Musica e danze sotto la neve per una “veillà” sempre più giovane

Ad Aosta, in ogni caso, l’usanza di aprire le porte delle proprie cantine, è rimasta intatta, così come il calore e l’allegria che si respirano ancora al loro interno. La Veillà è un momento importante che non delude mai e inebria l'animo.
Cultura

“Speriamo che non nevichi”. Il desiderio di molti, alla vigilia di questa 1012° Fiera di Sant’Orso, è stato esaudito soltanto a metà. Il maltempo, infatti, ha risparmiato la prima giornata, ma non la celebre “veillà”. Ieri pomeriggio, poco dopo le 18, gli espositori hanno fatto giusto in tempo a mettere in salvo le proprie opere e a smantellare i banchetti, prima che un leggero nevischio imbiancasse il capoluogo regionale.

A dirla tutta, però, la neve non ha intimorito più di tanto i visitatori che all’ora di cena hanno letteralmente preso d’assalto i punti rossoneri per poi riversarsi nelle vie del centro di Aosta, ma anzi, ha contribuito a rendere ancora più magica l’atmosfera della festa più attesa dell’anno: una vera e propria maratona notturna tra bar e cantine, in balia di musica, danze e tanto tanto vino, proseguita fino all’alba di oggi.

Una veillà sempre più giovane
L’evento negli ultimi anni si è trasformato, ringiovanendo. Complice anche la chiusura delle scuole, dopo l’ora di cena l’età media della folla che ha invaso le vie del centro si è abbassata di almeno una ventina d’anni, rispetto al pomeriggio.

D’altro canto, oggi sono veramente pochi gli artigiani che hanno realmente la necessità di trascorrere la notte ad Aosta, come si faceva una volta soprattutto per ragioni logistiche. “Sono in piedi dalle cinque di mattina, ho freddo e ho bisogno di riposare – spiega qualcuno – altrimenti domani chi me lo tiene il banco?”.

Insomma, quasi tutti rientrano a casa propria o si fanno ospitare da qualche parente in città: ad animare la festa non sono più loro, ma i turisti, gli studenti in libera uscita, gli aostani che escono a far serata e tutti quelli che sono riusciti ha prendere ferie per il giorno seguente.

Musica, balli e tanto buon cibo
Ad Aosta, in ogni caso, l’usanza di aprire le porte delle proprie cantine, è rimasta intatta, così come il calore e l’allegria che si respirano ancora al loro interno. E così, anche ieri, all’entrata di molte abitazioni si sono formate lunghe code di persone in attesa di sorseggiare in compagnia un bicchiere di vino, o di addentare un boudin o una fetta di fontina. “E’ vero, la veillà è cambiata, ma è sempre speciale – ribattono alcuni dei proprietari – l’importante è condividere un momento insieme”.

La festa, nonostante la neve, per buona parte della serata è andata in scena soprattutto in strada. Tra gruppi folkloristici valdostani (a Sant’Orso quest’anno c’erano le compagnie di Ayas, Courmayeur, Gressoney e Saint-Vincent, oltre a quella di Aosta), band nostrane e non (Davide Mancini, i piemontesi Nous Memes e tanti altri), cori esperti e orchestrine improponibili, ogni angolo della città si è trasformato in un buon posto per suonare un po’ di musica e ballare.

All’appello non poteva mancare infine la solidarietà, protagonista della “Dolce Veillà” in via Porte Pretoriane, con incasso devoluto all’oratorio di Sant’Orso e alle Comunità Terapeutiche Lumière di Châtillon e Mont Fallère di Sarre, e della raccolta fondi della “cave” Barathier – Ferrero, in favore della San Vincenzo e dell’associazione ipovedenti. Un gesto, quello di aiutare prossimo in difficoltà, che da sempre è alla base della festa stessa.
 

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