In un quadro segnato da tensioni geopolitiche e crescita nazionale ancora debole, il mondo imprenditoriale valdostano tiene bene. Ma di fronte alle tante tensioni strutturali, dalla crisi demografica alla difficoltà nel reperire personale, spesso fatica a maturare risposte adeguate e a essere al passo coi tempi. Complice anche un tessuto produttivo in cui le microimprese con meno di 10 addetti rappresentano il 71% di quelle totali, alta è l’età degli imprenditori e spesso carente l’interesse a innovarsi e rigenerarsi.
È quanto emerge dall’indagine annuale 2026 rivolta dalla Chambre Valdôtaine alle imprese valdostane, promossa per il tramite del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne e in collaborazione con le Associazioni di categoria del territorio.

Presentata nel pomeriggio di oggi al Palazzo regionale, l’indagine rivela anzitutto i dati del quadro economico valdostano. Dati economici che, ha dichiarato il presidente Renzo Testolin nei saluti istituzionali, “devono sempre andare in sinergia con le decisioni politiche”. E che possono contribuire a quello che, secondo l’assessore allo sviluppo economico Luigi Bertschy, è l’obiettivo chiave dell’amministrazione regionale, ovvero “non tanto essere resilienti ma evolvere, senza stare ad aspettare che le cose succedano, ma lavorando a una programmazione che guardi al futuro”.

Secondo il presidente della Chambre Roberto Sapia, tale programmazione risulta tanto più necessaria, se si considera che le 1290 imprese valdostane intercettate nell’ambito dell’indagine si sono spesso trovate disarmate di fronte alle domande degli intervistatori. “L’elevata frequenza delle risposte ‘non so’ o ‘non pertinente’ di fronte a domande strategiche e cruciali come quelle sul ricambio generazionale, sulla digitalizzazione o sulla formazione, rivela il livello di incertezza del tessuto produttivo valdostano, esposto a tensioni esogene, come guerre e dazi, che fatica a comprendere pienamente”.

Il quadro economico di contesto
Guardando al quadro economico di contesto, il valore aggiunto regionale nel 2024 è in crescita del 2,5% rispetto al 2023 e supera i 5,3 miliardi di euro, risultando superiore alla media italiana e del Nord-Ovest. Il valore aggiunto pro capite colloca la Valle d’Aosta al terzo posto tra le regioni italiane e il tasso di disoccupazione resta stabile al 3,9%, ben al di sotto della media italiana (6,3%).
Sotto a questi dati positivi, che vedono il turismo al vertice dei settori in crescita, occorre però guardare più in profondità, laddove emergono le fragilità del sistema. Ecco che, avverte Sapia, “confrontando il valore aggiunto in termini reali, si nota che è inferiore di 6 punti percentuali rispetto a quello del 2007. Continuiamo quindi a scontare una stagnazione della produttività che ci chiama a prendere scelte di lungo periodo”.
Dati preoccupanti emergono non solo sul fronte demografico, vero tallone d’Achille della nostra Regione, che ha un indice di vecchiaia di 20 punti percentuali superiore alla media di uno tra i Paesi più vecchi al mondo. A preoccupare sono anche le previsioni di assunzione, dove il 55% delle figure professionali richieste risulta di difficile reperimento.

Un dato che, secondo Paolo Cortese, il relatore dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne incaricato di presentare i risultati dell’indagine, “rischia di ingessare soprattutto quei settori ad alta stagionalità, come turismo, costruzioni e agricoltura, che catalizzano oltre la metà dei nuovi ingressi”.
Colpisce anche la dinamica del credito, che, ha spiegato Sapia, “cresce ma si concentra su chi è già strutturato, aumentando la polarizzazione tra grandi e piccole imprese che caratterizza il tessuto valdostano”.
Se sul commercio estero pesa le flessione dei metalli, ma il saldo commerciale resta comunque positivo, il mercato immobiliare nel 2025 cresce del 6,9%. Ma lo fa, ha specificato Cortese, a due velocità differenti, visto che “nel comune di Aosta si riduce la compravendita, mentre cresce nei comuni non capoluogo”.
Nel complesso, il numero di imprese valdostane nel 2025 cala del 3,2%. Una contrazione maggiore della media nazionale, ma determinata anche dall’età anziana degli imprenditori valdostani, che sono per oltre il 20% over 65.
I risultati dell’indagine e gli indicatori di percezione
Se i numeri fanno certo luce sulla situazione delle imprese valdostane, per restituire la percezione che di quest’ultima hanno gli stessi imprenditori sono stati costruiti nell’indagine degli indici sintetici volti a interpretare le risposte delle 1290 imprese valdostane intervistate su diversi aspetti.

Se dall’indagine campionaria emerge una congiuntura 2025 prudente ma non negativa, le previsioni per il 2026 sono improntate alla cautela. L’indice di fiducia a 12 mesi sale a 110,1, segnando un moderato miglioramento delle aspettative, che sono positive soprattutto nel settore turistico e nell’agricoltura, più pessimiste nell’edilizia.
Tra gli altri indicatori, che si basano su una scala da 1 a 10, emerge anzitutto una modesta propensione verso il ricambio generazionale e l’autorinnovamento. L’indice di capacità generazionale (ICG) che la misura si ferma infatti a 5,2 e il fronte dell’innovazione e della digitalizzazione è quello su cui molte imprese fanno più fatica. “Il 27% delle imprese non usa tecnologie digitali”, ha spiegato Cortese, “il 46% mantiene la stessa dotazione del 2024 e il 21% offre gli stessi prodotti da oltre dieci anni”.
Non è particolarmente elevato (5,6) neanche l’indice di resilienza infrastrutturale (IRI) delle imprese valdostane, che, inoltre, non sembrano nemmeno interessate a sfruttare più di tanto la leva dell’identità valdostana. Il local multiplier index (LMI) che misura questo aspetto si ferma infatti al 5,7 e preoccupante, secondo Cortese, è il fatto che “il 3,4% delle imprese dichiara che il brand Valle d’Aosta sta perdendo forza comunicativa”.
Pesano infine i costi e la difficoltà di trattenere talenti, misurati dal talent magnet index (TMI), fermo al 5,7. Qui un margine positivo è legato alla proposta di welfare e agevolazioni per il personale con cui il 20% delle imprese cerca di attrarre le figure professionali di cui ha bisogno.
Se l’indice di pressione dei costi (IPC) si ferma a 4,0, mostrando tutto sommato una buona resistenza allo stress finanziario, l’allarme viene dal 3,6% delle imprese che dichiara di essere in perdita operativa di fronte all’incremento dei costi e dal 4% che deve ridurre il personale per rientrare nei margini.
Qual è l’orientamento delle imprese per il 2026? Un terzo delle imprese guarda all’anno in corso con l’obiettivo di crescere, mentre il 42,9% punta soprattutto a resistere e il 6,4% vuole chiudere. “È vero che bisogna considerare l’elevata età media degli imprenditori”, ha concluso Cortese, “ma pesano soprattutto i vincoli più lamentati dagli imprenditori: la burocrazia, le infrastrutture di trasporto inadeguate, i costi elevati e la carenza di personale”. Un quadro su cui gli imprenditori intervistati chiedono di intervenire “puntando sulla promozione turistica e sulla concessione di incentivi e agevolazioni”.
L’intelligenza artificiale: minaccia o opportunità per le PMI valdostane?
Di fronte a un contesto imprenditoriale troppo spesso restio all’innovazione e alla digitalizzazione, un invito a ‘non perdere il treno’ dell’intelligenza artificiale è arrivato dal secondo relatore del convegno, l’imprenditore, giornalista di Radio 24 e Il Sole 24 Ore e docente 24 Ore Business School Pepe Moder.

Nel suo intervento, ha smontato uno a uno gli equivoci in merito all’AI. Dalla convinzione che sia ‘roba da grandi aziende’, smentita dal modico costo degli abbonamenti mensili, al pensiero che ‘necessita di un informatico’, o ‘non serve nel mio settore’.
L’intelligenza artificiale, secondo Moder, rappresenta per chi si affaccia oggi sul mondo del lavoro quello che la patente era qualche decennio fa. “È uno strumento che ci emancipa e che certo, come per imparare a guidare, richiede del tempo per essere manovrata bene. L’obiettivo finale però è propio quello di risparmiare tempo, facendo meglio e in maniera più efficace ciò che si faceva prima”.
In un contesto come quello valdostano in cui sono numerosi i sostegni rivolti alle PMI, secondo Moder occorre non dimenticare di investire anche in digitalizzazione e intelligenza artificiale. “È uno strumento di cui, ahimè, non potremo fare a meno, certamente imperfetto, ma che è indispensabile portare fin da ora nella propria professione”.
