Addio ad Alessio Gontier, l’uomo che portò il biathlon valdostano ad altissimi livelli

Sabato a Champorcher i funerali dello storico presidente dello sci club locale e dirigente dell’Asiva: nato fondista, si convertì al biathlon diventando prima allenatore della rappresentativa regionale e poi responsabile di settore
Alessio Gontier
En souvenir

Provate a prendere un fucile calibro 22 e a colpire un mandarino a 50 metri di distanza. Quando ce la fate, ripetetelo altre quattro volte, magari con le pulsazioni fuori controllo perché questo esercizio di precisione che abbiamo appena sintetizzato deve essere portato a termine dopo un chilometro (ma anche di più) di sci di fondo.

Questo, di fatto, è il biathlon, o quantomeno l’essenza di questo sport di nicchia che negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante. Un’esplosione globale, ma anche locale. E negli ultimi trent’anni (forse qualcosa di più) il biathlon valdostano ha avuto un unico comun denominatore: Alessio Gontier.

Il “reinventore” del biathlon valdostano

Alessio Gontier si è spento giovedì sera, a 83 anni, nella microcomunità di Variney di Gignod. La notizia della sua scomparsa è stata accolta con tristezza un po’ dappertutto in Valle d’Aosta, perché Alessio Gontier era personaggio a 360 gradi: prima atleta (nel fondo) e vigile del fuoco, poi formatore di pompieri e allenatore, infine dirigente sportivo e di associazioni del territorio. La vita di Alessio Gontier è stata piena di tante cose: lo sport ne è l’esempio più lampante, ma va a braccetto con l’amore incondizionato per la sua Champorcher. La località dove è nato e cresciuto, si è fatto una famiglia, è tornato con i suoi figli e alla quale ha cercato di rendere quanto aveva avuto in  dono: l’impegno nello Sci Club e nella Pro Loco ne sono la migliore testimonianza possibile.

Il biathlon rimane però il “capolavoro” di tenacia e abnegazione di Alessio Gontier, che da molti è considerato l’inventore di questa disciplina nella nostra regione.

Affermazione corretta fino a un certo punto, perché va sottolineato che prima dell’arrivo di Gontier il pianeta dello “scia e spara” aveva comunque partorito qualche atleta di una certa qualità. Primo tra tutti Lino Jordan – il compianto rabeilleur della Coumba Freide che vantava una carriera con sei Mondiali e due Olimpiadi vissuti da protagonista – e poi Fabio Cavagnet, capace pure di andare a medaglia in un Campionato del Mondo Juniores. Insomma, il biathlon in Valle esisteva, pur senza una vera e propria struttura.

Quella arriverà con Alessio Gontier alla fine del millennio, e lo confermava anche Nando Laurent, il primo tecnico valdostano che puntò su questa disciplina “da tedeschi”. Lo storico allenatore gressonaro amava dire che “Il biathlon in Valle d’Aosta l’ho inventato io, poi è arrivato Alessio e lo ha reinventato”.

Da Saint-Barthelemy, dove i pochi adepti si allenavano su un poligono improvvisato, Alessio Gontier ha portato la disciplina un po’ dappertutto negli sci club valdostani dove si pratica lo sci nordico. Champorcher in primis e il Godioz, il suo secondo amore: ma anche Bionaz (dove il biathlon è Vangelo) e Granta Parey, e più tardi sarebbero arrivate pure realtà come Verrayes e Valdigne.

Alessio Gontier diventò allenatore della squadra di biathlon dell’Asiva dal 1991 al 1993 insieme all’amico di sempre Marino Oreiller, subito dopo l’esperienza di Kiki Cavagnet: poi, con Guido Zampieri come presidente del comitato regionale della Fisi, fu promosso a responsabile di settore. Un piccolo pezzo alla volta, il biathlon valdostano è diventato il settore che conosciamo oggi, con diversi atleti stabilmente nella pianta organica delle nazionali maggiore e giovanili, una rappresentativa che combatte al pari di regioni più grandi e di tradizione nelle tappe di Coppa Italia e – soprattutto – numeri in tripla cifra nelle gare del circuito regionale.

“Alessio era una persona che quando voleva qualcosa difficilmente si arrendeva. – ricorda con un sorriso amaro Riccardo Borbey, per tanti anni presidente di Asiva – Aveva energie da vendere, e una determinazione fuori dal comune: in pochi avrebbero scommesso sul suo progetto, ma in barba ai detrattori riuscì a creare un sistema-biathlon che ancora oggi funziona e sforna talenti”.

Una vita a servizio dello sport

Era nato il 23 febbraio del 1943 a Chardonney di Champorcher, Alessio Gontier. Nel suo Comune aveva iniziato a sciare da bambino – fondo, ça va sans dire – ma il suo debutto agonistico vero e proprio arrivò a Cesana nel 1953, nell’allora celebre Coppa Valligiani: terminò secondo, in premio un’attrezzatura nuova di zecca per coltivare la sua passione. Continuò a sciare, ma insieme a papà Giuseppe iniziò ben presto a lavorare: estati in alpeggio, d’inverno muratore e persino calzolaio, un mestiere che ha esercitato a tempo perso per tutta la sua vita. A livello agonistico, i risultati di maggior rilievo arrivarono comunque a livello giovanile: importanti, perché gli permisero di scalare le selezioni nazionali fino alla squadra A. Ma da Seniores non rese altrettanto, e così deviò sul corso maestri e su quello da allenatori. Rifiutò una proposta della Guardia di Finanza – ma Predazzo era troppo lontano dalla sua Champorcher – ed entrò nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, trasferendosi così con la moglie Franca Jacquemet a Saint-Christophe. Poca caserma, per lui: fu allenatore e poi dirigente del Gruppo Sportivo Godioz – lo sci club dei pompieri valdostani – e pure istruttore dei vigili del fuoco. Non ad Aosta, ma alla celebre caserma delle Capannelle a Roma, da dove partì per diverse missioni di Protezione Civile in occasione del terremoto del Friuli nel 1976 o per quello in Irpinia di quattro anni dopo.

Accanto al lavoro e allo sport, la famiglia: il matrimonio con Franca Jacquemet – scomparsa una decina di anni fa – si celebrò nel 1964, e da quell’unione nacquero Giuseppe e Massimo. Giuseppe seguì le orme del papà: atleta e tecnico, infine curatore degli sci di una ragazza cuneese che ha riscritto la storia dello sport italiano, Stefania Belmondo. Con lei vince tutto quello che c’è da vincere, ma purtroppo non c’è il lieto fine: un incidente stradale se lo porta via nel 2000, e per Alessio Gontier è un colpo durissimo da mandare giù.

Massimo non ha la stessa passione dello sport del papà e del fratello, ma regala ad Alessio 4 nipoti: Fabien, Joseph, Emilie e Nicole, quest’ultima capace di vincere due bronzi con la staffetta femminile ai Campionati del Mondo di Nove Mesto nel 2013 e a Kontiolathi nel 2015. Nel biathlon, chiaramente.

Lunga, tanto lunga la lista dei suoi incarichi sportivi: presidente dello Sci Club Champorcher dal 1997 al 2005 e poi dal 2006 al 2020, membro del Consiglio dell’Asiva dal 1996 fino al 2022. Soprattutto, sempre al servizio dello sport. Perché l’idea di presidenza di Alessio Gontier – e per fortuna di tanti altri dirigenti sportivi – è quella di essere il primo ad arrivare al campo gara e l’ultimo ad andar via.

I funerali di Alessio Gontier si terranno domani, sabato 1° agosto, alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Champorcher.

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