Lo scopo dell’Union Valdôtaine Progressiste, si può dire, è stato raggiunto. L’UVP infatti, durante il Rendez-Vous Progressiste – la due giorni organizzata venerdì è sabato all’area verde di ‘Les Îles’ a Gressan – ha invitato tutte le forze politiche presenti in Consiglio Valle ad una ‘tavola rotonda’ di dibattito.
Tutte, senza esclusione alcuna. Ma mentre era certa la presenza degli alleati d’opposizione – presenti infatti Chantal Certan per Alpe, Raimondo Donzel per il PD-Sinistra VdA, Roberto Cognetta per il Movimento 5 Stelle e naturalmente la padrona di casa Alessia Favre – era assai meno scontata quella di UV e Stella Alpina, che invece prendono l’impegno sul serio e mandano al Rendez-Vous addirittura i rispettivi presidenti, Ego Perron e Maurizio Martin.
“La politica deve uscire dalle stanze dei bottoni – spiega Alessia Favre, Presidente UVP, riguardo lo stato della politica nostrana – ed essere fatta dalla gente, dalle persone e con il linguaggio della gente”. Tutte le forze presenti si allineano qui, in nome del cambiamento che la politica deve attuare, anche se non manca qualche distinguo: “In Italia sta cambiando tutto – dice Roberto Cognetta del M5S– e chi oggi ci parla di cambiamento ha governato questa Regione per decenni”. Anche Raimondo Donzel parte all’attacco ricordando agli esponenti di governo che “Il referendum sul pirogassificatore poteva essere un’occasione per lo scambio di opinioni, ma a distanza di un anno non è stato fatto niente per applicarlo. È stata la più grande opera di delusione della partecipazione civile. Se si vuole cambiare si fa, senza chiacchiere”.
È però da Ego Perron che arriva, inaspettata, una mano tesa, una ‘chiamata agli autonomisti’ per un fronte comune: “Io penso che la politica sia semplice – spiega il Presidente, a fine mandato, dell’Union Valdôtaine – e penso che ci siano gli autonomisti da una parte e gli altri dall’altra. Mi piace molto l’idea di un progetto politico condiviso, di una riunificazione dell’area autonomista” e aggiunge: “L’Uvp rappresenta un fatto politico rilevante per questa comunità, di cui si deve tener conto e che ha radicalmente modificato la geografia politica. Un distacco doloroso, avvenuto in parte anche per mia responsabilità e sotto la mia presidenza”.
Fronte comune necessario, secondo Perron, perché: “Il nemico, la minaccia alla nostra autonomia, non è qui in casa nostra ma a Roma”.
Comprensibilmente scettici Donzel e Cognetta, neanche Certan raccoglie l’invito: “Alpe non è per cambiare una persona o un Presidente. Non siamo contro Rollandin ma contro il ‘metodo Rollandin’ che ha rovinato la Valle d’Aosta”, mentre è possibilista Maurizio Martin di Stella Alpina: “Sui grandi temi che riguardano la nostra comunità ci vogliono scelte condivise, almeno riguardo i progetti più importanti”.
L’aria da ‘larghe intese’ autonomiste dura però poco. È infatti Alessia Favre a chiudere il dibattito con una serie di auspici, piuttosto mirati, e che individuano il nemico pubblico numero uno: “Per il futuro vorrei una Valle d’Aosta più accessibile, quindi con un’autostrada meno cara, con un nuovo impianto culturale, con sostegni economici agli studenti, con attenzione all’ambiente, con una politica più vicini agli agricoltori e che risponda alla gente. Vorrei una Valle con un parlamentare europeo e con parlamentari a Roma che abbiano idee idee e che non chiedano soltanto ed infine sì, mi piacerebbe anche vedere la fine del Capo”.



