Il riposo e le ferie retribuite sono diritti sanciti dal nostro sistema normativo. In un Paese dove persiste un forte dissesto finanziario però anche il sacrosanto diritto di disporre di tempo libero va limitato; per questo motivo la manovra finanziaria ha interessato addirittura i Santi. Feste patronali spostate alla domenica, eccezion fatta per San Pietro e Paolo, tutelati dal Concordato vigente tra Città del Vaticano e Stato Italiano. Tralasciando quel che può essere la posizione di ognuno di noi sul provvedimento abbiamo riflettuto come esso possa diventare, in alcune circostanze, un vero e proprio boomerang per l’economia turistica e conseguentemente per quella italiana.
Occupiamoci come sempre della Valle d’Aosta, caratterizzata da un’economia fortemente legata al terziario e da un turismo essenzialmente di prossimità. Un turismo di prossimità che per definizione é fortemente sensibile a ponti, weekend e festività varie, se queste vengono a mancare, o comunque accorpate, sono meno le occasioni di spostamento. Bisogna dunque stare a casa a produrre più PIL ma la produzione di economie terziarie si basa sulla fruizione dei servizi per i quali occorre un presupposto: tempo libero (seguito dal potere contrattuale). Nessuna presunzione di voler fare un’analisi economica ma di fatto per il comparto ricettivo si tratta di un’ulteriore complicazione che mina la riuscita della missione, ormai eroica, di destagionalizzare il turismo. Forse allora è più opportuno migliorare la produttività nei giorni di lavoro piuttosto che aumentare il numero di giorni di lavoro riducendo le occasioni di consumo. Rimandiamo la questione a chi di dovere e torniamo a parlare di turismo.
Bloccato il mercato leisure interno le alternative per riempire le camere fuori dall’alta stagione restano, business, terza età o mercato estero, puntando magari su quei Paesi con calendari lavorativi e scolastici differenti dal sistema italiano. Ma andare su mercati lontani non è così semplice e può rappresentare un ostacolo elevato considerato che il tessuto imprenditoriale delle aziende turistiche si fonda su imprese familiari, le quali si trovano a dover fronteggiare un mercato globale. Evidentemente si tratta di un ossimoro che potremmo definire “la pensione globale” che complica notevolmente le modalità di gestione delle aziende.
Con queste condizioni vale la pena anche ragionare sull’opportunità di aumentare la propria gamma di servizi alberghieri introducendo, oltre al servizio core rappresentato dalle camere, servizi per il mercato locale. In fin dei conti, ristoranti, parcheggi, palestre, centri benessere bar e così via possono essere anche fruiti dal mercato locale.
A CURA DI TURISMOK

