Cronaca

Ultima modifica: 20 Giugno 2019 17:04

“Soluzione lampo” della rapina al minimarket: ecco com’è stata possibile

Aosta - Il “film” di quanto accaduto sabato scorso, e dei momenti successivi, è stato “srotolato” oggi in una conferenza stampa in Questura. Cruciali la freddezza del negoziante e la successiva lettura di alcuni dettagli da parte della Squadra Mobile.

Conferenza stampa QuesturaIl commissario capo Cognigni (dx) e l'ispettore superiore Tosetti in conferenza stampa.

Sono due i fattori che hanno reso possibile “chiudere il caso” della rapina di sabato 15 giugno al minimarket “La bottega” di via Saint-Martin-de-Corléans, ad Aosta, in meno di dodici ore. Il “film” dell’accaduto, e dei momenti immediatamente successivi, è stato “srotolato” in una conferenza stampa tenuta stamane in Questura dal commissario capo Eleonora Cognigni, capo della Squadra Mobile, ufficio che ha individuato le due persone in carcere con l’accusa di rapina aggravata, Paolo Formento (32 anni) e Devid Mex (22).

Cruciale, per la positiva evoluzione delle indagini, è stata indubbiamente la freddezza (non disgiunta da una discreta dose di scaltrezza) del titolare del negozio. Vistosi minacciare, alle 18.20 circa, con una pistola da un rapinatore che indossava un passamontagna scuro (nella ricostruzione degli inquirenti, Mex) ha nutrito dei dubbi sull’arma. A quel punto, malgrado avesse una somma ben più elevata in cassa, ha consegnato solo una “mazzetta” di banconote da 10 euro, per un totale di 150 euro.

Il giovane, verosimilmente non resosi conto dell’altro denaro, è uscito dal negozio, dove lo aspettava un complice (secondo gli inquirenti, Formento) a bordo di una Yamaha TD 850. Ed è qui che, per la seconda volta, l’istinto del commerciante si rivela decisivo. In un attimo in cui molti sarebbero rimasti pietrificati dalla paura, non solo segue il rapinatore mentre esce dal negozio, ma quando lo vede salire sulla moto scatta una foto con il telefono cellulare.

Viene dato l’allarme e sul posto, oltre alla grandinata che si abbatte su Aosta attorno alle 18.25, arrivano la Volante e la Scientifica, seguita dalla Mobile, visto il tipo di reato. Da qui, la differenza la fa la lettura di alcuni dettagli da parte degli investigatori di corso Battaglione. Dalla fotografia, i poliziotti si accorgono che la targa e la marca della moto sono state coperte con del nastro adesivo.

Ai loro occhi significa che il mezzo è di proprietà di uno degli autori (se fosse stato rubato, che bisogno ci sarebbe stato della contraffazione, sarebbe bastato abbandonarlo poco dopo). È l’indicazione di cercare vicino, perché il responsabile sarebbe verosimilmente tornato a casa. Gli uomini disponibili vengono sparpagliati in città e una pattuglia, un’oretta dopo, nota Formento dalle parti della sua abitazione, in un quartiere non lontano dall’attività rapinata. Ha in mano un casco che risalta per essere simile a quello finito nell’immagine “catturata” dallo smartphone.

Poco dopo, siccome a sorridere agli inquirenti – a volte – è anche un pizzico di fortuna, spunta pure Mex a bordo di una moto (che, in seguito, risulterà essere sua). Gli agenti non possono non notare il nastro isolante ancora sul lato posteriore. Si accorgono anche che i due sono ancora visibilmente bagnati, segno che erano in giro al momento della grandine. Quando i due capiscono che sta per scattare la perquisizione, consegnano spontaneamente i caschi e la pistola. E’ la resa. Gli trovano anche i 150 euro, che sono già stati restituiti al legittimo proprietario.

I dubbi del negoziante si rivelano fondati: l’arma era una “scacciacani” di libera vendita. Non spara un proiettile, ma emette una fiammata, che in caso di uso da vicino può ustionare. Il resto è storia recente, con l’interrogatorio di convalida (in cui i due rimangono in silenzio davanti al Gip del Tribunale) e le porte del carcere che restano chiuse, in ragione del rischio di ripetizione del reato (e anche dei rispettivi precedenti, con Mex che era sottoposto a regime di sorveglianza speciale).

In Questura, bocche cucite sulle indagini per la rapina del sabato precedente, alla farmacia di corso Ivrea. I punti in comune (il giorno della settimana, l’ora, l’arma ed un mezzo a due ruote, per quanto diverso) sulla carta esistono, ma nessuna pista è esclusa. Per quel caso, fruttato un bottino superiore ai 5mila euro (elemento che fa presupporre una maggior pianificazione, a differenza di sabato scorso) esistono almeno tre testimoni tra personale e clienti, che avevano notato un’inflessione insolita nell’italiano parlato dal rapinatore.

La disponibilità della pistola recuperata rende ora possibili, tra l’altro, diverse comparazioni, ma il commissario capo Cognigni, gli occhi scuri sotto i capelli biondi stretti in un sobrio chignon, malgrado l’insistenza dei cronisti sorride diplomaticamente e si limita ad un “accertamenti in corso”. Per ora, di certo, c’è solo che – viste le aggravanti contestate, tra le quali l’uso di armi – i due accusati per l’episodio di sabato scorso rischiano una pena che parte da 6 anni di carcere.

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