Fulvio Centoz torna alla guida del Partito democratico valdostano. Già segretario regionale del Pd dal 2015 al 2020, Centoz è stato eletto per il prossimo quadriennio nel corso del Congresso regionale, celebrato nel pomeriggio di domenica 24 maggio all’HB Hôtel di Aosta. Al suo fianco sono stati eletti la presidente Simona Mele, i due vicepresidenti Valentina Evaspasiano e Antonio Pepe, e il tesoriere Carmine Sciulli.
Della nuova segreteria fanno parte Jean Pierre Guichardaz, Paolo Tripodi, Luca Tonino, Cecilia Lazzarotto, Titti Forcellati, Matteo Pellicciotta, Carmine Sciulli, Simona Mele, Chantal Sagaria e Sara Timpano.

“Il Pd deve costruire fiducia tra le persone”: confronto e prospettive al congresso del partito valdostano
Il congresso del Partito Democratico della Valle d’Aosta si è configurato come un momento di riflessione interna e di rilancio politico, con uno sguardo rivolto alle prossime sfide regionali e nazionali.
La sessione pubblica ha visto la partecipazione di esponenti locali e nazionali, tra cui gli onorevoli Chiara Braga e Mauro Berruto, insieme ai rappresentanti delle principali forze politiche valdostane. Al centro del confronto, i temi strategici per il territorio: sviluppo economico, servizi, autonomia e prospettive future.
Tra unità e alternative politiche
Numerosi gli interventi delle forze politiche valdostane, accomunati dal richiamo alla necessità di costruire percorsi condivisi. Carola Carpinello, per Ambiente Diritti Uguaglianza Valle d’Aosta, ha ricordato che “La pace non è l’assenza di conflitto, ma è dove lo si gestisce senza violenza, con il dialogo e il rispetto”, invitando a “costruire insieme un’alternativa credibile all’attuale governo”.
Sulla stessa linea Chiara Minelli (AVS), che ha sottolineato come “in Valle d’Aosta c’è una opinione progressista consistente, ma questa area non trova una coalizione di forza in grado di intercettare la domanda”, evidenziando la necessità di maggiore unità e competenza sui temi locali.
Leonardo Lotto (Azione Valle d’Aosta) ha parlato di un sistema politico in trasformazione, sostenendo che “il bipolarismo è arrivato a fine corsa: le voci estreme si stanno sempre più estremizzando” e le due opposizioni devono essere unite contro “chi pensa che il controllo forte dello stato sia la strada da perseguire“ mentre Emily Rini (Forza Italia) ha richiamato l’importanza di “fare fronte comune” anche nelle differenze, sottolineando come “l’autonomia troppo spesso è usata come baluardo solo in campagna elettorale”.
Non sono mancate analisi critiche. Davide Bionaz (Rassemblement Valdôtain) ha evidenziato le contraddizioni nelle scelte politiche: “il governo valdostano trova 300 milioni di euro per un impianto funiviario ma non riesce a trovare il tempo di investire nella città di Aosta”. Giovanni Girardini (Renaissance Valdôtaine) ha invece denunciato che “la politica locale non fa che vivere momenti di disagio ma anche di vergogna, con questioni concrete che giacciono irrisolte per decenni”, parlando di un sistema malato che allontana cittadini ed elettori.
Dal mondo autonomista è arrivato infine un richiamo al dialogo. Joël Farcoz (Union Valdôtaine) ha ricordato che “in politica il dialogo è una cosa fondamentale”, anche in un contesto segnato da divisioni e difficoltà nel trovare risposte condivise.
Lo sguardo nazionale: fiducia, identità, futuro
A chiudere la parte pubblica, gli interventi dei rappresentanti nazionali. Mauro Berruto ha posto l’accento sull’identità del territorio e sul ruolo della politica: la Valle d’Aosta è una “comunità che ha imparato nei secoli a resistere, custodire e valorizzare la propria identità senza trasformarla in paura degli altri”.
Un passaggio che si lega all’idea di appartenenza: “appartenere non significa cancellare differenze, ma essere consapevoli che esiste qualcosa di più grande dei nostri destini individuali”.
Il compito del Partito Democratico, ha aggiunto, “non può essere solo quello di organizzare un consenso ma deve costruire fiducia tra le persone”, affrontando concretamente temi come spopolamento, lavoro e diritto a restare.
Critico anche il richiamo alle attuali politiche giovanili: non basta parlare di futuro, perché “i giovani hanno bisogno di presente”, fatto di lavoro dignitoso, diritto allo studio e spazi di socialità.

Chiara Braga ha invece richiamato il valore della partecipazione e del confronto, definendoli fondamentali in “un mondo smarrito” come quello di oggi: “In questo contesto trovare un momento di confronto con le altre forze politiche è un messaggio positivo e incoraggiante”
“Il cammino che ci aspetta da qui alle prossime elezioni deve partire dalla convinzione di essere una comunità coesa e unita, consapevole delle specificità del territorio senza perdere di vista gli ideali che sono radicati in noi”, conclude Braga.

Un partito in transizione
La sessione aperta al pubblico del congresso si chiude come un momento di passaggio per il Partito Democratico valdostano, chiamato ora a trasformare il confronto emerso in una proposta politica concreta e capace di rispondere alle criticità del territorio. Un percorso che, come emerso più volte nel dibattito, passa dall’unità, dal dialogo e dalla capacità di riconquistare la fiducia dei cittadini.








