Pugno all’operatore della cooperativa, 22enne condannato

È stato processato oggi, martedì 28 maggio, il migrante della Guinea Bissau arrestato lo scorso 2 maggio dopo aver colpito un dipendente de “La Sorgente”, nei pressi della sede di via Binel, ad Aosta.
La struttura de La Sorgente in via Binel
Cronaca

“Ha iniziato a urlare, mandando a quel Paese tutti. Io gli ho detto ‘adesso basta, esci fuori’. Poi, si è scagliato su di me. Mi ha dato un pugno sul naso”. L’operatore della cooperativa sociale “La Sorgente” ricorda bene i fatti dello scorso 2 maggio, con protagonista un 22enne della Guinea Bissau, arrestato dalla Volante della Polizia poco dopo l’episodio e condannato oggi, martedì 28, dal giudice monocratico Marco Tornatore, ad un anno di carcere e 2000 euro di multa, per lesioni e danneggiamenti.

Dal testimone, che ha ripercorso l’accaduto al processo, l’imputato era stato notato poco prima: “dormiva sul divano, all’interno della struttura” di via Binel ad Aosta, anche se “da un anno e mezzo era fuori dall’accoglienza”. Il dipendente si occupa di manutenzione e la coordinatrice ad un certo punto gli chiede di “controllare una porta laterale”, perché scardinata dal 22enne il giorno prima. È nei pressi di quell’ingresso che il giovane va in escandescenza e colpisce.

Il pm Luca Ceccanti, nel chiedere una condanna a nove mesi per il migrante, ha ribadito come l’imputato “sia stato trovato a breve distanza di tempo sul luogo dell’arresto” e, in una “versione corroborata da altra testimonianza”, la “persona offesa ha dichiarato di aver ricevuto un pugno” (la prognosi valutata in Pronto soccorso era stata di dieci giorni).

A difendere il giovane della Guinea Bissau era l’avvocato Oliviero Guichardaz, che ha contestato il danneggiamento dell’ingresso, chiedendo l’assoluzione sul punto, perché negli atti processuali “si legge che dopo i pugni avrebbe scardinato la porta, mentre i racconti dicono che era già rotta, verosimilmente il giorno prima”. Relativamente, invece, alle lesioni, “contestate in forma non aggravata”, rientrerebbero “nella competenza del giudice di pace” e, per questo, il difensore ha invocato la pena minima.

A quanto era emerso all’indomani dell’arresto, il 22enne era titolare di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, scaduto nel frattempo (ma ancora rinnovabile). Dopo un periodo di lontananza dalla cooperativa era tornato di recente, come nel pomeriggio prima dell’arresto.

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