La domanda, a poche ora dalla Aosta – Pila, è una sola: la giornata di domani sarà (finalmente) quella che vedrà Jonas Vingegaard vestire la maglia rosa?
Il favorito numero uno del Giro d’Italia che domani, sabato, sbarca nella nostra regione è attualmente secondo in classifica generale a 33 secondi dal carneade Afonso Eulalio, il corridore scoperto da Michele Bartoli che porta il simbolo del primato fin dalla tappa “bidone” di Potenza.

Gli esperti contavano che il portoghese dovesse già naufragare sugli arrivi in salita della prima settimana di questo Giro: ma sul Blockhaus prima e a Corno alle Scale poi Eulalio ha dimostrato di avere gambe e testa all’altezza della situazione, superandosi poi nella cronometro di martedì scorso a Carrara. I suoi sei minuti di vantaggio sono diventati poco più di trenta secondi, ma bastano e avanzano per essere domani davanti a tutto il gruppo – e soprattutto in rosa – alla partenza di piazza Chanoux ad Aosta. Ma a Pila, dopo 133 chilometri, la storia potrebbe cambiare.
L’uomo da battere

La prima settimana e mezzo di Giro ha fornito due sole certezze: Jonathan Narvaez della UAE Emirates è il corridore più forte nelle tappe di media montagna, Jonas Vingegaard è invece l’uomo da battere per quanto riguarda la classifica generale. Poco importa che Eulalio sia (ancora) davanti a tutti: è questione di qualche chilometro, al massimo qualche salita. Ecco, la salita: la tappa valdostana Aosta – Pila presenterà domani il terzo arrivo “all’insù” di questa edizione della corsa rosa. Sui due precedenti Vingegaard ha vinto assai agevolmente, senza però fare il vuoto e dando la sensazione di non essere al top della condizione. Insomma: in controllo in Abruzzo, al minimo sindacale sulle montagne bolognesi.
Pure nella crono della Versilia il due volte vincitore del Tour de France ha messo in evidenza i suoi limiti attuali: si poteva mettere in conto di perdere contro gli specialisti del “contre-la-montre”, ma pagare 1’06” da Thymen Aresman e 44” da Derek Gee potrebbe incrinare le certezze di casa Visma? Forse non è il caso di esagerare, visto e considerato che cosa attende i corridori di qui fino all’arrivo finale di domenica prossima a Roma. Ma sicuramente qualche domanda sulle condizioni reali di Vingegaard si possono porre, soprattutto in vista della sfida (l’ennesima) con Tadej Pogacar al Tour de France nel mese di luglio.
Per il Giro d’Italia il Vingegaard di oggi basta e avanza, a meno di sorprese di altra natura (infortuni o malattie). Finora non si è visto nessuno in grado di contrastare il danese (e la sua squadra) in salita. L’avversario più pericoloso della vigilia, il marchigiano Giulio Pellizzari, non sembra ancora essere all’altezza del ruolo che la stampa nazionale gli ha affibbiato. Arensman, Felix Gall e Ben O’Connor, francamente, non sembrano essere corridori con sufficiente talento di vincere un Giro. Jay Hindley, invece, un Giro l’ha vinto (2022), ma pensare a un suo bis in questo momento è francamente fantasioso.
Vendicare quel maledetto 2018

Tutto su Vingegaard, insomma, alla vigilia della Aosta – Pila, il tappone (nonostante il chilometraggio limitato) di questa seconda settimana del Giro. Il danese torna nella nostra regione a quasi otto anni di distanza dall’ultima volta, nella speranza di cancellare la prima dolorosa esperienza.
Con la maglia della sua nazionale l’11 luglio 2018 aveva vinto il prologo del Giro della Valle d’Aosta, da Saint-Gervais alla frazione di Saint-Nicolas-de-Veroce. Quel giorno rifilò 56 secondi a Michel Piccot (23esimo) e 1’59” a Laurent Rigollet (81esimo), i due valdostani al via di quel Petit Tour. L’indomani, però, pochi chilometri dopo la partenza della prima tappa in linea da Rhêmes-Saint-Georges una maxi caduta lasciò a terra – con una clavicola rotta – il povero Vingegaard. Qualcuno quel giorno diede la colpa alla discesa, altri alla pioggia caduta in nottata che aveva reso scivoloso il manto stradale: la terza verità è che, in quelle prime fasi di gara, alcuni corridori italiani iniziarono una discussione piuttosto animata sui risultati (e sui premi) del Giro del Medio Brenta che si era disputato la domenica precedente.
Qualche parola di troppo, uno spintone, poi la caduta e la neutralizzazione della corsa: quel giorno 7 corridori arrivarono al traguardo di Rhêmes-Notre-Dame fuori tempo massimo e altri 17 si ritirarono lungo il percorso. Tra questi Vingegaard, che da allora culla la sua “vendetta”. Che, si sa, è un piatto che va servito freddo: otto anni possono essere sufficienti.
