Un incontro per raccontare lo sport, ma soprattutto il valore concreto della ricerca scientifica e il suo impatto sulla vita delle persone. E’ andata in scena ieri, mercoledì 22 aprile, all’Università della Valle d’Aosta, la lecture speciale organizzata in vista della Wings for Life World Run, il grande evento benefico internazionale che il prossimo 10 maggio coinvolgerà anche Aosta.
Ad aprire e moderare l’appuntamento è stata Anna Maria Pioletti, referente rettorale per lo sport dell’Università della Valle d’Aosta, in un incontro pensato per accompagnare il pubblico verso la corsa benefica che sostiene la ricerca sulle lesioni del midollo spinale. Protagonisti della serata sono stati il campione di sci alpino Dominik Paris, collegato da remoto, e la prima persona al mondo tornata a camminare dopo una lesione completa al midollo spinale, Michel Roccati.

“I medici mi dissero che non avrei mai più camminato”
Roccati, ambassador della Wings for Life World Run come Paris ha portato ad Aosta una testimonianza che intreccia sofferenza, tenacia e innovazione. La sua vita cambia nel 2017, quando un incidente in moto gli provoca una lesione completa al midollo spinale.
“Ero pronto a dare l’ultimo esame all’università, pronto per affrontare il mondo del lavoro. Invece mi sono ritrovato in ospedale, con i medici che mi dicevano che non avrei mai più camminato”, ha raccontato. “Facevo tanti sport ed è stato uno shock enorme. Però dentro di me sentivo una voce che mi diceva che quello era solo un momento e che avrei trovato una soluzione”.
Da lì è iniziato un percorso lungo e complesso, fatto non solo di riabilitazione ma anche di studio e ricerca personale. “Ho iniziato a capire che cosa mi fosse successo, ho studiato, ho partecipato a convegni. A Losanna ho scoperto una sperimentazione per ricollegare i filamenti del midollo e tornare a camminare. All’epoca si parlava soltanto di esoscheletri”.

La ricerca sul midollo spinale: la sperimentazione in Svizzera e l’operazione del 2020
Roccati ha spiegato di essersi attivato in prima persona per entrare in contatto con il team svizzero che stava lavorando a questa tecnologia. “Sono riuscito a contattarli e mi sono proposto per la sperimentazione, anche se in quel momento la mia situazione era ancora troppo grave. Così ho continuato ad allenarmi per farmi trovare pronto quando la tecnologia lo sarebbe stata”.
Quel momento è arrivato dopo due anni. Nel 2020, nell’ambito del progetto neuroscientifico sviluppato in Svizzera, è stato impiantato un sistema di stimolazione elettrica nel midollo spinale.
“Abbiamo fatto tutti i test del caso e poi è arrivata l’operazione, nel 2020, con gli elettrodi e il pacemaker impiantati nella schiena”, ha raccontato. “Il team era incredibile, più di 80 persone, super professionali. Insieme abbiamo lavorato sul mapping degli elettrodi e dei fasci muscolari”.

“Il giorno in cui mi sono alzato in piedi è stato incredibile”
Il passaggio più intenso del suo intervento è arrivato nel racconto del momento in cui si è rimesso in piedi per la prima volta. “Il giorno in cui mi sono alzato in piedi è stato incredibile, emozionante, mi ha lasciato senza parole”, ha detto. “Ovviamente mi ha cambiato la vita: ogni giorno posso fare qualcosa in più, qualcosa di diverso. E ogni giorno la blacklist delle cose che non posso fare si accorcia sempre di più”. Una storia che oggi continua a parlare a tante persone, non solo per il suo valore umano, ma anche per ciò che rappresenta sul fronte della ricerca scientifica applicata alle lesioni spinali.

La preparazione quotidiana di Michel Roccati: “Vivo praticamente in una palestra”
Nel corso dell’incontro è emersa anche la dimensione quotidiana del suo impegno, fatto di costanza e disciplina. “Vivo praticamente in una palestra”, ha raccontato. “Inizio la mattina con 45 minuti di yoga, respirazione ed esercizi”. Un lavoro continuo, che accompagna i progressi resi possibili dalla tecnologia e conferma quanto il recupero non sia soltanto il risultato di un intervento medico, ma anche di una preparazione fisica e mentale costante.

Dalla lesione alla paracanoa: lo sport come nuova sfida
Il “ragazzo cyborg”, come ama definirsi, oggi è anche un atleta italiano di paracanoa. E proprio lo sport, nel suo racconto, è diventato uno strumento per rendere visibili al pubblico i risultati della sperimentazione scientifica. Durante le competizioni, infatti, ha l’occasione di mostrarsi in piedi e camminare, suscitando interesse ma anche offrendo consigli pratici a chi vive situazioni simili, soprattutto sull’importanza di mantenere il fisico allenato in vista delle tecnologie che in futuro potrebbero diventare sempre più accessibili.
Non meno significativo il passaggio dedicato proprio alla paracanoa, disciplina in cui – ha spiegato – non esiste ancora una vera standardizzazione degli strumenti. Ogni soluzione nasce quindi da prove, adattamenti e intuizione, lavorando su stabilità, forza e sensibilità con la barca, in una dimensione ancora pionieristica.

“La ricerca mi ha permesso di tornare in piedi”
Roccati ha anche sottolineato il significato personale della sua partecipazione all’evento benefico. “Partecipo alla Wings for Life World Run da cinque anni ed è davvero incredibile vedere così tante persone insieme a supportare la ricerca. Proprio quella ricerca che mi ha permesso di alzarmi in piedi”.
Per lui il cuore della manifestazione è soprattutto nella dimensione collettiva. “Il bello è la condivisione. L’evento fa da amplificatore”. È questo, in fondo, il senso più profondo della Wings for Life World Run: trasformare la partecipazione sportiva in un sostegno concreto alla ricerca. Il 100% delle quote di iscrizione e delle donazioni raccolte viene infatti destinato a finanziare progetti scientifici e studi clinici sulle lesioni del midollo spinale.

Wings for Life World Run ad Aosta il 10 maggio
Anche Aosta sarà protagonista della giornata del 10 maggio, grazie a una App Run aperta a tutti per il secondo anno consecutivo. Runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle potranno vivere la corsa attraverso l’app ufficiale, condividendo la stessa partenza simultanea mondiale prevista per le ore 13.
Il format resta quello ormai simbolico dell’evento: nessun traguardo fisso, ma una Catcher Car, reale o virtuale, che rincorre i partecipanti e rende ciascuno finisher. A raccontare la forza dell’iniziativa sono anche i numeri dell’edizione 2025. A livello mondiale, la Wings for Life World Run ha coinvolto 310.710 partecipanti, raccogliendo 6 milioni di euro a sostegno della ricerca. Ad Aosta, invece, la corsa ha registrato oltre 600 partecipanti e ha permesso di raccogliere 15mila euro in donazioni, confermando anche sul territorio una partecipazione ampia e sentita. Nel complesso, grazie alla manifestazione, sono stati finora finanziati 344 progetti di ricerca nel mondo.
L’appuntamento di oggi, più che una semplice presentazione, è stato così un invito a guardare oltre la dimensione sportiva. Nella storia di Michel Roccati, nella sua esperienza di atleta e nella sua quotidianità riconquistata grazie alla ricerca, Aosta ha visto prendere forma il significato più autentico della Wings for Life World Run: correre per chi non può, sostenendo la possibilità che un giorno possa farlo di nuovo.

Ad Aosta l’organizzazione è affidata al gruppo “A mille A tutta”
A curare l’organizzazione dell’App Run di Aosta sarà anche il gruppo “A mille A tutta”, realtà nata da un nucleo di amici di Leonardo Lotto, che si sono uniti per supportarlo dopo l’incidente in Australia che lo ha costretto sulla sedia a rotelle, e diventata nel tempo un vero e proprio punto di riferimento per chi vive lo sport come condivisione, sfida e voglia di mettersi in gioco. “Ci siamo divertiti, ci siamo fatti male, ma sempre a mille, a tutta” è il motto che ne racchiude lo spirito e che, in poco tempo, si è trasformato in un vero manifesto. Più che un semplice gruppo di sportivi, “A mille A tutta” è oggi un club che unisce persone accomunate dal desiderio di vivere ogni esperienza fino in fondo, tra impresa, avventura e amicizia.
