Animali selvatici nei centri abitati, cosa fare e cosa no
Con l’aumento degli spazi urbani e la progressiva invasione dell’uomo negli habitat naturali con abitazioni, strade, infrastrutture e coltivazioni, anche in Valle d’Aosta gli animali selvatici si ritrovano ad avere sempre meno spazio a disposizione. Inoltre, soprattutto in inverno, molte specie faticano a trovare cibo sotto la neve e questo le porta a spingersi verso i centri abitati, attirate dalla possibilità di trovare cibo nelle spazzature e per strada.
In questo contesto è importante sapere quali comportamenti adottare per rispettare gli spazi degli animali ed evitare situazioni potenzialmente pericolose per entrambe le parti. Abbiamo quindi chiesto il parere della biologa ed esperta di fauna Caterina Ferrari. “Quello che non va fatto è dare loro da mangiare perché si tratta una risorsa non adatta all’animale e lo disabitua a procacciarsi il cibo in natura. Questo comportamento inoltre mette in pericolo anche le persone perché il contatto diretto e personale con un animale selvatico può essere causa di infezione e di malattie”.
Per non attirare questi animali nei centri abitati, la prima regola è proprio quella di evitare di interagire con loro. Ma non sempre questo è possibile. Infatti, come nel caso della volpe avvistata nei giardinetti di quartiere Cogne nelle scorse settimane, “se l’animale si fa vedere regolarmente in città e vicino alle case, è opportuno chiamare la forestale, ma prima di tutto è necessario smettere di attirarla con il cibo”. La città è ormai divenuta un sistema ecologico importante ed è quindi normale che sia considerata da alcune specie un terreno di predazione, ma è fondamentale evitare di rompere gli equilibri interrompendo la catena alimentare.
Anche “il fatto di documentare e mettere in rete gli incontri con l’animale, è un po’ un’arma a doppio taglio – sottolinea Ferrari – perché amplifica la situazione e incoraggiando l’interazione con l’animale e dipingendola come un momento speciale da immortalare, quando invece si tratta di una situazione dannosa per entrambe le parti”.
Alcune cause di queste situazioni di convivenza forzata sono la mancanza di spazio e l’erosione dei “territori-cuscinetto tra centri abitati e la natura. Gli habitat sono sempre più ristretti e poco collegati tra di loro, quindi gli animali sono costretti ad avvicinarsi sempre di più alle zone antropizzate anche solo per spostarsi”. Come se non bastasse, i lockdown causati dalla pandemia hanno esacerbato questo fenomeno di avvicinamento proprio perché, per lunghi periodi, i centri abitati si sono svuotati e la natura ha cominciato a riprendersi i suoi spazi. “Abbiamo visto video emblematici di lupi che attraversavano i paesi qui in Valle d’Aosta, delfini nei canali di Venezia, ma anche in Piazza San Pietro è ricresciuta l’erba tra i sampietrini. Questi fenomeni sono da considerarsi normali”.
Gli habitat naturali sono sistemi molto delicati che stanno cambiando rapidamente (anche a causa del cambiamento climatico), e questo crea degli squilibri che possono modificare le abitudini della fauna. Inoltre spesso l’uomo ha causato – più o meno consapevolmente – l’introduzione di specie alloctone (come ad esempio lo scoiattolo grigio americano) che contribuiscono ulteriormente a disturbare gli equilibri dell’ecosistema. In questo contesto diventa quindi fondamentale prendere consapevolezza di questo impatto per evitare di creare ulteriori danni alle specie autoctone e agli animali selvatici in generale.