Con il cambiamento climatico che avanza e la neve che invece si ritira sempre di più, si impongono nuove scelte politiche e amministrative nelle aree di montagna. Accanto a quelle che puntano verso una diversificazione dell’economia invernale, ci sono anche gli investimenti per salvarne, per quanto possibile, i settori più tradizionali.
È in questa direzione che procede il consiglio comunale di Morgex, che nella seduta del 9 luglio 2026 ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per la realizzazione del primo lotto di un impianto di innevamento al servizio della pista di fondo di Arpy.

“Il progetto nasce da un’esigenza condivisa con lo Sci club Valdigne, che ci ha fatto presente il rischio, nei prossimi anni, di rimanere senza neve soprattutto nella prima parte della stagione”, spiega il sindaco Federico Barzagli.
Quella di Arpy è una pista piuttosto tecnica, omologata per le gare e quindi frequentata molto dagli sci club, ma anche dai turisti. Questi ultimi, in particolare, spesso si riversano ad Arpy in caso di chiusura della val Ferret per pericoli valanghivi.
“Insieme all’anello di La Thuile e alla pista della Val Ferret, questa è una delle uniche tre piste di fondo nell’alta Valle, quindi è molto frequentata”, racconta il gestore della pista e dell’ostello di Arpy Enrico Privizzini, che nella scorsa stagione ha contato circa 3.000 biglietti giornalieri, oltre a un centinaio di abbonamenti stagionali.

Situato a una quota di 1.700 metri, il comprensorio di Arpy in passato non aveva mai avuto problemi di innevamento e apriva solitamente a inizio novembre. Col tempo, però, la neve è iniziata a mancare soprattutto nell’area di partenza e di arrivo delle gare, compromettendo la continuità del circuito. “La neve c’è dappertutto meno che in questo tratto”, spiega Privizzini, “che però è indispensabile per garantire l’anello per le gare”.
“L’impianto di innevamento ci consentirebbe di avere un po’ di stoccaggio di neve a inizio stagione, per spalmarla dove serve nei mesi successivi”, aggiunge il Sindaco. Con la speranza, nelle previsioni di Privizzini, di “riuscire magari a riaprire con un po’ di anticipo, visto che negli ultimi anni abbiamo aperto a fine novembre il comprensorio, che è comunque uno di quelli che inizia prima la stagione”.

Nello scorso consiglio comunale, è stato approvato anche il quadro economico del progetto di fattibilità, dell’importo complessivo di 408.527,84 €, finanziato per l’80% mediante contributo regionale e per il restante 20% tramite risorse comunali.
“Il progetto prevede l’acquisto di una torretta e di due cannoncini che non sono fissi ma mobili, evitando così ogni impatto estetico”, spiega ancora il Sindaco. “Saranno creati anche due pozzetti da cui si potrà prelevare l’acqua del torrente, in accordo con i limiti imposti dalla Regione. Con lo sviluppo dei lotti successivi si tenterà di attingere l’acqua direttamente dalla falda, per evitare di interagire con il torrente ed essere così più autonomi”.

Salvo imprevisti, il primo lotto dell’impianto sarà completato nel prossimo inverno. Negli auspici dell’amministrazione, la struttura potrà assicurare la sopravvivenza di un comprensorio che, negli anni, si è arricchito di diversi servizi, puntando sulla diversificazione dell’offerta turistica.
“Abbiamo ormai preso atto del fatto che non si può campare solo di sci di fondo”, confessa Privizzini. “Per questo abbiamo puntato sulle ciaspole, sullo snow park e lo scialpinismo, apprezzato soprattutto dai turisti francesi. Ci siamo, insomma, attrezzati per far diventare quella che era solo una pista di fondo un vero e proprio comprensorio. E se una volta da uno sci club piemontese venivano 45 fondisti e 2 ciaspolatori, ora arrivano 25 fondisti e altrettanti ciaspolatori”.
