E’ una Valle d’Aosta sempre più allineata al resto d’Italia quella che esce dagli ultimi dati Istat sul mondo del lavoro, i peggiori da sempre. Assieme al 2009 l’anno scorso è stato, come spiega Dario Ceccarelli a Capo dell’Osservatorio economico e sociale della Regione, la seconda punta negativa della crisi.
Peggiora la disoccupazione generale: passata dal 7,1% del 2012 all’8,4% del 2013 (8,8% il dato relativo agli ultimi tre mesi del 2013) e fa un deciso balzo in avanti la disoccupazione giovanile. In soli tre anni i giovani valdostani nella fascia 15/24 anni senza lavoro sono raddoppiati, passando dal 16,7% del 2010 al 30,8% del 2013. Il dato valdostano è in linea con quello del Nord Italia, 35,3%, ma l’area presenta forti differenze. In particolare nel Nord –Ovest spiccano le situazioni del Piemonte con un tasso di disoccupazione giovanile del 40,2% e la Liguria con il 42,1% mentre sembra reagire meglio alla crisi il Nord-Est con Veneto e Friuli intorno al 25% e il Trentino al 16,7%.
“Sulla disoccupazione giovanile – spiega ancora Ceccarelli – c’è un calo significativo in termini relativi della partecipazione. Questa è in effetti una crisi da domanda di lavoro ed è quindi normale che i giovani che sono gli ultimi arrivati abbiano grosse difficoltà ad entrarvi. Probabilmente si cominciano a vedere anche i primi effetti della riforma delle pensioni che ha limitato il turn over”.
Il dato giovanile spicca ma ricorda Ceccarelli “i giovani sono solo il 23% dei disoccupati. Inoltre se e quando ci sarà la ripresa saranno i favoriti mentre gli adulti avranno più difficoltà a riqualificarsi”. La disoccupazione giovanile è più grande solo apparentemente mentre in realtà è cresciuta in misura minore rispetto a quella generale. "Guardando il dato sulla cassa integrazione – spiega ancora Ceccarelli – che presenta un andamento tranquillo si può pensare che molti abbiano nell’ultimo anno perso i diritti agli ammortizzatori sociali andando quindi ad ingrossare le fila dei disoccupati".
Nel 2013 nella fascia quindi 15-64 anni la componente maschile ha registrato dati peggiori rispetto a quella femminile mentre guardando ai settori, nel 2013 hanno tenuto i servizi che, però, non sono riusciti a compensare la caduta delle costruzioni e del manifatturiero.

