Mamme, papà, bambini in passeggino, educatrici, amministratori e semplici cittadini. Erano un centinaio questa mattina i valdostani arrivati sotto Palazzo regionale per dire "No" ai tagli ai servizi alla prima infanzia. Una rappresentanza dei manifestanti è salita in Consiglio regionale per consegnare al Presidente Marco Viérin il migliaio di firme raccolte in soli due giorni mentre una delegazione è stata ricevuta dal Presidente della Regione, Rollandin, dall’Assessore alla sanità, Fosson e dai rappresentanti della quinta commissione.
“Non abbiamo interrotto oggi nessun servizio” hanno spiegato i manifestanti “Contestiamo il fatto che si vada a toccare un servizio così delicato che lascerà a casa una trentina di lavoratori e che farà saltare un servizio di eccellenza. Nella migliore delle ipotesi se questa delibera dovesse venire approvata le famiglie si rivolgeranno al privato e nella peggiore al lavoro in nero” sottolineano i manifestanti.
Nella petizione le famiglie e gli operatori chiedono ai decisori della Regione “ma anche anche del nostro futuro, di provare ad osservare il nostro sistema da un’angolazione diversa, non ci sentiamo un costo ma un investimento”.
La raccolta firme accusa poi il governo regionale di aver evitato il confronto. “Da quando la diminuzione delle risorse ha interessato il nostro settore gli addetti ai lavori hanno sollecitato a più riprese un confronto con le amministrazioni locali evidenziando le criticità e portando soluzioni di risparmio che sino ad oggi sono rimaste poco o per nulla ascoltate”.
Non viene poi negata la necessità di una riorganizzazione “questa si può e si deve anche ridiscutendo scelte del passato poco lungimiranti ma non si può avvallare una lenta distruzione di quanto sinora realizzato con la semplice approvazione di una delibera, è svilente e umiliante sia per quanti garantiscono quotidianamente il sistema sia per quanto è stato investito sinora”.
Infine per tutti i due cambiamenti previsti dalla delibera – l’aumento delle rette da una parte e il passaggio ad un rapporto 1 a 8 educatori/bambini – "sono in antitesi perché prevedono un aumento dei costi per le famiglie ma anche una diminuzione della qualità del servizio".




