Annamaria Franzoni è in carcere. Si chiude il giallo di Cogne.

La prima notte in cella sarebbe trascorsa tranquilla. La Franzoni, dopo la condanna definitiva a 16 anni di carcere, è stata arresta ieri sera, verso le 23,17, dai carabinieri. Oggi sarà sentita dallo psicologo.
Annamaria Franzoni
Cronaca
Annamaria Franzoni, da questa notte, si trova presso l’istituto penitenziario Dozza di Bologna. La prima notte in cella sarebbe trascorsa tranquilla. La Franzoni, dopo la condanna definitiva a 16 anni di carcere, è stata arresta ieri sera, verso le 23,17, dai carabinieri. I bambinini piangono, non vogliono che i militari portino via la loro mamma. E’ finito così, il lungo processo sul caso Cogne. Tutto il paese di Ripoli Santa Cristina, sull’Appennino Emiliano, si stringe intorno alla donna. Nessuno crede nella sua colpevolezza. Eppure, per i giudici è lei la colpevole. E’ stata lei il 30 gennaio del 2002 a uccidere suo figlio, il piccolo Samuele di soli 3 anni. Ieri, la Cassazione ha confermato la sentenza d’appello a 16 anni di carcere. Ora, si può dire che il giallo di Cogne è ufficialmente chiuso. La sentenza è uscita poco dopo le 21, dopo quattro ore di camera di consiglio.
 
Era il 30 gennaio del 2002, quando la stessa Franzoni chiama il 118 per dire che il figlio vomita sangue. Dal quel giorno, è iniziata una lunga battaglia giudiziaria, fatta di perizie, contro perizie. Poi, il processo di primo grado. Il 19 luglio del 2004, il gup di Aosta, Eugenio Gramola, condanna, in abbreviato, la Franzoni a 30 anni di carcere. Altre perizie, altri esperti a esaminare le tracce di sangue su pigiama e zoccoli, elementi chiavi per la procura di Aosta. Il 27 aprile del 2007 la Corte d’appello condanna la donna a 16 anni di carcere.
Oggi, la Franzoni sarà sentita dallo psicologo e intanto rimane sorvegliata a vista, per paura che si possa togliere la vita. Eppure, nonostante un verdetto definitivo rimangono ancora tanti i dubbi. L’arma del delitto non è mai stata trovata, il movente neppure. Ma per i giudici non ci sono più dubbi.
Ieri, il sostituto procuratore generale Gianfranco Ciani, numero uno per competenza, nella sua requisitoria ha chiesto la conferma della condanna, “con umana sofferenza, ma con giuridica certezza”, ha detto. Per il sostituto procuratore generale le obiezioni avanzate dalla difese erano tutte da respingere. Per il pg Ciani i metodi utilizzati per la perizia psichiatrica, fatti in appello, sulla Franzoni erano validi. Come validi i metodi di indagini utilizzati dai periti.La Cassazione ha confermato quindi l’impianto accusatorio della procura di Aosta. Le indagini erano state coordinate dal pm Stefania Cugge e in un secondo tempo dal collega Pasquale Longarini. Un impianto accusatorio che ha retto a tutti i gradi di giudizio.
Ho sempre provato una pena per la signora Franzoni – ha dichiarato il procuratore di Aosta, Maria Del Savio Bonaudo – sin dal primo giorno dell’omicidio. La sentenza della Cassazione ribadisce che non siamo noi i responsabili della tragedia. Questo è comunque l’epilogo naturale per una vicenda lunga e travagliata”.  
Ora, restano la disperazione della Franzoni e il dolore dei suoi familiari. E Cogne, chiede di poter dimenticare.

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