È il fantasma di Laurent Viérin, mai nominato, ad aleggiare sul Consiglio Comunale di Aosta. Ieri pomeriggio, all’ordine del giorno c’era infatti la mozione “Porta Praetoria: occasione mancata”, presentata dal gruppo Alpe e con la quale si è cercato di capire come si sia arrivati ad un progetto definito discutibile, e che sicuramente divide la cittadinanza di Aosta. Progetto che fa discutere, certo, ma che nasconde questioni politiche non indifferenti tra le quali il peso decisionale effettivo che ha avuto il Comune di Aosta in un intervento realizzato, oltretutto, con fondi europei.
“Avremmo voluto evitare di presentare questa mozione – spiega Iris Morandi di Alpe – ma ormai è chiaro che l’idea originaria, sposata con grande interesse e favore del Consiglio e carica di aspettative, ha preso una direzione che deve far riflettere: quell’importantissimo lavoro di grandissimo valore culturale che avrebbe dovuto restituire al mondo la maestosità di un manufatto storico unico al mondo e perfettamente conservato, lo vede invece sommerso da un ammasso di ferro”.
Morandi non punta il dito soltanto sulla qualità estetica e filologica dell’intervento, ma si concentra anche sulle questione più strettamente pragmatiche: “Si era detto inoltre che si sarebbe permesso il passaggio dei mezzi pesanti e dei mezzi di soccorso, ma i mezzi dei Vigili del Fuoco lì non passano, senza contare che la passerella centrale è disassata rispetto a Via Sant’Anselmo. I cittadini di Aosta anzi non sono favorevoli. Questa è stata una grossa occasione mancata ed è un affronto fatto ad quel manufatto e alla città”. Un’occasione persa che, sempre secondo Morandi “All’inizio era passata come opportunità di ‘restitution’, ma sembra che i Sindaci di ultima generazione di Aosta vogliano tutti legare il loro nome a dei ponti discutibili”.
La risposta è affidata all’Assessore alla Mobilità Stefano Borrello, che cerca di dettagliare l’ietr dell’intervento e soprattutto il ruolo che la Giunta comunale ha avuto nella questione: “Questo progetto, il cui fattore estetico è una questione di gusti, è il risultato di una sommatoria di valutazioni che non hanno tenuto conto delle nostre. Questa amministrazione aveva sottolineato più volte l’importanza di quest’opera e della condivisione tra Regione, Giunta e consiglio comunale. Abbiamo parlato spesso con l’allora Assessore regionale dell’importanza di questo intervento e fatto riunioni con la Sovraintendenza, organo preposto alla tutela dei beni monumentali e architettonici, con discussioni anche vivaci. Il Sindaco stesso chiedeva come fosse possibile valorizzare il sito sacrificandone la piazzetta antistante”.
Fattore di gusti soggettivi che non va giù all’opposizione, che entra a gamba tesa: “Ho seguito con attenzione l’intervento dell’Assessore Borrello – interviene il capogruppo Alpe Carlo Curtaz – sperando non dicesse che era questione di gusti. Dire questo è un modo pilatesco per non dire ciò che si pensa di tante cose che vengono fatte. Io invece dico che è brutta, anzi bruttissima, e chi non lo pensa dica adesso che la Porta Pretoria così è bella. Porcherie come queste, in questa Regione o in altre, non sono più accettabili”.
Sulla stessa linea anche Vincenzo Caminiti di Stella Alpina: “La Porta Praetoria è veramente brutta, difficilmente si trovano in giro cose così. Sui giornali locali si leggono le interviste e non ho trovato una persona che dicesse che era bella”. Le valutazioni estetiche virano rapidamente sulla politica, e parte del Consiglio prende atto di una qual certa impotenza, di una sorta di “commissariamento” che ha visto l’assemblea cittadina di Aosta quasi espropriata dalle sue funzioni amministrative: “Si ammetta una volta per tutte – incalza il capogruppo PD-PSI Michele Monteleone – che su certe questioni non abbiamo titolo per intervenire”. Ancora più tranchant invece Momigliano Levi: “La lezione è che in un confronto impari si rischio lo scacco. Quando responsabilità, competenze e soldi sono di altri lasciamo fare tutto quel che si vuole? Ci hanno preso in giro. Che il Consiglio comunale non possa ottenere nulla su un progetto è uno schiaffo al consiglio stesso. Questa è una mozione che ormai non può cambiare nulla, ma vorrei che si sapesse forte e chiaro che i nostri interventi e le nostre proposte sono stati presi e usati come carta straccia”.
A rispondere sul ruolo politico e decisionale della Giunta comunale ci pensa ancora Borrello: “Sia chiaro il ruolo dell’amministrazione: io non rimpiango niente di quello che è stato fatto perché abbiamo cercato la condivisione, la chiarezza e il dialogo rispetto una scelta presa da un assessorato regionale. Abbiamo chiesto infatti che si venisse a spiegare anche al consiglio comunale queste scelte. Associare queste passerelle alla Giunta comunale sarebbe troppo facile. Io penso di poter dire in maniera serena – conclude l’assessore – che l’amministrazione comunale ha discusso e ascoltato le istanze sia di maggioranza che di minoranza e le ha portate in discussione agli organi competenti, che hanno fatto delle scelte”.
Borrello però non è il solo ad indirizzare tutte le responsabilità verso la scrivania dell’Assessorato Regionale alla cultura e verso il suo precedente occupante, e mentre in Consiglio si maligna sul fatto che sia stato comunque il Presidente della Regione a dare il via libera al progetto, anche l’unionista Aldo Di Marco individua Viérin come artefice principe dell’intervento: “Personalmente a me la Porta Pretoria così non mi piace, ma il Comune di Aosta ha visto le proprie proposte smontate di continuo dagli esperti, anche con argomentazioni valide a volte. Sta di fatto che siamo stati un po’ spettatori mentre dovevamo essere più attivi. Ma forse avrebbe dovuto spiegarcelo meglio il nostro ex compagno di partito ed ex assessore regionale competente”.
La mozione non è comunque passata ma ha visto tra i 10 consiglieri favorevoli, sono stati 18 gli astenuti, anche il consigliere di gruppo misto di maggioranza Franco Napoli che ha espresso il suo parere positivo alla mozione stessa: “Qualcosa è sfuggito a tutto il Consiglio Comunale e dobbiamo capire, nel ruolo di consiglieri, cosa avremmo potuto fare e farci un serio esame di coscienza”.






