Alcune opere lasciano a bocca aperta il pubblico: estro e creatività degli artigiani

Ivo Chapel, Berando Zamboni, Mario Bacherini, Ildo Borroz, Moreno Savoie, Moreno Pramotton, Giuseppe Crestani, Giuseppe Barmasse, Enrico Oreiller . Scultori di fama e meno famosi rubano gli scatti della macchine fotografiche e i commenti del pubblico.
L'opera di Giangiuseppe Barmasse
Cultura
L’estro e la creatività degli artigiani valdostani non hanno limiti. I soggetti che ogni anno possiamo ammirare in Fiera traggono ispirazione dalla vita di tutti i giorni, dalla tradizione e dalle passioni di ogni singolo artista. Un tuffo tra le vie di Aosta in questi due giorni lo testimonia.
All’interno dell’Atelier in piazza Chanoux balza all’occhio lo stand di Ivo Chapel di Aymavilles, dal 1989 in Fiera: un vecchio suonatore di Fisarmonica, adagiato su una panchina con ai piedi un banchetto con qualche assaggio della produzione locale, sembra allietare con la propria melodia il passaggio dei turisti. I mobilieri hanno creato mobili che “scaldano il cuore”, è il caso di Bulgarelli e Gay di Chatillon o ancora di VR Epiney e Montanari. In via Porte Pretoriane, la folla si accalca e staziona sui banchi di diversi artisti del legno, tra questi riscuotono l’interesse del pubblico le opere di Berardo Zamboni, dal 1970 in Fiera, che ha realizzato la sua “quarta e ultimascacchiera in noce e acero “un lavoro estenuante di un anno”. Come sempre il mondo fantastico di Massimo Megiolaro e i suoi folletti rubano gli scatti dei curiosi. I folletti in vespa e su un tatà sono stati tra i più apprezzati. Tra i volti nuovi della Fiera quello di Mario Bacherini di Nus, che porta la “Bataille de Reines” e, tornando al tema degli scacchi “il cavallo ribelle che si anima e rifiuta lo scacco”.
Ildo Borroz, tra i vari pezzi, espone la Natività e il presepe, scolpito con maestria e passione. Il tema equestre è presente in Moreno Savoie che ha immortalato nel legno il legame uomo – cavallo oltre che l’aspetto agonistico. Lascia poi a bocca aperta l’opera di Guglielmo Pramotton, che ha trasformato magicamente una radice di ragguardevoli dimensioni in un Presepe, con al centro la natività, il tutto sovrastato da angeli di legno e funghi umanizzati. Tra i manufatti che vanno a ruba ogni anno i tradizionali galletti di legno, che l’artigiano Enrico Oreiller, ad esempio, propone quest’anno in diverse vesti: in sughero, ricoperti di piume fatte con le pigne, colorati, a pois. Nessuno si trasformerà in pietra guardando “Medusa”, il mostro epico che invece dei capelli aveva un groviglio di sibilanti serpenti. Così come fece Perseo, infatti, Giuseppe Crestani ne mostra la testa, intagliata sul proprio banco.

Cosa dire poi dell’opera di Giangiuseppe Barmasse che troneggia sotto le Porte Pretoriane. Dopo la “Reina” in dimensioni reali dell’anno scorso, quest’anno lo scultore ha soddisfatto l’attesa degli appassionati con un’opera che, ricavata da un tronco di noce plurisecolare di eccezionali dimensioni, rappresenta la Principessa Maria José con al fianco le guide alpine Louis Carrel (appoggiato sulla Croce) e Giulio Bich, che nel luglio 1941 scalarono la vetta del Monte Bianco fino alla croce di ferro. Ai piedi dell’opera, intorno alla quale è difficile soffermarsi per la calca di gente, sono scolpiti alcuni simboli e utensili della montagna.

Sono solo alcuni esempi della maestria e della creatività degli artigiani valdostani. Ogni visitatore tornando a casa porterà con sé il ricordo o la suggestione di una scultura, di un manufatto, di un oggetto. E’ questo che lascia la Fiera: a chi ha le possibilità una scultura che capeggerà in qualche stanza in casa, per chi non ha le possibilità, la magia di un tuffo nel passato, nel legno, nella fantasia degli artigiani e…una foto che troneggerà appesa ad una parete con l’opera che ha preferito.

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