“Chissà perché si chiama così”: svelati gli oronomi valdostani

I toponomi delle cime valdostane non hanno più segreti. Il libro di Umberto Pelazza e a cura di Marica Forcellini ci presenta 390 montagne dal punto di vista dell’origine del nome e soddisfa così tante curiosità.
"Chissà perché si chiama così"
Cultura

“Chissà perché si chiama così” con testi di Umberto Pelazza e a cura di Marica Forcellini, è la pubblicazione che da una risposta e arricchisce una conoscenza ancora giovane: quella dei toponimi delle cime valdostane, una vera e propria passeggiata nel vocabolario dei monti valdostani. La pubblicazione, presentata ad una vasta platea presente del salone di palazzo regionale il 29 febbraio 2012, in 160 pagine racconta e spiega 390 montagne dal punto di vista dell’origine del nome. Il libro valorizza gli articoli pubblicati su Montagnes Valdotaines, il periodico delle sezioni valdostane del CAI, tra il 1994 e il 1997, e scritti dalla mano di Umberto Pelazza, alpino per mestiere e passione, che si è posto un semplice quesito ai tempi che furono “Perché il monte Rosa si chiama così? Perché il Monte Emilius si chiama così?”. Risposte non ce ne erano molte e così sono nati i suoi articoli e le sue ricerche.

Sergio Gaioni, presidente del CAI attuale, aveva con cura fotocopiato e messo da parte quei pezzi oggi diventati un libro, che è anche il frutto del lavoro di gruppo di tanti soci del CAI che hanno inviato oltre 500 foto, 90 delle quali pubblicate, per arricchire con suggestive immagini le pagine del libro. Fondamentale è stato il lavoro certosino e da topo di biblioteca di Marica Forcellini, assente alla serata di presentazione per malattia, ma il cui contributo ha dato vita ad approfondimenti, citazioni e suggestioni che fanno oggi di questo libro quasi un unicum. La toponomastica è infatti materia giovane che non ha certo la lunga storia della botanica e della fauna. L’approccio del libro non è tutto scientifico, è stato evidenziato più voltem ma non era questa la pretesa di un lavoro che racchiude però lo spirito dei soci del CAI: un amore illimitato per la montagna declinato in un lavoro fatto gratuitamente per portare le cime valdostane alla conoscenza di tutti.

Il libro si può leggere anche dal fondo. I nomi delle montagne sono infatti elencati alla fine in ordine alfabetico con riportata la pagina di approfondimento. Un bel vocabolario delle montagne valdostane accattivante, ironico e fortemente divulgativo.
“Il Consiglio regionale ha voluto sostenere questo progetto – ha detto il presidente del Consiglio Alberto Cerise che ha firmato la prefazione – perché c’è necessità di sviluppare un cultura montana autoctona per valorizzare il rapporto di un popolo che vive dentro le montagne, intra montes. Questo compito spetta anche all’istituzione pubblica che deve cercare di aiutare la gente a scoprire il proprio territorio, la cultura e le origini”. E’ dunque un libro che si può leggera dal fondo anche perché i nomi di queste cime spesso partono dal fondo, dall’alpinista che partendo dalle sue pendici gli ha poi dato il nome.

 

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