Finaosta, la responsabile della Trasparenza “boccia” la selezione di un dirigente

Dalla verifica interna, di cui Aostasera ha potuto leggere l’esito, emerge una “cattiva gestione” della procedura. In particolare, rispetto ai principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità. L’azienda: eventuali repliche dopo la fine del giudizio in corso in Tribunale.
Finaosta
Cronaca

“La scrivente ritiene che ricorrano talune irregolarità che denotano una ‘cattiva gestione’ della procedura o, comunque, un malgoverno delle norme e dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità cui è soggetta la Società, in specie quanto all’esigenza di garantire la parità di trattamento tra i candidati”. Una valutazione netta, che ci si aspetterebbe dalla magistratura, o comunque da un entità terza rispetto a quella sotto esame. Invece, sono parole tratte dalla relazione della Responsabile della Prevenzione della corruzione e della trasparenza di Finaosta, Silvia Ferro, e riguardano una selezione per l’assunzione di un dirigente, lanciata dalla stessa finanziaria regionale.

Il posto per cui era stata bandita la ricerca di personale è nell’ambito della direzione del credito della società e l’assunzione ha avuto decorrenza dallo scorso 10 gennaio, a seguito dell’esito selettivo. Un concorrente, attraverso un avvocato, ha però contestato a Finaosta, vari aspetti della procedura svolta, vedendovi delle opacità. Così, la Dirigente del Personale e Servizi, su indicazione del Presidente e del Direttore generale, ha messo in moto l’analisi interna, basata sulla documentazione disponibile in azienda e sintetizzata nella relazione che Aostasera ha avuto modo di leggere.

Criticità “sin dalla progettazione”

Dopo la corrispondenza con Finaosta – dal capitale, va ricordato, interamente posseduto dall’amministrazione regionale (e sottoposta, tra l’altro, alla vigilanza di Banca d’Italia) – il concorrente, insoddisfatto, si è rivolto al Giudice del lavoro con un ricorso. Il procedimento è ancora in corso (l’udienza di discussione della causa è fissata per il 17 maggio prossimo), ma per parte sua la Responsabile della Prevenzione della corruzione e della trasparenza mette nero su bianco “talune criticità relative alla gestione, in concreto e sin dalla progettazione, della procedura”. Quali sono? Le si scopre ripercorrendo l’iter della selezione.

L’avviso rettificato

L’avviso di selezione viene pubblicato, la prima volta, il 3 giugno dello scorso anno. A fronte di tale indizione, perviene una sola candidatura. Per favorire una partecipazione più ampia, il Consiglio d’amministrazione di Finaosta, il 25 dello stesso mese dispone la rettifica del bando. Viene aggiunto un titolo di studio a quelli inizialmente richiesti (la laurea in Giurisprudenza, sia del vecchio ordinamento, sia specialistica e magistrale) e si indica semplicemente con l’aggettivo “comprovata” (e non con una specifica quantificazione, cioè “un periodo non inferiore a quattro anni negli ultimi venti anni”, come si leggeva nella versione iniziale) l’esperienza richiesta nel settore ai candidati.

La richiesta di posticipare l’orale

La riformulazione scaturisce l’obiettivo auspicato, perché per il nuovo avviso pervengono 11 candidature. Una viene non viene ammessa, gli altri procedono verso l’accertamento di conoscenza della lingua francese. Tra 5 esonerati e 4 “promossi”, 9 persone in tutto accedono alla fase successiva, che si compone di una prova scritta tecnica e, per chi la supera, di una orale. Il 30 settembre 2021, i candidati ricevono la convocazione via Pec. Una di loro segnala che, qualora superasse lo scritto, non potrebbe partecipare in persona all’orale, previsto il 20 ottobre, in quanto all’estero per ragioni professionali, e chiede il posticipo della convocazione dell’orale.

La domanda viene giudicata inaccoglibile, con la candidata che rilancia quindi di essere sottoposta in videoconferenza all’eventuale colloquio, vedendo accettata questa istanza. Nella relazione di verifica interna, l’accondiscendenza alla richiesta “non appare conforme ai principi di parità di trattamento, né legittimata dall’avviso selettivo”. Anche perché l’impossibilità alla partecipazione viene comprovata producendo dei biglietti aerei, “dai quali non si può desumere alcuna trasferta o impegno – osserva la Responsabile della Prevenzione della corruzione – di tipo professionale improrogabile”. Allo scritto del 15 ottobre, intanto, si presentano 7 candidati su 9. I due assenti decadono e la Commissione (presieduta dal dirigente regionale Peter Bieler e completata dai professori Rupert Limentani e Margherita Spaini, quest’ultima in sostituzione della dimissionaria Normanna Tresoldi), vagliati gli elaborati, individua i tre ammessi all’orale, programmato per il 20 ottobre.

“Firmate le prove!”

Sullo scritto affiora però la seconda criticità registrata nella verifica. Nelle “Informazioni per il corretto svolgimento della prova”, consegnate ai partecipanti, si legge che “tutte le pagine componenti il presente documento devono essere firmate in calce dal candidato”. Per Ferro, la scelta di chiedere la sottoscrizione “pare contraddire ai basilari principi di anonimato delle procedure selettive, utili a garantire – in radice – parità di trattamento in sede di correzione degli elaborati”. Tanto che dall’analisi dei compiti svolti “emerge come solo taluni di questi riportino tratti di correzione a matita riconducibili alla Commissione”.

Orali “a porte chiuse”

All’orale, la candidata che lo ha richiesto sostiene la prova tramite la piattaforma Zoom. Consegue il punteggio più alto (35 punti) e gli altri due si piazzano alle sue spalle. La documentazione interna rileva l’assenza dell’adozione di opportune cautele per lo svolgimento della prova “da remoto”. Inoltre, la Responsabile della Prevenzione della corruzione non trova evidenza per cui la prova orale si sia svolta “a porte chiuse”. Pur comprendendo le limitazioni derivanti dal periodo pandemico, ritiene che sarebbe stata necessaria la partecipazione, anche limitata, del pubblico, quantomeno ammettendo a presenziare gli altri candidati.

Le “azioni rimediali”

Inoltre – viene messo nero su bianco nella relazione conclusiva – sarebbe meritevole di verifica, da parte dei competenti uffici di Finaosta, se l’attribuzione dei punteggi relativi ai titoli, da parte della Commsissione (che si sommavano ai risultati delle due prove), sia avvenuta sempre a fronte di evidenze indicate e documentate dai candidati. A conclusione dell’analisi, Ferro ravvisa “la necessità di procedere” con una serie di “azioni rimediali e preventive, in parte già raccomandate” in appunti precedenti. Tra queste, la revisione delle procedure e dei regolamenti interni in relazione alla selezione e gestione del personale, per “ridurre al minimo i margini di discrezionalità gestionale / valutativa anche nel rispetto delle indicazioni della Regione”.

Inoltre, la previsione, in occasione di assunzioni, di “un tavolo tecnico, costituito di volta in volta, per la progettazione, in via indipendente, dell’avviso di selezione e del disciplinare della selezione, onde assicurarne la conformità” alle disposizioni di legge e alle procedure interne. Ancora, la previsione, sempre per il reclutamento di risorse umane, di “audit puntuali, a cura delle competenti funzioni aziendali, con risorse non facenti parte del tavolo tecnico” suggerito dalla Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza. Azioni per migliorare l’imparzialità del giudizio e l’equità di trattamento dei candidati (principi, tra l’altro, di derivazione europea), che nella fattispecie sarebbero state oggetto di “malgoverno”, con la palla, per la loro attuazione, ora nei piedi del Consiglio d’Amministrazione della società.

Lo “scambio” in Consiglio Valle

La vicenda – ma soprattutto l’esito dell’analisi interna – rende leggibile, più di quanto non fosse avvenuto al tempo, un dibattito in Consiglio Valle dello scorso 12 gennaio. In quell’occasione, il consigliere Stefano Aggravi della Lega VdA chiese, con un interpellanza, “se sia prassi nell’ambito delle procedure di selezione del personale delle società partecipate chiedere ai candidati di siglare, firmare le pagine delle prove scritte da questi sostenute”. Illustrando l’atto, l’esponente del Carroccio ricordò che “spesso diciamo che abbiamo la necessità di trovare dei soggetti competenti, che abbiano delle esperienze, che debbano essere valutati per quello che sono e non per chi sono” e che, alla luce di ciò, “è un po’ brutto trovare delle possibilità, nelle maglie, nei vuoti regolamentari, che possano permettere una sorta di influenza”.

Nel rispondere, l’assessore con delega alle partecipate Luciano Caveri, sottolineò che, a seguito di istruttoria dell’amministrazione regionale, una società, “cioè Finaosta, tanto per essere espliciti nella definizione, ha precisato di avere effettuato le procedure di selezione in conformità al proprio regolamento e operare con prove scritte nominative, quindi con la possibilità identificativa, sin dal 2015. Quindi, nel caso di Finaosta sono molte procedure che hanno previsto questa sigla sulla prova, mentre un’altra, Aosta Factor, ha evidenziato una sola procedura ed è stata espletata utilizzando le modalità di cui al suo quesito”.

La revisione delle norme

Caveri aveva comunque riconosciuto la necessità di tornare sulla questione “e, come dire, il luogo più adatto è sicuramente la revisione della legge 20/2016” (sul rafforzamento dei principi di trasparenza, contenimento dei costi e razionalizzazione della spesa nella gestione delle società partecipate dalla Regione). Il nuovo testo normativo, frutto della rivisitazione, è stato nel frattempo approvato dalla Giunta e poi trasmesso al Consiglio Valle, all’inizio di aprile. La necessità di ricomporre le commissioni, a seguito dell’abbandono della maggioranza del consigliere Pierluigi Marquis, appare averne rallentato però l’iter e ad oggi non è ancora stato calendarizzato per l’esame in aula.

I “presidi al rischio”

Se la nuova legge potrà servire per il futuro, il passato resta oggetto di valutazione del Giudice del lavoro, di cui maggio porterà l’esito (le proposte di ripetizione della prova non hanno comunque incontrato la conciliazione della finanziaria), e del giudizio, di cui si conosce già la severità, del Responsabile interno della Prevenzione della corruzione e della trasparenza. Parlando proprio di Finaosta, in aula, il consigliere Aggravi auspicò “che nel percorso di riassetto della società si comprenda anche cosa deve cambiare e che cosa si deve fare”, tenendo conto “che non ci devono essere dei lacci e dei lacciuoli, ma ci devono essere presidi al rischio e, soprattutto, presidi a delle tentazioni che non fanno bene agli enti pubblici, perché fanno male a qualcuno”. Ed anche, non è difficile da aggiungere, alla Valle d’Aosta.

La reazione di Finaosta

A seguito del servizio pubblicato da Aostasera sulla selezione del dirigente, Finaosta ha diffuso nel corso del pomeriggio di oggi, venerdì 29 aprile, una nota per comunicare che “si riserva ogni valutazione e replica in esito al giudizio in corso dinnanzi al Tribunale di Aosta, non ritenendo opportuno esprimere alcuna considerazione in pendenza del predetto giudizio e per rispetto dell’attività in essere dell’organo giudicante”.

Una risposta

  1. Grazie Stefano per il tuo intervento…

    il consigliere Stefano Aggravi della Lega VdA chiese, con un interpellanza, “se sia prassi nell’ambito delle procedure di selezione del personale delle società partecipate chiedere ai candidati di siglare, firmare le pagine delle prove scritte da questi sostenute”.

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