insegnamento coordinato a livello transfrontaliero” si legge infatti sul sito dedicato al progetto. In questo senso, ELAN punta anche a facilitare l’apprendimento del francoprovenzale in un contesto plurilingue, creando ponti con l’italiano e il francese.
Uno degli aspetti più delicati di ELAN, oggetto di dibattito durante la presentazione del progetto, riguarda la scrittura della lingua. Per il progetto è stata scelta una graphie englobante, una grafia pensata tenere insieme l’unità del francoprovenzale e la pluralità delle sue varianti locali, nel rispetto dell’etimologia e senza imporre una standardizzazione rigida. I promotori hanno spiegato che il sistema che verrà adottato vuole rispettare l’etimologia, permettendo una codifica condivisa della scrittura. “Il progetto non punta assolutamente a uniformare o standardizzare il francoprovenzale”, ha sottolineato Dunoyer spiegando come ciascun insegnate potrà utilizzare i materiali predisposti dal progetto scegliendo il patois di riferimento più adatto al proprio contesto e alle proprie conoscenze.
In poche parole, il progetto punta a fornire dei materiali e un metodo per insegnare il francoprovenzale, utilizzando una grafia “englobante”, ma lasciando ai singoli docenti la possibilità di scegliere quale variante locale parlare con studenti e studentesse durante il progetto. Durante la sperimentazione, i moduli saranno utilizzati direttamente dagli insegnanti delle scuole coinvolte, affiancati dai promotori del progetto. Al termine, tutti i materiali, saranno resi pubblici.
Per ora ELAN si presenta come un microprogetto pilota, con una durata limitata e un impiego iniziale contenuto — quattro ore per ciascuna delle classi coinvolte — ma con l’obiettivo di costruire nel tempo un metodo completo e condiviso per l’insegnamento del francoprovenzale su scala transnazionale.
