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Ultima modifica: 29 Marzo 2019 9:02

Corruzione Vda, Rollandin condannato a quattro anni e sei mesi

Aosta - Con la condanna di oggi per Rollandin scatta la sospensione per la "Severino". Il primo escluso fra le fila dell'Uv è il primario Flavio Peinetti.  4 anni 6 mesi e 20 giorni per Accornero, 3 anni e 8 mesi per Cuomo.

 

Lo si è visto a molte delle udienze ed anche stamattina è rimasto in aula ad ascoltare la replica del pm Luca Ceccanti, seguita dall’“ultima parola” dei suoi difensori. Nel pomeriggio di oggi, giovedì 28 marzo, quando alle 16.20 il Gup Paolo De Paola ha pronunciato la parola “colpevole” subito dopo il suo nome, Augusto Rollandin, sott’accusa per episodi del tempo in cui era Presidente della Regione, non era presente in aula. Non ha sentito il giudice infliggergli 4 anni e 6 mesi di carcere, per il reato di corruzione. L’“Imperatore” della politica valdostana non ha concesso ad alcuno di vederlo uscire dal Tribunale con la corona d’alloro avvizzita dal verdetto.

Dall’accusa di associazione a delinquere Rollandin è stato assolto “perché il fatto non sussiste”, così come gli altri due imputati cui era contestata. Si tratta dell’ex consigliere delegato del Forte di Bard Gabriele Accornero e dell’imprenditore alimentare Gerardo Cuomo, ai quali sono stati inflitti rispettivamente 4 anni 6 mesi e 20 giorni e 3 anni e 8 mesi di reclusione, per corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Il già manager Finaosta è stato scagionato dall’accusa di peculato. Entrambi erano presenti in aula e, all’uscita, non hanno rilasciato commenti ai cronisti in attesa.

Le reazioni dei legali

Per tutti hanno parlato i legali, tenendo una linea comune: condanne pesanti, perché relative a reati puniti dal Codice con pene importanti. Per Giorgio Piazzese, che ha difeso Rollandin con il collega Carlo Federico Grosso, il verdetto “non si giustifica, perché il materiale probatorio non dimostra l’esistenza della corruzione. Non possiamo fare altro che aspettare le motivazioni, leggerle e certamente fare appello”. Il legale ha poi confermato che l’esito del processo farà scattare la sospensione dalla carica, ai sensi della legge “Severino”, per il suo cliente, attuale Vicepresidente del Consiglio regionale. “E’ di diritto”, ha constatato. Il primo escluso della lista dell’Union Valdôtaine è il primario Flavio Peinetti.

“Le sentenze si commentano dopo che uno le ha lette. – si è limitato a dire l’avvocato Gilberto Lozzi, del team difensivo di Cuomo, assieme a Maria Rita Bagalà – E si leggono quando c’è la motivazione. Naturalmente, non è il risultato che speravo, anche se per l’associazione a delinquere è riconosciuto che il fatto non sussiste”. Parla di “sentenza che ci lascia assolutamente esterrefatti” Corrado Bellora, legale, con Guido Furgiuele, di Accornero. “Eravamo assolutamente convinti dell’insussistenza di tutti i reati, ma in particolare delle corruzioni. – aggiunge – Leggeremo le motivazioni: questi processi si fanno in tre gradi di giudizio, non in uno”.

Le pene accessorie

Nel sentenziare, il Gup ha inoltre disposto alcune varie accessorie: per tutti e tre l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per quattro. Nella sua requisitoria, il pubblico ministero aveva chiesto la pena più elevata, cioè 6 anni e 6 mesi per Accornero, nonché 6 anni a testa per Rollandin e Cuomo. Non sono stati stabiliti risarcimenti, perché la Regione autonoma Valle d’Aosta, persona offesa dai fatti alla base del procedimento, non si è costituita parte civile, diversamente da quanto fatto nel giudizio finito ieri, sui finanziamenti al Casinò (in cui il danno dovrà essere rifondato con 120 milioni di euro). “Non era obbligatorio”, aveva dichiarato il presidente della Regione Antonio Fosson, cui competeva la decisione, interpellato in merito.

Gli altri imputati

Pronunciamenti articolati per gli altri quattro imputati. L’artigiano Francesco Maruca (43 anni, di Saint-Christophe) è stato assolto “per non aver commesso il fatto” da tutte le accuse. Il libero professionista Simone D’Anello (31, Aosta) è stato condannato a 2 anni 8 mesi e 20 giorni di reclusione per corruzione e turbativa d’asta. L’artigiano Salvatore D’Anello (45, Aosta) e l’imprenditore Davide Bochet (50, Saint-Pierre) si sono visti infliggere 5 mesi e 10 giorni (assieme a 200 euro di multa) ognuno per turbata libertà di scelta (il primo è stato assolto dalla corruzione). Per gli ultimi due, il giudice ha disposto la sospensione della pena.

L’indagine “Effrenata Audacia”

Le indagini erano iniziate nel 2017. I Carabinieri del Reparto Operativo del Gruppo Aosta, comandati dal tenente colonnello Maurizio Pinardi, impegnati nello sviluppo di “Geenna”, si erano imbattuti in episodi e conversazioni non legati alla ‘Ndrangheta, ma che lasciavano emergere fatti corruttivi nel sottobosco delle partecipate regionali. Il materiale probatorio era stato quindi portato all’attenzione della Procura di Aosta, che aveva aperto un fascicolo autonomo. L’attività investigativa viene battezzata, usando il latino, “Effrenata Audacia”. In italiano si traduce come “Sfrenata audacia”, ad indicare un’attitudine alla sfrontatezza palesata da alcune circostanze finite sotto la lente d’ingrandimento dei militari.

Parliamo, sostanzialmente, del trasferimento del “Caseificio valdostano” nei locali della “Autoporto Spa” (con sfratto del precedente inquilino “Deval”), che sarebbe avvenuto su “interessamento” di Rollandin, con “ricompensa” da parte di Cuomo rappresentata da un cambio gomme e da un incontro elettorale, in vista delle regionali 2013, nella sede dell’azienda alimentare. Il filone che ha riguardato il Forte di Bard, invece, era relativo alle forniture di “Food & Beverage” in occasione dell’endurance trail “4K” (assegnate al “Caseificio”) e ad alcuni lavori nella fortezza commissionati, secondo l’accusa, ad artigiani “amici”, che si sarebbero poi sdebitati con interventi a casa dell’allora Consigliere delegato.

All’inizio di novembre 2017, per Cuomo ed Accornero scattano le manette. Resteranno ai domiciliari per quasi due mesi, fino alla vigilia di Natale. Per l’ex Presidente della Regione, sul far del nuovo anno, il pm Ceccanti chiede l’arresto. Le carte rivelano che numerosi spunti investigativi relativi ad altri ambiti cardine dell’apparato pubblico valdostano volevano essere approfonditi dalla Procura diretta da Paolo Fortuna, disegnando una vera e propria mappa dell’“Impero Rollandin”, e che solo il carcere per il politico unionista avrebbe garantito l’adeguato svolgimento dell’inchiesta. Il Gip Giuseppe Colazingari nega, tuttavia, la misura cautelare e si arriva in aula con gli elementi disponibili. Il resto è storia di oggi. Storia che racconta quell’“Effrenata Audacia”, di cui i Carabinieri avevano gelosamente custodito il nome, com’è nel loro carattere.

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