Mont de La Saxe, con il freddo la frana rallenta la sua accelerazione

Lo scorso weekend 240 prenotazioni sono state dirottate su altre strutture del territorio. "Gli effetti ci saranno a lungo termine se alcune attività saranno costrette a riaprire a luglio come l'anno scorso".
Cronaca

Il giorno tanto atteso, anche ieri, si è risolto in un ‘niente di fatto’. La frana del Mont de la Saxe continua il suo moto, un po’ alla volta, lasciando immutati gli interrogativi sulla sua tenuta.

Una situazione ben raccontata dai numeri: un volume stimato dai 265mila ai 400mila metri cubi che si sposta a valle alla velocità di un metro e venti al giorno, con una accelerazione crescente rilevata da fine marzo e culminata nei giorni tra il 10 e il 12 di aprile.
La Protezione Civile è sempre in massima allerta, grazie anche all’allestimento, all’interno del palazzo comunale di Courmayeur, di una vera e propria centrale di monitoraggio che 24 ore su 24 controlla i movimenti dalle frana attraverso le telecamere.

E proprio attraverso queste telecamere, poco dopo le 15.30 di oggi, si ha avuto l’impressione del crollo quando una fitta coltre di polvere ha invaso le riprese, con una nube che si spostava velocemente verso il fiume. Allarme rientrato subito: il polverone è stato sollevato soltanto dalle forti raffiche di vento che questo pomeriggio hanno lambito Entrèves e Courmayeur.

Una situazione di stallo che lascia ancora molte incognite: “La frana oggi ha leggermente rallentato la sua accelerazione – ha spiegato il Dirigente alle attività geologiche della Regione Davide Bertolo – anche se questo fattore è dovuto al lieve abbassamento delle temperature, anche se scende comunque ad un metro e venti al giorno e soltanto nella giornata di ieri si sono verificati 180 crolli di piccola entità”.

Nel frattempo cresce anche l’attenzione ed il numero dei volontari regionali della Protezione Civile impegnati, che sono passati da 232 a 250 complessivi (in gruppi da 20-25 per turno su due turni al giorno di 12 ore ciascuno) solamente da ieri a oggi, e che controllano ogni minimo spostamento anche attraverso la tecnologia. È stato utilizzato infatti in questi giorni, e verrà probabilmente utilizzato ancora, un drone la cui missione è quella di sorvolare la zona per mappare ogni movimento e riuscire a calcolare la reale portata della volumetria della frana.

Mentre l’onda lunga della frana del Mont de La Saxe tiene Entrèves e i volontari della Protezione Civile sempre in allerta la situazione a Courmayeur appare invece completamente differente. Il paese è infatti ben popolato e non mancano i turisti, in prevalenza inglesi e francesi.

Sensazione di distanza abbastanza generalizzata, come l’impressione che per gli abitanti di Courmayeur il pericolo della frana non influisca granché sulla quotidianità del paese, neanche a livello turistico o economico: “Non credo ci siano ripercussioni a Courmayeur sull’attività turistica – spiega un abitante del luogo – anche perché ci stiamo avvicinando alla bassa stagione. Noi non abbiamo visto le grandi differenze che di certo ha sentito chi vive ad Entrèves, chi ci lavora e chi lavora al traforo. Gli effetti ci saranno a lungo termine se alcune attività saranno costrette a riaprire a luglio come l’anno scorso, e per chi in questa settimana avesse progettato di andare a fare una passeggiata in Val Ferret, ora chiusa ”.

Opinione comune, come ci spiega un altro abitante di Courmayeur, non senza qualche vena polemica: “Il danno grosso lo vivono gli operatori e la gente che è stata evacuata, ma qui ci si chiede spesso perché questo allarme così forte si amplifichi così tanto proprio appena finisce la stagione sciistica”. E non solo: “A volte è difficile capire – ci spiega un’altra ragazza – per quale ragione una persona venga sfollata e un’altra che abita a poche decine di metri invece no”.

Qualche cambiamento a livello turistico comunque ci sarà, anche perché la settimana di Pasqua è una logica occasione per aumentare le presenze dei turisti. Dai dati del Comune di Courmayeur, comunque, sono risultate ben 240 le prenotazioni turistiche in strutture ricettive per il weekend dall’11 al 13 aprile dirottate su altre strutture.

Nella preoccupazione invece di chi vive ad Entrèves, e percepisce l’insicurezza della situazione, c’è anche chi non si scompone: “Quella frana è lì da 140 anni – ci spiega un signore dalla folta barba bianca – e non è arrivato mai un solo sasso nel fiume. E continuerà così, si affloscerà un po’ e non cadrà neanche questa volta”.
 

 

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