Cronaca di Silvia Savoye |

Ultima modifica: 13 Dicembre 2019 20:30

Inchiesta Egomnia: “connubio politico-criminale ben radicato nel tessuto sociale”

Aosta - Nell'annotazione dell'inchiesta "Egomnia", depositata dal Pm Valerio Longi, nell'udienza di Geenna di ieri, gli inquirenti rilevano come alla luce anche di precedenti indagini “il volere elettorale del locale ha condizionato gli ultimi decenni della storia politica valdostana".

La piccola folla di curiosi di fronte a Palazzo regionale

Cosa chiedeva o si aspettava in cambio la “locale” dai candidati che ricevevano il proprio appoggio? “denaro o altra utilità per gli associati o per soggetti contigui al sodalizio”.

Un meccanismo ben chiaro ad ogni candidato, come spiegano gli inquirenti nell’annotazione dell’inchiesta “Egomnia”, depositata dal Pm Valerio Longi, nell’udienza di Geenna di ieri.  ”Ogni candidato dimostra di comprendere che per ottenere una cospicua approvazione deve per forza far riferimento al sodalizio criminale”.

Quest’ultimo si trova in una “situazione predominante verso i politici ed in tale posizione ha la possibilità di sceglier chi appoggiare o se rifiutare l’aiuto ai candidati”. Sarà il caso, come si è visto dell’ex Presidente Pierluigi Marquis. “Ascolta, cioè.. ti dico chi c’è, c’è Marquis che ti vuole conoscere” dice una persona a Marco Fabrizio Di Donato invitandolo a raggiungerlo in un bar di Aosta perché l’ex Presidente vuole conoscerlo. “Ma si ma puoi capire, non me ne frega un cazzo delle votazioni” risponderà Di Donato liquidando l’interlocutore.

“In tale condizione la promessa di procurare voti ha un valore maggiore, vista la discrezionalità che il locale ha nella scelta dei candidati, con conseguente tacita accettazione dell’impegno del sodalizio a procurare voti”. Gli inquirenti rilevano, quindi, come alla luce anche di precedenti indagini “il volere elettorale del locale ha condizionato gli ultimi decenni della storia politica valdostana, creando un connubio politico-criminale ben radicato nel tessuto sociale”.

Per questo, i politici già sostenuti in passato dalla locale e i vertici di quest’ultima, non hanno bisogno ogni volta di rinnovarsi la promessa di “preferenze elettorali da una parte e l’accettazione dall’altra in quanto il patto è oramai consolidato”.

I candidati invece che “non si sono mai avvalsi dell’appoggio elettorale del locale hanno cercato direttamente o per tramite di terzi, di mettersi in contatto con gli esponenti dell’associazione criminale per giovarsi delle preferenze elettorali che questa è capace di convogliare sui candidati da loro scelti”.

Oltre al presunto sostegno elettorale a Antonio Fosson, Stefano Borrello, Laurent Viérin, Luca Bianchi e Renzo Testolin, Marco Sorbara e “in parte” ad Augusto Rollandin, gli inquirenti ricostruiscono nell’annotazione un episodio che ha avuto per protagonista il consigliere di Uvp, all’epoca dei fatti assessore all’Agricoltura, Sandro Nogara.

La vicenda ruota ancora una volta attorno a Giuseppe Petullà (emerso nelle carte di Geenna, ma che non è indagato) “soggetto vicino ad esponenti del locale di Aosta quale Antonio Raso e Marco Fabrizio Di Donato, da sempre politicamente legato all’ex senatore ed ex assessore regionale Antonio Fosson”.

Gli inquirenti spiegano che lo stesso ha “lavorato moltissimo per aiutare ad assemblare la lista facente capo ad Antonio Fosson ed ha fatto campagna elettorale tanto per Fosson quanto per Borrello”. L’uomo, inoltre, ha “rapporti confidenziali, con un altro soggetto di origine calabrese dall’altissimo peso specifico” che “ha contatti con “Laurent Viérin e Alessandro Nogara”.

Ed è proprio a quest’ultimo che Petullà si rivolgerà per trovare un posto di lavoro ad un parente, facendogli recapitare un curriculum “premurandosi di renderlo riconoscibile in quanto su un lato c’era scritto Petullà”. In una telefonata intercettata con la moglie, Petullà dopo aver incontrato Nogara spiega: “lui comunque mi ha detto che… pensa che entro 15 giorni come mi aveva detto allora che magari lo chiamano lì al Casinò.. un altro posto dove… e nò è via per fare…no dei…”.

Pochi giorni prima delle votazioni del maggio 2018, a Petullà arriva una chiamata da parte della segreteria di Nogara nel corso della quale viene prospettata all’uomo la possibilità di un’assunzione del parente al Grand Hotel Billia “qualora lo gradisse, altrimenti avrebbe cercato qualcos’altro”. Accettando la proposta Petullà fa consegnare a Nogara un “messaggio criptico” ovvero “che il ragazzo si sta dando da fare per lui e quindi di stare tranquillo”. Parole che per gli inquirenti non lasciano spazio a dubbi: “Petullà ringrazia e tranquillizza Nogara che farà campagna elettorale a suo favore”.

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