Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 7 Giugno 2019 9:29

Sesso in stazione, ma arriva la Polizia: coppia condannata

Aosta - Ad un valdostano di 44 anni e ad una 38enne di origini romene sono stati inflitti quattro mesi di reclusione ognuno per atti osceni in luogo pubblico. Il 25 luglio 2017 una donna aveva sentito i gemiti ed avvisato gli agenti.

Lei e lui. Lui e lei. Travolti dalla passione. È un romanzo del 2016, uscito per una di quelle collane popolari che tanto fanno sognare chi vive un’esistenza ordinaria e chissà se i due protagonisti del processo celebrato stamane al Tribunale di Aosta lo avessero letto. Chissà anche se, nel momento in cui i “bollenti spiriti” hanno bussato alle loro porte delle loro menti, in quella torrida estate di due anni fa, avessero pensato che sarebbe finita con una condanna per atti osceni in luogo pubblico.

Al centro della vicenda, ed imputati nell’udienza di oggi, un valdostano di 44 anni e una 38enne di origini romene, residente in Italia, per quanto senza fissa dimora. Ad ognuno sono stati inflitti, dal giudice monocratico Maurizio D’Abrusco, quattro mesi di reclusione. È il mattino del 25 luglio 2017, quando una ragazza entra nei servizi della stazione di Aosta. Dalla cabina accanto alla sua sente dei gemiti ed altri suoni che ritiene inequivocabili. Uscendo, s’imbatte in una pattuglia della Polfer in servizio nello scalo, che, notato il suo stato d’imbarazzo, le chiede cosa fosse accaduto.

La donna, sui venticinque anni, lo spiega e il resto del racconto è rivissuto in aula attraverso la testimonianza di uno degli agenti intervenuti. I poliziotti vanno a controllare, accolti dalla stessa colonna sonora. Verificano che, per quanto si tratti del bagno delle Signore, nella cabina ci fosse una coppia, impegnata in un bisogno non esattamente individuale, e bussano alla porta, intimando all’uomo e alla donna di uscire. Non succede immediatamente, perché i due, spiega il testimone, tergiversano per rivestirsi.

Una volta fuori, la Polizia li identifica e scatta la comunicazione di notizia di reato alla Procura, che innesca l’azione penale. Il pm Carlo Introvigne chiede il rinvio a giudizio di entrambi e si arriva all’udienza di oggi. L’accusa chiede un anno di carcere a testa, perché contesta i fatti con l’aggravante di averli commessi “in luogo abitualmente frequentato da minori”. È l’unica fattispecie di atto osceno rimasta perseguibile penalmente, dopo una riforma del 2016 (le altre sono oggi punite con una sanzione amministrativa).

Per la difesa degli imputati non è però quello il caso, sia perché quell’“abitualmente” è interpretato come indicativo di posti prevalentemente frequentati da bambini e ragazzi (i pressi di una scuola, un parco pubblico), sia perché gli avvocati sostengono che i loro clienti abbiano comunque assunto delle “cautele” (come chiudere la porta). Viene quindi chiesta l’assoluzione, vista la depenalizzazione dell’ipotesi di reato. Linea non condivisa dal giudice, che applica il minimo della pena, ma condanna. Insomma, coito interrotto dalla Polizia, processo e sentenza di colpevolezza: nell’album dell’estate 2017, per i due, quel mattino in stazione non resterà una “fotografia” memorabile.

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