La pioggia caduta oggi avrà contribuito ad abbassare le temperature anche all’interno dell’ospedale del capoluogo? Se lo starà sicuramente chiedendo anche Cittadinanzattiva, che a fine giugno ha eseguito una rilevazione delle temperature presso le strutture di chirurgia generale, chirurgia vascolare e toracica, chirurgia d’urgenza e urologia dell’ospedale “Umberto Parini” di Aosta, ottenendo dei risultati piuttosto sorprendenti.
“Gli esiti dei rilievi – spiega Cittadinanzattiva in una nota – hanno messo in luce una situazione di elevata criticità in tutti i reparti presi in esame”. In chirurgia d’urgenza, dotata d’impianto di climatizzazione centralizzato, la temperatura media rilevata è stata di un solo grado inferiore a quella degli altri tre reparti, attestandosi intorno ai 28 °C. Le temperature medie rilevate negli altri tre reparti sprovvisti d’impianto di climatizzazione hanno oscillato tra i 28,5 °C e i 29,5 °C circa. Le misurazioni effettuate nei diversi ambienti del medesimo reparto (corridoio, infermeria, locale adibito a magazzino dei farmaci ecc.) non hanno dato luogo a differenze significative.
“Per il sopralluogo – continua Cittadinanzattiva – è stato utilizzato un termometro digitale per la misurazione della temperatura ambientale e una specifica griglia di osservazione inviata preventivamente all’Azienda USL”.
Durante i rilievi, è emersa una generalizzata situazione di disagio sia da parte dei pazienti ricoverati che del personale in servizio, che con livelli di temperatura così elevati non è in grado di operare in maniera ottimale e ha mostrato evidenti segni di sofferenza.
“La situazione generale presenta un elevato grado di criticità ed è obiettivamente inaccettabile per un presidio ospedaliero regionale – si legge in conclusione – abbiamo tempestivamente informato l’AUSL della situazione, ma non avendo avuto riscontro dalla Direzione Strategica aziendale, abbiamo ritenuto di comunicare i risultati delle nostre rilevazioni anche agli organi istituzionali e di procedere all’invio delle raccomandate ai NAS sede di Roma e ai NAS sede regionale, affinché possano quantificare il rischio di deterioramento dei farmaci custoditi nei locali citati e gli eventuali rischi a carico della salute dei pazienti e degli operatori”.


