Omicidio Tealdi: Abreau confessa l’omicidio dopo la messa in carcere

L'uomo durante la messa della sera di Natale che il vescovo di Aosta ha tenuto in carcere, ha confessato tutto. Ha detto di essere stato lui a uccidere il pizzaiolo e che il suo connazionale, Victor Manuel Seijas Cuevas, ha solo preso parte alla rapina.
Armando Tealdi
Cronaca

‘Non posso più vivere con questo rimorso, è un peso troppo grande che mi porto dentro’‘, ha detto Cristian Candelario Abreu, di 32 anni, dominicano, condannato all’ergastolo il 15 ottobre scorso per l’omicidio di Armando Tealdi, il quarantenne pizzaiolo di Fénis, trovato morto nella sua abitazione il 27 dicembre del 2009.

L’uomo, durante la messa della sera di Natale, che il vescovo di Aosta, Giusppe Anfossi, ha tenuto in carcere, ha confessato tutto. Ha detto di essere stato lui a uccidere il pizzaiolo e che il suo connazionale, Victor Manuel Seijas Cuevas, di 25 anni, avrebbe solo partecipato alla brutale rapina, ma non avrebbe ucciso l’uomo. Anche lui, infatti, è stato condannato all’ergastolo.

Il dominicano ha poi avuto un lungo colloquio privato con il Vescovo, poi ha chiesto di poter verbalizzare la sua confessione. In tutto tre pagine ora al vaglio degli inquirenti. ‘Sono stato io a stringere al collo di Armando il cavo del computer – scrive l’omicida in un lettera inviata al suo difensore, Stefano Moniotto. –  Non riuscivo a tenerlo fermo, allora ho stretto fino a quando non ho sentito che le sue forze cedevano. Il mio amico Victor era presente, ma no ha fatto nulla se non partecipare alla rapina. Quando lui ha lasciato la casa  con l’auto di Armando ho cercato di rianimarlo. Ma non c’è stato nulla da fare’‘. L’uomo poi chiede perdono ai familiari della vittima per il suo terribile gesto, del ‘suo errore irrecuperabile’, come lo definisce lui stesso.

L’omicidio era avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 dicembre dello scorso anno: i due dominicani erano rientrati a Fénis, a casa di Abreu,  dopo una serata a bere birra al pub Caraibe di Saint-Christophe, e all’alba si erano recati nella casa della vittima, lo avevano legato e picchiato brutalmente per farsi consegnare l’incasso della giornata (circa 700 euro), e alla fine lo avevano strangolato con un cavo del computer. Pochi giorni dopo, il 31 dicembre, i carabinieri li avevano arrestati. Durante le successive indagini si sono autoaccusati dell’omicidio.

Ora, questa confessione potrebbe dare una svolta importante, soprattutto per quando riguarda la posizione di  Cuevas, al processo d’appello.

 

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