Cai e Comitato: “Lo stesso studio ammette l’insensatezza del collegamento con Cime Bianche”

Cai Valle d’Aosta e Ripartire dalle Cime Bianche smontano pezzo per pezzo gli studi propedeutici e preliminari alla valutazione di fattibilità del collegamento intervallino Cime Bianche.
Cime Bianche Marcello Dondeynaz e Piermario Reboulaz
Ambiente

Uno studio zoppo, con carenze macroscopiche, un report degli equivoci e ancora una relazione tutta da rifare, una mistificazione dei dati. Cai Valle d’Aosta e Ripartire dalle Cime Bianche smontano pezzo per pezzo gli studi propedeutici e preliminari alla valutazione di fattibilità del collegamento intervallino Cime Bianche. “Depurato dalle velature propagandistiche e dalle manomissioni di dati, imposte dalla committenza, lo stesso studio ammette l’insensatezza, l’insostenibilità di una linea funiviaria nel Vallone delle Cime Bianche, peraltro completamente a carico dei contribuenti valdostani”. 

Fra le tante critiche mosse allo studio il fatto di non affrontare il nodo della percorribilità normativa e legale dell’intervento, “che abbiamo posto fino dal 2020”. Se il Consiglio Valle dovesse decidere nei prossimi mesi di procedere con l’intervento “siamo pronti ad opporci in tutte le sedi legali, anche di fronte alla Corte di Giustizia europea – scandisce Marcello Dondeynaz –  perché l’intervento è legalmente impossibile  e ogni risorsa pubblica utilizzata costituisce un danno erariale”. 

Secondo il presidente del Comitato Ripartire dalle Cime Bianche poi lo studio “non presenta un solo dato, una sola valutazione sullo stato degli impianti esistenti, sulla necessità di ammodernamento e sostituzione, sui costi, sul ritorno in termini di attrattività dei comprensori interessati”. Soltanto per rifare l’impianto Breuil-Cervinia Plateau Rosà serviranno 120 milioni di euro, ma anche altri collegamenti già esistenti avranno bisogno a breve di esser rinnovati.  

Tutto il report è poi un confronto fra cinque possibili soluzioni, anche se in realtà c’è solo un’unica soluzione (Nda la cinque) “di ripiego del tutto inefficace per sciatori e escursionisti”. Per i primi “comporterebbe trascorrere ore sul impianti di trasferimento”, senza contare che il grande comprensorio è “virtuale e non reale” perché “la stazione di Vardaz è impossible e quindi la realizzazione di una pista è impossibile”. Viene messa poi una “croce definitiva sull’auspicata pista da discesa nel Vallone di Cime Bianche”. La stessa peraltro comporta “gravi danni ambientali” sia sul piano paesaggistico che “per i seri pericoli che correrebbe l’avifauna”.

Per gli escursionisti “il dislivello è ridicolo”. Non viene poi considerata la disparità di presenze fra i due comprensori del Cervino e e del Monte Rosa. 

Nell’analisi della coerenza del progetto con il quadro programmatico emerge “una totale incoerenza fra l’idea progettuale e gli obiettivi ambientali delle politiche europee, nazionali e regionali”. La relazione paesaggistica viene definita “imbarazzante” con alcuni “passaggi esilaranti” come quando si afferma “il gusto dell’escursione in una montagna intatta è ridotto significativamente dalla sensazione di salire in quota per raggiungere non un tempio della natura incontaminata ma un luogo molto più alterato di tutti quelli che si sono attraversati nel percorso”.

Sulle misure compensative, spunta “il recupero dei servizi ecosistemici attraverso il potenziamento degli stessi in un’area urbana quale la città di Aosta”. 

Non va meglio alla valutazione della sostenibilità economica, anch’essa stroncata da Dondeynaz che parla di “errori di calcolo grossolani“, come quando le presenze aggiuntive da 16mila (7440+8400) passano a 32mila. “Lo studio non trae nessuna conseguenza in termini di perdita di utenza a causa dell’incremento del prezzo dello skipass”, manca poi una valutazione di contesto sul futuro del turismo valdostano di fronte al cambiamenti in atto, sull’evoluzione del mercato dello sci, della domanda turistica e dei maggiori competitor.
L’unico accenno sulle prospettive per la Regione è che è “…elemento certo è il positivo ritorno di immagine e reputazione che può derivare”  dalla nascita del nuovo comprensorio.

Infine lo studio non avrebbe ascoltato le voci dei turisti. Per questo durante l’estate sono stati somministrati da parte del Comitato circa 700 questionari i cui risultati saranno presentati il 16 settembre alle ore 15 al cinema Sant’Anna di Champoluc.

3 risposte

  1. Non concordo e non comprendo in nessuna maniera l’ ideologica opposizione a questo progetto da parte del CAI e dei 4 talebani che seguono.
    Il progetto che non prevede la realizzazione della pista di discesa ma un impianto di collegamento tra la Val d Ayas e il vallone delle Cime Bianche ha avuto moltissimi consensi non solo in val d aosta , a livello mondiale , ma anche nella stessa svizzera dove i progetti vengono realizzati presto e bene senza falsi condizionamenti nell ottica di una difesa e valorizzazione dell’ambiente di montagna autentica e vera .Non facciamoci del male , tafazzi è andato in pensione , avanti tutta ..

  2. “L’unico elemento “certo è il positivo ritorno di immagine e reputazione che può derivare” dalla nascita del nuovo comprensorio.” E questa ammissione di Dondeynaz è in totale contraddizione con il danno erariale da lui sottolineato. Il ritorno di immagine farà sì che più turisti stranieri verranno in Valle e il turismo ne beneficerà in maniera concreta. Altro che danno erariale!!!

  3. Avanti tutta CAI non fatevi intimorire dagli onorevoli di palazzo regionale saliti sulla poltrona dorata per 4 miseri voti e che vogliono decidere le sorti del ns bel territorio

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