Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 30 Settembre 2020 17:25

La stazione della Gdf di Entrèves intitolata al maresciallo che ha salvato la vita a tanti

Courmayeur - Da oggi, mercoledì 30 settembre, la caserma del Sagf di Courmayeur porta il nome di Marco Musichini, scomparso in servizio lo scorso gennaio. Alla cerimonia presente anche il Comandante generale delle Fiamme gialle.

La cerimonia ad Entrèves.La cerimonia ad Entrèves.

Nove mesi sono trascorsi da quando il maresciallo della Guardia di finanza Marco Musichini ha perso la vita, in un addestramento di scialpinismo sul Monte Rosso di Vertosan, lasciando famiglia, colleghi e amici nel dolore e nello sgomento, ma “se oggi, non solo in Italia, ma in diversi angoli del mondo, ci sono donne e uomini appassionati di montagna, scalatori esperti o semplici escursionisti, che continuano a gioire delle meraviglie della vita, che ancora possono donare un sorriso, una carezza, un abbraccio ai propri figli e alle persone che amano, è perché Marco si è battuto per loro”.

Sono le parole con cui il comandante generale delle “Fiamme gialle”, il generale di Corpo d’armata Giuseppe Zafarana, ha ricordato il militare durante la cerimonia di intitolazione al militare scomparso della stazione del Soccorso Alpino della Guardia di finanzia di Entrèves, svoltasi nella mattinata di oggi, mercoledì 30 settembre, alla presenza della moglie di Musichini, Chiara, e della figlia Melissa. Un atto voluto non solo per attestare “la riconoscenza, l’affetto e la gratitudine di tutte le Fiamme gialle e delle tante persone a cui Marco ha salvato la vita”, ma anche per un “omaggio che rendiamo a noi stessi, alle Fiamme gialle, alla comunità di Entrèves e alle future generazioni”.

“Perché un domani, anche in un futuro lontano, – ha continuato il Comandante generale – quando un giovane finanziere, armato di ideali, passione e speranza, varcherà la soglia di questa stazione e innalzando lo sguardo vedrà il nome di Marco; e poi, domandando, conoscerà la sua storia, allora egli saprà che prima di lui ci sono stati uomini a pronti a morire per amore del prossimo, disposti a sacrificare se stessi per onorare il giuramento prestato”. E “quando sarà lì, sulla sommità di quelle montagne, nei luoghi dove tutto è accaduto, allora un fremito gli scorrerà lungo la schiena”.

Alle parole del generale Zafarana hanno fatto eco quelle del colonnello Massimiliano Re, da poco al timone del Comando territoriale della Guardia di finanza della Valle d’Aosta. “Non ho mai conosciuto personalmente Marco, sono arrivato in Valle d’Aosta solamente un mese fa”, ha premesso l’ufficiale. “In questo breve periodo l’ho però incontrato più volte, negli occhi e nelle parole degli amici e dei colleghi che hanno avuto l’onore e il piacere di condividere momenti di vita con lui”.

L’ufficiale ha quindi ricordato Musichini come un “militare esemplare” e “un ragazzo generoso, altruista, sempre disponibile e pronto a regalare un sorriso, profondamente innamorato del suo lavoro e della montagna”. 42enne di origini laziali, Musichini (che i colleghi chiamavano “Music”, anglicizzando il suo cognome) era in servizio in Valle praticamente da quando si era arruolato. La passione per lo sci e le vette nel tempo erano diventata una sfida professionale, frequentando il corso da soccorritore e venendo destinato alla stazione che da oggi porta il suo nome.

Al funerale di Musichini, era stato proprio il comandante della stazione, il maresciallo aiutante Delfino Viglione, a ricordare il suo avvicinamento alla specialità: “è arrivato una decina di anni fa, ad Entrèves: ‘vorrei provare questa esperienza del Soccorso Alpino. Mi piace. Voi fate un lavoro che vi rende forti, sotto l’aspetto umano è molto sentito, date la vostra vita, il vostro servizio per gli altri’. Io gli dissi: ‘se te la senti, dovrai affrontare questo sacrificio con la tua famiglia, ti dovrà accompagnare’”.

Musichini, continuò il sottufficiale, riuscì perché “aveva una famiglia meravigliosa”. Quella che oggi era in prima fila all’intitolazione, assieme a quella del Sagf, di cui far parte – ha ricordato il generale Zaffarana – “significa donarsi per gli altri e servire con tutto se stessi il nostro amato Paese”. Perché, “le impronte lasciate dagli uomini valorosi, come recitava il Foscolo, ‘a egregie cose il forte animo accendono’”. Una certezza del Comandante generale cui si è accompagnata quella, definita “intima”, “che l’impronta di Marco continuerà a vivere nelle gesta di questa stazione” ai piedi del Monte Bianco, riferimento per il soccorso in caso di incidenti sulle montagne della Valle.

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