Cervinia, botte e insulti agli ex dipendenti: tre condanne

Il giudice Tornatore ha inflitto un anno e 6 mesi di carcere al pregiudicato Franco Musso, nonché un anno e due mesi ognuna a Cristina Angotzi (titolare, all’epoca dei fatti, del locale “Les Skieurs d’Antan”) e a sua cugina Monica Angotzi.
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Cronaca

Esattamente sette giorni dopo le richieste di pena è arrivata la sentenza. Il giudice monocratico Marco Tornatore ha condannato oggi, venerdì 16 aprile, i tre imputati per la “spedizione punitiva” dell’aprile 2019 nei confronti di due ex dipendenti di un ristorante di Cervinia (Valtournenche). A Franco Musso (54 anni) sono stati inflitti un anno e 6 mesi di carcere, all’allora titolare del locale “Les Skieurs d’Antan” Cristina Angotzi (46) e a sua cugina Monica Angotzi (44) un anno e due mesi ognuna.

Le imputazioni cui si riferisce la condanna (che erano mosse a vario titolo) sono la violazione di domicilio e le lesioni personali aggravate. Ad una delle due parenti era contestata anche la violenza privata, ma su questo capo d’accusa il giudice ha deciso per l’assoluzione. Il pm Luca Ceccanti, nella precedente udienza, aveva sollecitato condanne a due anni di carcere per Musso, ad un anno e 10 mesi per Monica Angotzi e ad un anno e 9 mesi per Cristina Angotzi.

Tutti e tre gli imputati erano difesi dall’avvocato Ascanio Donadio, che aveva chiesto di scagionare totalmente i suoi assistiti. Nella tesi d’accusa (ad indagare erano stati i Carabinieri della stazione del Breuil), Cristina Angotzi aveva deciso di “punire” i due ex dipendenti, rei ai suoi occhi di aver segnalato all’Ispettorato del lavoro la loro mancata retribuzione. Per questo si era rivolta a Musso, pregiudicato compagno della cugina, e tutti e tre si erano recati a casa della coppia di lavoratori.

Nella ricostruzione dei militari e della Procura, l’uomo armato di un coltello aveva colpito uno dei due con “un violentissimo pugno al volto”. Quindi, “ulteriori colpi, sempre al volto, con il manico del coltello” e il tentativo di percuotere anche con una sedia. La convivente della vittima, a quel punto fuggiva, trovando le due cugine fuori casa. La titolare del ristorante l’avrebbe apostrofata: “questo è perché mi avete denunciata ai Carabinieri… perché mi è venuto nel locale l’Ispettorato del lavoro… adesso avete ciò che vi meritate”.

La parente Monica, per la Procura, ci aveva aggiunto insulti (incluso “tossici di merda”), mentre Musso palesava il motivo della “visita” intimando: “adesso se chiami i Carabinieri ti faccio sparare. I tre si sarebbero poi allontanati celermente. Nelle indagini erano stati sentiti dei testimoni, raccolta documentazione medica e fotografica ed acquisite le immagini della sorveglianza, che avevano confermato il passaggio dell’auto di Musso lungo la strada della Valtournenche.

Nel giugno 2019, nei confronti degli imputati erano anche scattate alcune misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale. Alla valutazione di concederle, si leggeva nelle carte, avevano concorso anche “la disponibilità di armi, mostrate e usate nel corso dell’aggressione” e un episodio del 2018, connotato dalla volontà di “punire” un altro dipendente dell’attività. Musso (oggi detenuto per altri motivi) risultava noto alle forze dell’ordine per delitti di rapina e reati predatori e a base violenta.

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