Compost e pirogassificatore: Legambiente si confronta con l’assessore Zublena

Confronto nella serata di ieri, venerdì 9 marzo, sul trattamento dei rifiuti umidi e le sue ripercussioni sull'utilità del futuro pirogassificatore.
La serata organizzata da Legambiente
Società

Bisogna raccogliere in maniera capillare il rifiuto umido e farne compost? Se sì, converrebbe allora costruire un pirogassificatore per smaltire quello che resta? Su questi due quesiti è durato quasi quattro ore il confronto pubblico di ieri sera, nel salone regionale di Aosta, tra Legambiente e l’assessore all’Ambiente Manuela Zublena. I primi sono per raccogliere l’umido, la parte più pesante, equivalente a circa un terzo dei rifiuti prodotti, sostengono l’utilità del compost e, ipotizzando un sensibile abbassamento della quantità di indifferenziata, confutano l’utilità del futuro pirogassificatore di Brissogne. Zublena, dall’altra parte, manifesta dubbi sul vasto impiego del compost come fertilizzante in loco e propone un compostaggio domestico per chi ha un giardino e uno per mense e ristoranti nelle isole ecologiche, ma non capillare. Quel che resta, dunque, finirebbe trattato e smaltito nell’impianto di Brissogne.

“Il nostro terreno – afferma Zublena – è per il 90% prato permanente e pascolo, il compost dovrebbe essere usato su terreni lavorati, ma noi non abbiamo la possibilità di un uso intensivo”. A questa replica Alberto Confalonieri, professore della scuola agraria del parco di Monza: “in realtà cambierebbe solo la modalità di applicazione: basta somministrare del compost più maturo e in superficie: questo fertilizzerebbe il terreno per percolamento, grazie alla pioggia”. “La nostra regione però – ribatte Zublena – produce già refluo animale in eccedenza, che peraltro serve per la produzione della fontina DOP: vedo un evidente problema di collocazione”. Per Confalonieri in Valle d’Aosta si arriverebbe a produrre compost per una superficie di 250-300 ettari di terreno. “Potrebbe sembrare molto – commenta – ma bisogna considerare che questo fertilizzante ha ormai da un decennio un mercato maturo: quello che si produce si vende”.

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