Corte dei conti, il debito “postergato” del Casinò finisce nel giudizio d’appello

La segnalazione del Tribunale, relativa ad un’ipotesi di danno erariale da 48 milioni, è stata inviata dal procuratore regionale Atelli alla Procura generale, in vista dell’udienza di secondo grado.
La sede di Finaosta
Cronaca

La segnalazione di un possibile danno erariale, sottoscritta dal presidente del Tribunale Eugenio Gramola e dal giudice Marco Tornatore ed inviata nelle scorse settimane alla Procura regionale dalla Corte dei Conti, è sulla via di Roma, in vista del giudizio contabile d’appello sui 140 milioni di euro di finanziamenti erogati dalla Regione al Casinò.

La comunicazione dei due magistrati riguarda il credito da 48 milioni 88mila e 55 euro vantato dalla Regione, tramite Finaosta, nei confronti della Casa da gioco. Nel piano di concordato depositato dalla “Casinò de la Vallée” quella cifra è stata “postergata”, cioè subordinata alla soddisfazione degli altri creditori. È previsto che questi, tuttavia, vengano liquidati solo in percentuale, non integralmente, e il Tribunale ritiene pertanto il credito semplicemente “non pagabile” nell’ambito della procedura, indipendentemente da come essa si concluda.

Da questo aspetto, dalla constatazione che quei soldi (relativi a tre finanziamenti concessi tramite Finaosta) sono destinati a non rientrare nelle casse della Regione (che è socia al 99.9% del Casinò, oltre a partecipare integralmente la finanziaria che ha erogato), l’“alert” trasmesso da via Ollietti a piazza Roncas ed ora inviato dal procuratore Massimiliano Atelli alla Procura generale contabile, in vista dell’udienza di secondo grado, prevista entro la fine dell’anno.

Si tratta di un fatto che introduce una variabile non indifferente: lo scorso 25 ottobre, ad Aosta, nell’udienza contabile di primo grado, diciotto consiglieri regionali (otto in carica e gli altri del passato) erano stati condannati a risarcire l’ente piazza Deffeyes per 30 milioni. I giudici chiamati a decidere sui quattro finanziamenti deliberati alla Casa da gioco tra il 2012 e il 2014 avevano considerato danno erariale solo una parte di uno di essi, cioè la ricapitalizzazione da 60 milioni votata dal Consiglio Valle.

Gli altri 80 erano stati esclusi dall’ipotesi, ritenendo che non vi fosse “prova che la società del Casinò non sia in grado di restituire i finanziamenti ricevuti sotto forma di mutui accesi”. Ora, la prospettazione del Tribunale, derivante dall’analisi dei contenuti del piano di concordato, mette in discussione, almeno per 48 milioni, la restituzione delle somme dovute dalla Casa da gioco a Finaosta (e quindi alla Regione). Quanto peserà sul verdetto finale?

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