“Arrivati in vetta gli orizzonti si allargano”. Così Arrigo Gallizio, presidente delle Guide Alpine di Courmayeur, ha aperto ieri sera la conferenza stampa di presentazione del progetto che investe il museo Duca degli Abruzzi, che da semplice sede espositiva si prepara ad un vero e proprio salto di qualità. Le basi di partenza sono la ristrutturazione della Casa delle Guide, sede storica del museo e la nomina del nuovo direttore scientifico, Paolo Gheda. Attorno al tavolo, in municipio, oltre ai già citati Gheda e Gallizio, sedevano il sindaco Fabrizia Derriard, e il riconfermato assessore al turismo Aurelio Marguerettaz.
L’alta Valle aspira a dotarsi di un “sistema museale”, ponendosi come punto di riferimento non solo regionale, ma anche nazionale e internazionale. L’attuale punto espositivo diventerà un centro di divulgazione, ricerca e studio sulla cultura della montagna, con il coinvolgimento non solo del mondo che ruota attorno al Monte Bianco – guide alpine, operatori turistici, famiglie, turisti “storici”, enti e fondazioni dedicate alla montagna – ma anche delle scuole valdostane e dell’Università della Valle d’Aosta, creando un ponte con il Forte di Bard e con realtà analoghe presenti nell’arco alpino. I riflettori sono puntati sulla montagna, una dimensione che parafrasando Battiato, si pone come centro di gravità permanente della politica turistica regionale.
Questo scenario spiega il coinvolgimento diretto di Paolo Gheda, docente di storia contemporanea all’Università della Valle d’Aosta e presso il dottorato di ricerca “Federico Chabod” dell’Università degli studi di Bologna, e direttore della collana editoriale “Quaderni di storia, politica ed economia”.
Alla base del progetto non ci sono finanziamenti ad hoc. Si tratta piuttosto di dare forma a un’idea partendo da ciò che il territorio possiede in partenza: un vasto patrimonio storico e culturale incentrato sul Monte Bianco e sulla cultura alpina, un archivio di fotografie, documenti e testimonianze già formato, ma ampliabile, e degli spazi fisici posti al servizio del progetto.
La squadra appena costituitasi si metterà al lavoro nei prossimi mesi. In questo momento, all’interno del museo si trova un’installazione permanente con i cimeli raccolti in decenni di lavoro dalle guide: libretti, attrezzature, fotografie, documenti e testimonianze. Una prima mostra temporanea sarà visitabile dal 3 agosto: “Giocattoli e balocchi, ricordi di Courmayeur” racconta gli anni ’50 ai piedi del Monte Bianco, le famiglie che scoprivano la villeggiatura di montagna, le consuetudini vacanziere che si stavano formando, il primo avvento del turismo di massa.
Altre esposizioni, dedicate alla storia dell’alpinismo, all’”industria” della montagna, alle grandi esplorazioni continentali prenderanno forma a partire dall’autunno.
- Aosta
- di Redazione AostaSera
