Un pubblico a larga maggioranza femminile si è riunito ieri, lunedì 18 maggio, al Centro famiglie valdostano, per discutere e formarsi sui temi della cura domiciliare. A promuovere l’incontro “Assistente alla persona o badante, da dove cominciare? Un incontro ad Aosta per orientare famiglie e assistenti nella cura domiciliare” è stato il Centro Italiano Femminile regionale Valle d’Aosta.
L’obiettivo? Rispondere all’esigenza di avere più chiarezza sulle modalità di assunzione di personale per l’assistenza personale e domiciliare.
Cosa fare? Da dove partire?
“A tutti può capitare di doversi confrontare con l’esigenza di un’assistente domiciliare: un infortunio; una persona con disabilità; una persona malata o anziana. Per chi si trova per la prima volta in questa situazione è difficile capire da dove partire. Chi devo chiamare? Dove posso chiedere supporto? Ho degli aiuti economici? A partire da queste domande personali è nata l’esigenza di questo incontro” afferma Karen Bonora.
L’intento è quello di mettere in relazioni strumenti, pratiche ed esperienze condivise per rendere più accessibile il percorso alle famiglie e alle persone singole che si trovano ad affrontare una situazione di urgenza.
Dalla parte dell’assistente
A prendere parola Gabriela Dobre, un’assistente alla persona che racconta le difficoltà e i lati positivi del suo lavoro. A trasparire è l’attenzione necessaria alla cura del rapporto con la persona assistita e con la famiglia. Gabriela segnala anche l’importanza della collaborazione con il resto del personale: deve costruirsi una rete di ascolto tra infermieri, badanti e chi porta i pasti a domicilio per rendere più efficiente il lavoro.
Strumenti e opportunità sul territorio valdostano
Ilaria Fapperdue, presidente Cif, passa a dare degli elementi concreti da cui partire. Tra i passaggi e i riferimenti segnala il sito della regione Valle d’Aosta all’interno del quale si possono trovare: l’elenco dei nominativi degli assistenti alla persona; la possibilità di iscriversi all’elenco; le informazioni per i famigliari o persone assistite in quanto datori di lavoro.
Per chi deve iniziare un percorso di assistenza domiciliare consiglia di iniziare da un confronto con un assistente sociale che sappia accompagnare la persona e trovare la situazione più consona tramite lo sportello del servizio di Punto Unico di Accesso.
Per quanto riguarda i contributi segnala che le persone che assumono assistenti personali iscritte all’elenco regionale possono presentare domanda per ottenere i contributi regionali per l’assistenza a domicilio di persone non autosufficienti. Ognuno ha obblighi e requisiti diversi. Per informazioni: assegno di cura a sostegno della domiciliarità delle persone anziane; contributi rivolti a persone in condizione di disabilità con necessità di sostegno intensivo molto elevato; contributi servizio assistenza vita indipendente.
Aspetti contrattuali. Il no al lavoro in nero
Altri due importanti aspetti sono state le spiegazioni delle tipologie di contratto possibili e le esigenze da tenere in considerazione. Tra le difficoltà messe in luce quella di fare coincidere l’assistenza alla persona con le ore di riposo previste per la figura di assistenza. Spesso c’è l’esigenza di integrare altre professioniste che possano prestare servizio durante le ore scoperte, soprattutto durante il weekend e in orario notturno. Questo porta a cercare soluzioni che non prevedono un contratto lavorativo per tentare il risparmio. Il lavoro in nero è da evitare, non solo perché è illegale, ma perché mette a rischio la sicurezza dell’assistito e della badante stessa in caso di infortunio o necessità di chiamare l’ambulanza.
Valori ed emozioni nella relazione di assistenza
A chiudere l’incontro, l’intervento della psicologa Lucia Giacomini. Tra le tematiche affrontate l’importanza delle emozioni nel rapporto circolare tra paziente, assistente alla persona e famiglia. L’invito è quello di ascoltarsi e di raccontarsi per cercare di creare un equilibrio che possa fare vivere al meglio una situazione di difficoltà. “Importante è ricordare che le persone anziane hanno una storia e che vanno trattate come portatrici di un’esperienza di vita” sottolinea. Evidenzia infine la possibilità della fatica nel rapporto di cura e di giornate più difficili da gestire. L’ascolto e la presenza fanno parte della prevenzione e aiutano al benessere collettivo.
