Per alcune ore l’ultima speranza era rimasta affidata a un segnale del localizzatore satellitare. Alcuni movimenti registrati dal GPS avevano fatto pensare che Nirmal “Nimsdai” Purja potesse essere ancora vivo, cosciente e in attesa dei soccorsi. Il comunicato diffuso sabato 1 agosto da Elite Exped, l’agenzia di spedizioni da lui cofondata, ha però spazzato via anche quella possibilità: il 43enne nepalese è morto nella valanga che ha travolto dieci alpinisti sul Broad Peak.
Le vittime della valanga sono Nadhira Al Harthy (Oman), Pur Bahadur Gurung “Yukta” (Nepal), Mallory Geis (Stati Uniti), Nirmal Purja “Nimsdai” (Nepal), Kili Pemba Sherpa “Kilu” (Nepal), Nima Sherpa (Nepal), Nawang Thindu Sherpa (Nepal), Gyalu Sherpa (Nepal), Sohail Sakhi (Pakistan) e Wang Zhong (Cina).
Il gruppo internazionale era quindi composto da sei alpinisti nepalesi e da un componente proveniente rispettivamente da Oman, Stati Uniti, Pakistan e Cina. La valanga si è staccata giovedì 30 luglio sul Broad Peak, nel Karakorum pakistano, mentre il gruppo si trovava tra il campo due e il campo tre, a circa 6,600 metri di quota.
La conferma di Elite Exped
“Oggi, con profonda tristezza e un immenso dolore confermiamo che Nirmal ‘Nimsdai’ Purja ha tragicamente perso la vita a seguito della valanga sul Broad Peak”, si legge nella nota di Elite Exped.
L’agenzia ha confermato anche la morte degli altri membri della spedizione, ricordando in particolare i compagni e le guide Pur Bahadur Gurung, conosciuto come “Yukta”, e Nima Sherpa.
“Il mondo ha perso uno dei più grandi scalatori”, prosegue il comunicato, che ricorda la sua attività con Elite Exped, la Nimsdai Foundation e gli altri progetti avviati negli ultimi anni. L’agenzia ha inoltre ringraziato le squadre impegnate nelle ricerche e chiesto di rispettare la riservatezza delle famiglie coinvolte.

I movimenti del GPS e l’ultima speranza
Nelle ore precedenti alla conferma della morte, alcuni dati avevano alimentato la speranza di trovare Purja ancora in vita. Alle 6.18 di venerdì 31 luglio il localizzatore dell’alpinista avrebbe registrato movimenti. Un aggiornamento circolato sui social indicava che Nims poteva essere cosciente e in attesa dei soccorsi.
La segnalazione era stata accolta con cautela perché in alta montagna le oscillazioni del segnale e gli errori di localizzazione possono essere causati dalle condizioni del terreno. Nonostante l’assenza di un contatto diretto, quel dato aveva lasciato aperta una possibilità. Il comunicato di Elite Exped ha purtroppo cancellato anche l’ultima speranza.

L’impresa dei 14 Ottomila
Ex Gurkha ed ex appartenente alle forze speciali britanniche, Purja ha raggiunto la notorietà internazionale nel 2019, completando la salita delle 14 montagne più alte del mondo in 189 giorni. L’impresa è stata raccontata nel film “14 Peaks: Nothing Is Impossible”, distribuito da Netflix nel 2021. Negli anni successivi l’alpinista nepalese ha continuato a partecipare a spedizioni e progetti sulle principali vette himalayane.
Secondo Mountainblog, il Broad Peak non era inizialmente previsto nel programma estivo di Purja. Dopo la salita del Gasherbrum II avrebbe deciso di aggiungere la montagna al progetto con cui punta a completare nuovamente i 14 Ottomila senza utilizzare ossigeno supplementare.
L’incontro con AostaSera a Courmayeur
Nel febbraio 2024 Purja era stato ospite al Forum Sport Center di Courmayeur, davanti a oltre 500 persone. Nel corso dell’intervista concessa ad AostaSera aveva parlato dello speed climbing, del ruolo degli sherpa, del cambiamento climatico e del progetto “Big Mountain Clean Up”.
Aveva raccontato anche la propria formazione militare e gli allenamenti affrontati per entrare nei Gurkha e successivamente nello Special Boat Service della Marina reale britannica. “Ci sono migliaia di motivi per non fare qualcosa, ma quando hai la volontà poi trovi anche il modo per farla”, aveva spiegato a Courmayeur.
Valanga sul Broad Peak, dieci alpinisti coinvolti: Nirmal “Nims” Purja tra i dispersi
31 luglio 2026
Dal Broad Peak non arrivano comunicazioni dal gruppo di dieci alpinisti coinvolto giovedì 30 luglio da una valanga nel Karakorum pakistano. Tra i dispersi figura Nirmal “Nims” Purja, 43 anni, uno dei nomi più conosciuti dell’alpinismo himalayano contemporaneo e protagonista due anni e mezzo fa di un incontro a Courmayeur, durante il quale era stato intervistato da AostaSera.
Secondo le prime ricostruzioni, la valanga avrebbe investito la spedizione durante la salita del Broad Peak, la dodicesima montagna più alta della Terra. L’ultimo segnale trasmesso dai localizzatori collocava il gruppo a circa 6,600 metri di quota. Da quel momento non è stato più possibile ristabilire un contatto. Due elicotteri dell’aviazione dell’esercito pakistano sono stati mobilitati per partecipare alle operazioni di ricerca.
Il quadro resta in aggiornamento. Associated Press riferisce che i soccorritori avrebbero individuato quattro corpi, senza comunicarne immediatamente tutte le identità. Mountainblog riporta la conferma della morte dell’alpinista omanita Nadhira Al Harthy e del nepalese Pur Bahadur Gurung, conosciuto come “Yukta”. Le ricerche continuano per gli altri membri della spedizione, rese difficili dalle condizioni meteorologiche e dalla quota.
Il gruppo internazionale comprendeva cinque alpinisti nepalesi, tra i quali Purja, il pakistano Sohail Sakhi, l’omanita Nadhira Al Harthy, l’americana Mallory Geis, un alpinista cinese indicato con il cognome Wang e un altro componente straniero la cui identità non era stata inizialmente resa nota.
