Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 13 Agosto 2019 16:02

Mercoledì 14, a Châtillon, i funerali della guida Federico Daricou

Aosta - Le esequie del 38enne si terranno nella chiesa parrocchiale di San Pietro, alle ore 15. Il rosario verrà recitato allle 20 di oggi, martedì 13. Tra i tanti ricordi sui social, quello del collega Hervé Barmasse.

Federico DaricouFederico Daricou

Svolti gli atti necessari per l’inchiesta aperta dall’ufficio del pubblico ministero del canton Vallese, le autorità elvetiche hanno autorizzato il rientro in Italia della salma di Federico Daricou, la guida alpina morta sabato scorso, 10 agosto, in un incidente sul Grand Combin.

Le esequie del 38enne, iscritto alla Società delle guide del Cervino, si terranno domani, mercoledì 14 agosto, a Châtillon, paese ove risiedeva con la compagna e i due figli, nella chiesa parrocchiale di San Pietro. Il rosario verrà invece recitato alle 20 di oggi, martedì 13, nell’abitazione del defunto, in frazione Conoz.

Daricou, attorno alle 5 del mattino, era impegnato nella salita del Grand Combin assieme ad un cliente, il 28enne vercellese Nicolò Morano. Poco sotto il col Meitin, a circa 3.500 metri di altezza, una scarica di sassi, staccatasi mentre infuriava un violento temporale, li ha colpiti, uccidendo sul colpo il più giovane dei due e ferendo gravemente la guida.

Nonostante le difficoltà Daricou, che era anche tecnico del soccorso, è riuscito ad allertare i colleghi valdostani, fornendo la posizione esatta. Vari tentativi in elicottero, sia dalla Valle, sia da parte di “Air Glaciers” che opera in zona, sono stati rallentati dal maltempo. Daricou è stato raggiunto e portato all’ospedale di Sion quasi sei ore dopo l’incidente. Poco dopo, è morto per le conseguenze dei traumi riportati.

La morte del ragazzo, benvoluto da tutti e ricordato per il suo sorriso e la sua preparazione, ha suscitato un’ondata di commozione in Valle. Da sabato pomeriggio, sui social si sono moltiplicati i ricordi e i messaggi di cordoglio. In uno di questi, l’alpinista Hervé Barmasse sottolinea l’esistenza di “rischi più grandi della montagna che non tutti gli uomini hanno il coraggio di affrontare”.

“Ad esempio – continua il post – quello di non cercare il senso della nostra esistenza, del nostro cammino; aver paura di vivere di amore e passione che per Federico erano la sua famiglia e il mestiere di Guida Alpina. Un lavoro che non regala sicurezza economica, ma il sorriso e gli occhi che brillano, gli stessi che quando incrociavi Federico per strada, come in cima al Cervino, ti coglievano sempre un po’ impreparato”.

Commenta questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>