Dal Broad Peak non arrivano comunicazioni dal gruppo di dieci alpinisti coinvolto giovedì 30 luglio da una valanga nel Karakorum pakistano. Tra i dispersi figura Nirmal “Nims” Purja, 43 anni, uno dei nomi più conosciuti dell’alpinismo himalayano contemporaneo e protagonista due anni e mezzo fa di un incontro a Courmayeur, durante il quale era stato intervistato da AostaSera.
Secondo le prime ricostruzioni, la valanga avrebbe investito la spedizione durante la salita del Broad Peak, la dodicesima montagna più alta della Terra. L’ultimo segnale trasmesso dai localizzatori collocava il gruppo a circa 6,600 metri di quota. Da quel momento non è stato più possibile ristabilire un contatto. Due elicotteri dell’aviazione dell’esercito pakistano sono stati mobilitati per partecipare alle operazioni di ricerca.
Il quadro resta in aggiornamento. Associated Press riferisce che i soccorritori avrebbero individuato quattro corpi, senza comunicarne immediatamente tutte le identità. Mountainblog riporta la conferma della morte dell’alpinista omanita Nadhira Al Harthy e del nepalese Pur Bahadur Gurung, conosciuto come “Yukta”. Le ricerche continuano per gli altri membri della spedizione, rese difficili dalle condizioni meteorologiche e dalla quota.
Il gruppo internazionale comprendeva cinque alpinisti nepalesi, tra i quali Purja, il pakistano Sohail Sakhi, l’omanita Nadhira Al Harthy, l’americana Mallory Geis, un alpinista cinese indicato con il cognome Wang e un altro componente straniero la cui identità non era stata inizialmente resa nota.
Una piccola speranza arriva dal segnale del gps
Un elemento riaccende intanto le speranze di trovare Nirmal Purja ancora in vita. Secondo un aggiornamento diffuso sui social e attribuito al suo socio Mingma Gyabu Sherpa, il localizzatore satellitare dell’alpinista avrebbe registrato alcuni movimenti nelle prime ore di venerdì 31 luglio. Il segnale viene seguito dalle squadre di soccorso, ma al momento non costituisce una conferma ufficiale delle condizioni di Purja, con il quale non è stato ancora ristabilito un contatto diretto.

L’impresa dei 14 Ottomila
Ex Gurkha ed ex appartenente alle forze speciali britanniche, Purja ha raggiunto la notorietà internazionale nel 2019, completando la salita delle 14 montagne più alte del mondo in 189 giorni. L’impresa è stata raccontata nel film “14 Peaks: Nothing Is Impossible”, distribuito da Netflix nel 2021. Negli anni successivi l’alpinista nepalese ha continuato a partecipare a spedizioni e progetti sulle principali vette himalayane.
Secondo Mountainblog, il Broad Peak non era inizialmente previsto nel programma estivo di Purja. Dopo la salita del Gasherbrum II avrebbe deciso di aggiungere la montagna al progetto con cui punta a completare nuovamente i 14 Ottomila senza utilizzare ossigeno supplementare.
L’incontro con AostaSera a Courmayeur
Nel febbraio 2024 Purja era stato ospite al Forum Sport Center di Courmayeur, davanti a oltre 500 persone. Nel corso dell’intervista concessa ad AostaSera aveva parlato dello speed climbing, del ruolo degli sherpa, del cambiamento climatico e del progetto “Big Mountain Clean Up”.
Aveva raccontato anche la propria formazione militare e gli allenamenti affrontati per entrare nei Gurkha e successivamente nello Special Boat Service della Marina reale britannica. “Ci sono migliaia di motivi per non fare qualcosa, ma quando hai la volontà poi trovi anche il modo per farla”, aveva spiegato a Courmayeur.
