Entrerà in vigore dal prossimo 1° settembre 2026 la riforma degli istituti tecnici voluta dal governo Draghi. Resta impraticabile, dunque, l’ipotesi del rinvio dell’attuazione della riforma.
I risultati ottenuti dalle organizzazioni sindacali al tavolo della conciliazione in merito alla riforma sono stati comunicati in Valle d’Aosta dalle segreterie regionali di Cisl-Scuola, Savt-École e Snals-Confsal, che hanno incontrato i docenti delle Scuole pubbliche superiori di Aosta e Verrès, tanto degli indirizzi liceali quanto dei tecnici e professionali.
Prevista dal Decreto-legge 144 del 23 settembre 2022, la riforma si inserisce in un processo ultradecennale, che si prefigge “di poter adeguare costantemente i curricoli degli istituti tecnici alle esigenze in termini di competenze del settore produttivo nazionale, secondo gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.
La riforma ha incontrato fin da subito le resistenze dei sindacati della scuola. A essere criticati sono, in particolare, i tempi di attuazione imposti dal decreto-legge e i ripetuti interventi correttivi sopraggiunti nel corso dei mesi.
“La situazione ha creato un clima di forte incertezza, anche perché è mancato un coinvolgimento delle parti sociali, che avrebbe senz’altro contribuito a una miglior qualità delle scelte adottate”, commentano Alessia Démé (Cisl-Scuola), Alessandro Celi (Snals-Confsal) e Luigi Bolici (Savt-École). “Lo stesso Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione si è fatto interprete del forte disagio avvertito dalle scuole, sulle cui spalle è destinato a reggersi l’intero processo di innovazione”.
Nonostante l’emanazione delle indicazioni attuative sia giunta quando le iscrizioni per l’anno scolastico 2026/27 erano già concluse, l’ipotesi del rinvio di un anno è impraticabile. L’introduzione della riforma a partire dall’anno scolastico 2026/2027 discende infatti da un obbligo verso l’Unione europea che non è possibile disapplicare, se non a seguito di uno specifico accordo a tale livello.
Le organizzazioni sindacali ribadiscono però l’importanza dell’apertura di un tavolo con il Ministero. L’obiettivo è quello di apportare modifiche alla normativa che stabilisce la riforma degli Istituti tecnici.
Oltre ad aver ricevuto un formale impegno in tal senso al tavolo della conciliazione, le organizzazioni hanno ottenuto dal Ministero l’emanazione di una serie di indicazioni riguardo alla composizione delle cattedre dei vari insegnamenti. Lo scopo è quello evitare il realizzarsi di casi di soprannumerarietà tra i docenti delle singole istituzioni.
In particolare, per l’a.s. 2026/27, sono previste diverse misure. La prima è la possibilità di costituire cattedre di quindici ore, anziché diciotto. Quindi, la facoltà affidare l’insegnamento delle scienze a più docenti, anziché a uno solo. Infine, la possibilità di impiegare le ore ricavate dalla flessibilità del monte ore prevista dalla normativa sull’autonomia delle Istituzioni scolastiche per mantenere l’integrità dell’organico.

Una risposta
Questo “articolo” mi sembra un accozzaglia di virgolettati..il contesto, i disagi per gli insegnanti e cosa cambia per gli studenti mi sfuggono totalmente
Qualcuno sa spiegarmelo?