La conquista italiana dell’Everest

Sabato 29 aprile alle ore 10, nel Centro Congressi di Saint Vincent il gruppo alpini di Châtillon-Saint-Vincent ricorderà l'impresa con alcuni dei suoi protagonisti.

Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di fondazione della Sezione valdostana alpini, sabato 29 aprile alle ore 10, nel Centro Congressi di Saint Vincent si svolgerà un incontro per ricordare i 50 anni della prima scalata italiana sull’Everest. 
Durante l’appuntamento, organizzato dagli alpini del Gruppo di Châtillon-Saint-Vincent e del Gruppo Beauregard Smalp, Verranno proiettati filmati con immagini dell’epoca corredati da racconti di alcuni protagonisti.
Saranno presenti Rinaldo Carrel e Virginio Epis. Quest’ultimo , iscritto al Gruppo Aosta, fu protagonista di un eccezionale soccorso nella discesa verso la Cima Sud aiutando i suoi compagni di cordata Benedetti, Innamorati e lo Sherpa Sonam da una situazione che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia.

Carlo Gobbo, capogruppo dell’Aosta: “Virginio Epis, con i suoi 92 anni, è uno dei Saggi del nostro Gruppo. Fisico asciutto, mente lucidissima, ama ancora andare in montagna e ricorda con ricchezza di particolari quella sua avventura sul Tetto del Mondo. Nel suo Diario sono contenuti ricordi preziosi di cui Epis ci parla sempre e che abbiamo di recente pubblicato sul nostro giornale sezionale .”

Riuscire ad arrivare per la prima volta in cima all’Everest, la montagna più alta del mondo con i suoi 8.848 metri, veniva considerata, anni fa, come la grande occasione per acquisire un enorme prestigio nel mondo alpinistico. La Gran Bretagna ci riuscì per prima, nel 1953, con la cordata composta dal neozelandese Edmund Hillary e dal Capo Sherpa Tenzing Norgay. Vent’anni dopo, nel 1973, le autorità nepalesi concessero all’Italia il permesso a Guido Monzino, alpinista – esploratore di grande esperienza e solidità economica. Fu una spedizione che, approvata dallo Stato Maggiore dell’Esercito, coinvolse tutte le Scuole Militari Alpine Italiane ed i Corpi Armati dello Stato. Non tutti erano alpinisti e tanto meno himalaisti e sin da subito Monzino decise che la cordata di punta sarebbe stata composta dal Sergente degli Alpini Mirko Minuzzo e dall’Alpino Rinaldo Carrel, due uomini che avevano condiviso con lui tante esperienze.

Fu un successo e la cordata giunse in vetta il 5 maggio del 1973.
Gli eventi alpinistici, alcuni dei quali ebbero poi code polemiche mai sopite, avevano portato alla composizione di una seconda cordata con il Capitano dell’Arma dei Carabinieri Fabrizio Innamorati, il Maresciallo degli Alpini Virginio Epis ed il Sergente Maggiore degli Alpini Claudio Benedetti. Per loro la gioia di poter calpestare la neve in cima all’Everest giunse due giorni dopo. C’era una terza cordata pronta per il balzo finale, formata dal Capitano degli Alpini Roberto Stella, dal Maresciallo degli Alpini Agostino Tamagno e dal Sergente Maggiore degli Alpini Fausto Lorenzi. Monzino però, dopo la vittoriosa ascensione delle prime due, decise di concludere la spedizione.

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