Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 25 Giugno 2018 18:05

La Corte dei conti “rimanda a settembre” la Regione in materia di partecipazioni

Aosta - Pubblicata la deliberazione con cui la Sezione di controllo giudica “non conforme alle prescrizioni” il provvedimento, adottato dal Consiglio Valle nel settembre 2017, di ricognizione delle quote detenute direttamente e indirettamente dalla Regione.

La ricognizione delle partecipazioni detenute direttamente e indirettamente dalla Regione, approvata dal Consiglio Valle il 21 settembre 2017, “non è conforme alle prescrizioni” del “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”. A metterlo nero su bianco è la Sezione di controllo della Corte dei conti, che in una deliberazione pubblicata venerdì scorso, 22 giugno, oltre a muovere tale rilievo, invita l’amministrazione regionale “ad assumere le iniziative necessarie per superare le criticità riscontrate”, nell’ambito del “piano periodico di razionalizzazione” da adottare in materia.

Le “bacchettate” – che giungono dopo l’altra “stroncatura” recente della magistratura contabile, sull’operazione tra Regione ed Heineken Italia (sulla quale si registra oggi l’apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica) – riguardano più aspetti dell’atto con cui la massima assise di piazza Deffeyes ha deciso su 31 partecipazioni, stabilendo di mantenerne senza razionalizzazione alcuna 27, di alienarne 3 e di mantenere la quota in “Struttura Valle d’Aosta s.r.l.”, “subordinandola all’adozione di un piano di razionalizzazione per il contenimento dei costi”.

La finalità del Testo unico sulle partecipate, legge dello Stato dal 2016, è “accrescere il livello di responsabilizzazione del socio pubblico”, spingendolo a contenere le quote in varie società, nell’ottica di “porre un argine contro le ricadute negative sui bilanci pubblici, determinate dai deficit gestionali” di numerose controllate. Il primo appunto che emerge dalla verifica della Sezione di controllo, di cui è estensore il presidente Giuseppe Aloisio, è proprio che per otto partecipazioni non siano state immaginate azioni di contenimento o di alienazione, mentre ne sussisterebbero le condizioni, e che sette di queste non siano nemmeno state inserite nel provvedimento di ricognizione.

Nel nucleo rientra la “Banca di credito cooperativo valdostana S.C.” (con partecipazione indiretta, allo 0,01474 %). Al riguardo, la magistratura contabile indica come “tranciante” la disposizione che, dall’inizio di quest’anno, “consente le partecipazioni pubbliche in istituti di credito nelle sole ipotesi di ‘società bancarie di finanza etica e sostenibile’, categoria nella quale non è ricompresa” quella presieduta da Davide Adolfo Ferré.

Passando all’esame delle ventisette partecipazioni di cui il provvedimento regionale prevede il mantenimento “tout court”, i giudici contabili annotano che, per la “Autoporto Valle d’Aosta SpA”, l'attività svolta, definita "analoga o similare” a quella di “Struttura Valle d’Aosta s.r.l.” (la valorizzazione di patrimonio immobiliare, ndr.), configura una circostanza che avrebbe dovuto condurre a decidere diversamente. Illegittima, ancorché immotivata, è poi l’assenza di interventi sulle quote in “R.A.V.-Raccordo Autostradale Valle d’Aosta SpA” e nella “Società Autostrade Valdostane SpA”, alla luce del fatto che svolgono “attività analoghe” (la gestione di due diversi tratti dell’A5).

Alla stessa conclusione, e con ragioni analoghe, la Corte dei Conti giunge per sei soggetti esercenti impianti di risalita nei principali comprensori della regione (“Cervino SpA”, “Courmayeur Mont Blanc Funivie”, “C.M.B.F. SpA”, “Funivie Monte Bianco Spa”, “Funivie Piccolo San Bernardo SpA”, “Monterosa SpA” e “Pila SpA”). Peraltro, l’eventuale razionalizzazione avrebbe “consentito di porre un argine ai costanti risultati d’esercizio negativi” delle Funivie Piccolo San Bernardo SpA e della Monterosa SpA.

Sulle due società di scopo “Complesso Ospedaliero Umberto Parini-COUP Srl” e “Nuova Università Valdostana-NUV Srl” viene osservata la contraddittorietà di un mantenimento della partecipazione senza interventi di razionalizzazione, con la contestuale disposizione di una “verifica della fattibilità” degli stessi, “nelle forme della fusione per incorporazione, o della creazione di una New.Co, o ancora dell’internalizzazione regionale”.

Dubbi ancora maggiori” suscita nella Sezione di controllo l’assenza di variazioni sulle partecipazioni in “Progetto formazione s.c.r.l.” e in “Sima spa” (la seconda nata nell’ambito dell’operazione Heineken, ndr.): la Regione avrebbe dovuto intervenire vista l’assenza, in entrambi i casi, delle finalità per le quali sia consentita la detenzione di quote da parte di un soggetto pubblico.

Anche per la prosecuzione della presenza pubblica nel capitale di “Struttura Valle d’Aosta”, subordinata all’adozione di un piano di razionalizzazione per il contenimento dei costi, la Sezione di controllo lamenta “l’assenza di sostanziali motivazioni” e sottolinea, a seguito dell’esame degli atti, “la presumibile sussistenza di molteplici problematiche, che hanno determinato l’avvio di un’autonoma istruttoria, di imminente definizione”.

Ancora, le alienazioni di “S.I.T. Vallée Soc. Cons. a.r.l.”, “Air Vallée SpA” e “Regional Airport SpA” sarebbero state deliberate da “un organo incompetente”, considerando che la legislazione regionale assegna espressamente tale competenza alla Giunta e non al Consiglio regionale. Infine, i giudici osservano come siano state “illegittimamente sottratte alla revisione straordinaria le società partecipate dalla Compagnia Valdostana delle Acque – C.V.A. S.p.A., di cui non è dato conoscere alcun elemento”.

Uscendo dallo specifico, la deliberazione della magistratura contabile si conclude annotando che “il Consiglio regionale non ha ritenuto di affrontare in termini più generali la necessità di contenimento dei costi di funzionamento, con riguardo a tutte le partecipazioni possedute” e, “anche sotto tale profilo, il provvedimento di ricognizione all’esame della Sezione non è immune da censure”. Insomma, se non è elegante chiamarla “bocciatura”, quanto meno la Regione appare come “rimandata a settembre” in materia di “partecipate”. I nuovi Consiglio e Giunta regionali non hanno ancora iniziato il loro cammino, ma nella loro agenda estiva una riga è già scritta.

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