Fallimento “Italscavi Srl”, 46enne a processo per bancarotta fraudolenta

Imputato è Francesco Curcio, di Crotone. Per la Procura avrebbe contribuito – attraverso operazioni con altre quattro società - alla dissipazione del patrimonio dell’impresa, dichiarata fallita con un passivo di 2,4 milioni di euro.
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Cronaca

Ha preso il via al Tribunale di Aosta il processo scaturito dal fallimento della “Italscavi Srl”, impresa edile con sede a Petilla Policastro, dichiarato nel 2012, con un passivo di 2,4 milioni di euro. Imputato di bancarotta fraudolenta è Francesco Curcio, 46enne di Crotone, già amministratore dell’azienda. La Procura, rappresentata in aula dal pm Eugenia Menichetti, lo accusa di aver contribuito, assieme ad altre due persone (tra le quali la moglie, già uscite di scena processualmente, patteggiando in passato) alla distrazione del patrimonio societario.

In particolare, gli inquirenti hanno messo a fuoco i rapporti tra la “Italscavi Srl” ed altre quattro aziende, tutte riferite – di diritto, o di fatto – all’imputato. In tale contesto sarebbero avvenute operazioni di vario genere, incluse cessioni di rami aziendali a prezzo “non congruo” (negli accertamenti della Guardia di finanza ne sono emerse in particolare due, a 10mila e 15mila euro), nonché di veicoli, oltre a movimenti bancari. Secondo la Procura, una “commistione di patrimoni” fra società mirata a celare la dissipazione.

Oltre al curatore fallimentare (che ha spiegato come l’attivo registrato ammontasse appena a 59mila euro e la documentazione contabile fosse “non organizzata”) e ad uno dei militari della Guardia di finanza occupatosi delle indagini, nell’udienza di ieri è stata ascoltata, quale testimone, una legale rappresentante di un’azienda incaricata di alcuni lavori dall’impresa fallita, nel periodo tra il 2011 e il 2012, in particolare riguardo il passaggio di un automezzo. “Vantavamo un credito nei confronti della ‘Italscavi Srl’ – ha detto – e, dopo alcuni solleciti di pagamento, ci hanno proposto il veicolo a titolo di parziale compensazione della somma dovuta”.

Tra le aziende di cui gli inquirenti hanno tracciato rapporti con la ditta che ha chiuso i battenti vi è anche il Consorzio Gecoval, assurto agli albori delle cronache nel giugno 2015, per essere stata la prima impresa con sede in Valle d’Aosta ad essere colpita da un’interdittiva antimafia (perdendo così, tra l’altro, un appalto per le manutenzioni idrauliche dalla Regione, del valore di 300mila euro). Inoltre, ad agosto dello stesso anno, il Tribunale di Reggio Emilia aveva disposto il sequestro preventivo del 49.8% delle quote sociali, chiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna.

Una misura scaturita dall’inchiesta “Aemilia”, nell’ambito della quale gli inquirenti avevano ritenuto che la partecipazione sequestrata fosse sotto la diretta influenza (tramite un’altra società e attraverso un prestanome) dei fratelli Palmo e Giuseppe Veltrinelli, considerati la “propaggine imprenditoriale” di un’organizzazione criminale legata alla ‘ndrangheta. I due erano ritenuti in rapporti con il boss Nicolino Grande Arcari, al vertice di una ‘ndrina crotonese decisa ad infiltrare l’economia emiliana, calabrese, veneta e con una ramificazione nella nostra regione.

Francesco Curcio, inoltre, nel 2014, aveva riportato una condanna al Tribunale di Aosta, ad un anno e otto mesi di carcere, oltre a 400 euro di multa. In quel caso, l’accusa era di tentata estorsione, per fatti legati all’appalto quinquennale 2012-2017, perso dall’imputato, per lo sgombero neve lungo la strada regionale della Valtournenche. La prossima udienza del processo sulla bancarotta “Italscavi Srl” (il collegio giudicante è formato dai giudici Eugenio Gramola, Paolo De Paola e Davide Paladino) è stata fissata per il 27 febbraio prossimo.

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