“Uscire dall’euro si può, e si deve, se si vuole scongiurare una crisi peggiore”. E’ la tesi di “Non vale una lira”, di Mario Giordano, attuale direttore del Tg4. Il giornalista era ad Aosta ieri per presentare il suo ultimo saggio al pubblico di Les Mots, il Festival della Parola, incalzato dal presentatore Arnaldo Colasanti. “Ci vogliono fare credere che uscire dall’euro sarebbe l’apocalisse, ma non è vero” ha affermato. “Si stava meglio prima, è una verità sotto l’occhio di tutti. Se succedesse domani, con la svalutazione massiccia della nostra moneta i prodotti esteri costerebbero di più, certo, ma le nostre importazioni crescerebbero, e di molto”. Una ricetta che nell’attuale dibattito crea qualche perplessità, soprattutto in paese come l’Italia, povero di materie prime e quindi quanto mai dipendente dalle esportazioni. “L’adozione dell’euro è stata, di fatto, un favore fatto alla Germania unita, che all’indomani del crollo del muro di Berlino destava preoccupazioni a livello diplomatico, politico, economico. La Germania è un paese creditore, e quindi ha tutto l’interesse a mantenere una moneta forte. Il che significa, però, che farebbe fatica ad esportare, se non trovasse una comoda sponda nel Sud Europa. Ecco perché esporta il grosso dei suoi prodotti in paesi come l’Italia, la Spagna, la Grecia. La moneta unica è strutturata in modo tale da avvantaggiare la Germania, mentre per noi il bilancio è solo in perdita”.
Mario Giordano ha poi ricordato quando, nel ’92, l’Italia uscì dallo Sme (sistema monetario europeo). “Quell’operazione ci ha salvati, la svalutazione è stata un’indispensabile boccata di ossigeno, i tassi sono scesi, e pure l’inflazione è rimasta stabile. Alla luce di quest’esperienza, perché dovremmo temere un ritorno alla lira? L’euro non ha fatto altro che affamarci, ingrassando le casse della Germania”. Il direttore del tg4 ha stabilito quindi un parallelismo tra l’uscita da un sistema di cambi fissi (Sme) con una moneta virtuale, l’ecu – durata di fatto 4 anni, nel 1996 l’Italia è rientrata nei ranghi, dopo avere attuato misure di austerity come la riforma delle pensioni e il contenimento dei salari – e il vero cambio di moneta che ci sarebbe se si tornasse alla lira.
All’euro Mario Giordano ha addebitato infine un’altra colpa storica: “L’Europa economica e finanziaria ha ucciso il sogno dell’Europa della cultura e dei diritti, un’unione di paesi, ognuno con la sua diversità e la sua ricchezza. Non abbiamo una strategia comune, una visione, una politica estera.”
- Aosta
- di Christian Diémoz
