Con Mario Andrigo riflettori puntati sulla ‘ndrangheta in Valle

Ieri sera il sostituto procuratore della DDA di Reggio Calabria, ospite di Libera VdA, ha invitato cittadini e istituzioni a vigilare. Da alcuni anni parlare di infiltrazioni malavitose in Valle non è più un tabù.
Guido De Vita, Marika De Maria e Mario Andrigo
Società

Che la mafia – e tutte le sue epigoni, ‘ndrangheta, camorra e affini – siano un problema anche del nord Italia lo ripetono da anni tutti coloro che si interessano della criminalità organizzata. E certamente la Valle d’Aosta non è immune dal contagio, anzi.
Lo ha ribadito ieri Mario Andrigo, ospite ieri sera della Cittadella dei Giovani, e relatore della conferenza ‘La mafia liquida. ‘Ndrangheta: dalle radici ad oggi’. Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, invitato da Libera Valle d’Aosta e dall’Arma dei carabinieri, ha messo in guardia la popolazione e le istituzioni dal rischio di sottovalutare il problema. “E’ inutile, anzi, dannoso pensare che basti un’aspirina, quando invece – ha affermato – occorre sottoporsi ad esami clinici più invasivi per intervenire radicalmente”.Il suo monito ricorda molto le affermazioni di Angela Napoli, membro della Commissione Parlamentare Antimafia, che lo scorso maggio tenne una conferenza ad Aosta, sempre ospite di Libera VdA. La nostra regione, aveva affermato la parlamentare, “già solo per la propria conformazione geografica, per la presenza di un casinò, per il fatto di essere una località di confine, non può pensare di essere immune a questo genere di fenomeni”.

Gli altri relatori della serata erano il colonnello dei Carabinieri Guido Di Vita e il giornalista Lele Rozza, coautore del libro "Le radici della ‘ndrangheta" assieme ad Andrigo, moderati da Marika Demaria, referente regionale di Libera Valle d’Aosta. Nel suo intervento il sostituto procuratore, Mario Andrigo, analizzando la situazione calabrese, ha affermato che la criminalità organizzata prospera dove può trovare un terreno fertile in ambito politico. ‘Il problema che si vive in Calabria non è tanto il controllo diretto della ‘ndrangheta sulla politica, quanto il fatto che la politica stessa viene interpretata come una grande opportunità di collocamento di risorse lavorative e clientelari”. Lo stesso meccanismo può essere importato al nord. Per questo motivo è fondamentale monitorare i grandi cantieri e gli appalti, che attirano capitali ed interessi non sempre limpidi. Lo scorso maggio, ad esempio, la Regione Valle d’Aosta ha sottoscritto un protocollo con il centro operativo di Torino della Direzione investigativa antimafia, assicurando che metterà a disposizione i dati dell’Osservatorio regionale degli appalti pubblici, allo scopo di tenere d’occhio le “grandi opere”, come l’università e l’ospedale rinnovato, che saranno realizzate sul territorio valdostano, attivando contratti pubblici su lavori, servizi e forniture. Lo stesso tipo di accordo è stato stipulato dalla regione Piemonte due anni fa.

Sono molti i campanelli d’allarme risuonati nella nostra Valle, anche e soprattutto in tempi recenti.
Imperversano, nei cantieri edili regionali, gli incendi dolosi dall’origine misteriosa, per i quali gli inquirenti non escludono la pista mafiosa. Lo scorso agosto l’Associazione contribuenti italiani ha diffuso i dati secondo cui la Valle d’Aosta è la terza regione italiana maggiormente colpita dall’usura, subito dopo la Campania e la Liguria. A luglio, invece, l’Operazione Minotauro ha riportato alla ribalta della cronaca gli intrecci tra politica e organizzazioni mafiose nella vicina Torino, portando ad un arresto anche in Valle. Infine, gli ultimi arresti eccellenti, nel 2009, hanno portato alla luce un traffico internazionale di cocaina gestito dalla ‘ndrangheta nella nostra regione. Nel frattempo, però, si sono rafforzati anche gli anticorpi: si parla sempre più diffusamente di queste tematiche, anche grazie alla nascita, nel 2008, della sezione valdostana di Libera Valle d’Aosta, fortemente attiva nelle scuole. 
 

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